Ci siamo: lunedì 5 febbraio prende il via la grande stagione dei conti a Piazza Affari. Mentre un piccolo e saporito assaggio sul 2023 il mercato lo ha già avuto con Ferrari, che ha confermato il suo ruolo di star, la settimana si apre con il bilancio di una delle più importanti banche in Italia, Unicredit, mentre martedì sarà la volta di Intesa Sanpaolo.
Nel frattempo, in Europa il 30% delle società per capitalizzazione ha pubblicato i risultati del quarto trimestre. E, come sottolinea un report di Morgan Stanley, finora il 12% dei gruppi ha mancato le attese degli analisti sulle vendite, mentre il 2% sugli utili, un risultato così debole dell’utile per azione (eps) che non si vedeva da 8 anni, se l’andamento sarà confermato nelle prossime settimane.
MF-Milano Finanza è andata a guardare ricavi e profitti attesi dal consenso Bloomberg per il 2023 relativo a tutti e 40 i titoli del Ftse Mib (si veda la tabella), oltre al numero di giudizi buy (comprare), hold (tenere) e sell (vendere) degli analisti e il prezzo obiettivo medio per ciascuna azione. E’ emerso che Bloomberg stima ricavi per 749 miliardi circa nel 2023, con un calo del 5,7% anno su anno e utili per 77,8 miliardi, in aumento dell’8,6%. Se si va a guardare la variazione attesa sull’utile, in primo piano spicca il +147% di Bper Banca, a seguire il +87% di Iveco, il +85% di Buzzi, il +71% di Banco Bpm, il +53% di Banca Generali, il +53% di Intesa Sanpaolo, il +48% di Banca Mediolanum e il +46% di Unicredit.
Intermonte, invece, ha una stima più elevata sui risultati. Infatti, come racconta Alberto Villa, Responsabile Equity Research della Sim milanese, per il 2023 il monte utili complessivo per i titoli «sotto nostra copertura è atteso in crescita del 12,1% rispetto all’anno precedente a 85,4 miliardi di euro, mentre per i soli titoli del Ftse Mib gli utili attesi sono di 78,64 miliardi, in crescita del 12,5%». Questo, sottolinea poi Villa, è un «record assoluto e rappresenta una crescita di quasi il 90% rispetto agli utili riportati nel 2019, anno precedente alla pandemia».
Il livello di ricavi per il 2023, invece, è atteso a 884 miliardi, in leggero calo (-1,7%) rispetto all’anno precedente e per il Ftse Mib Intermonte si aspetta 772,9 miliardi (-1,9% anno su anno). Ne consegue un aumento dei margini per il 2023 «con un contributo importante da parte del settore bancario», spiega Villa.
Si prospetta una stagione «ricca di soddisfazioni», riprende Villa, con le società del Ftse Mib che «distribuiscono dividendi per 31,4 miliardi di euro, in crescita del 19,5% rispetto ai 26,3 miliardi distribuiti nel 2023 sugli utili 2022. Il dividend yield complessivo si attesta al 4,8% rispetto al 4,2% dello scorso anno». E ora, che che cosa dobbiamo osservare nei conti in uscita delle società? Per Intermonte il focus principale sarà «indirizzato sulle indicazioni prospettiche per il 2024, sia in termini di redditività che di generazione di cassa. Ovviamente, la fine dell’anno è anche il momento in cui il consiglio di amministrazione, chiamato ad approvare i risultati, propone la distribuzione del dividendo, che è dunque un altro elemento da considerare soprattutto per i titoli che appartengono a settori che pagano dividendi elevati, come finanziari e utilities».
Intermonte si aspetta tagli dei tassi da parte della Bce a partire dall’estate. Il movimento al ribasso si traduce in uno «scenario di mercato più favorevole per i settori sensibili come le mid & small caps, che vengono da performance deludenti nel 2023 proprio per il motivo opposto. Questo dovrebbe beneficiare anche i titoli esposti a tematiche legate alla sostenibilità e al cambiamento climatico che investono in progetti di lungo periodo», spiega Villa. Per i finanziari, l’attenzione si sposterà, «sui titoli esposti alle commissioni e alla gestione di patrimoni, rispetto a quelli maggiormente legati al margine di interesse», conclude l’esperto.
Fausto Artoni, co-fondatore e presidente di Impact Sgr, ritiene che, «se le ipotesi sui dividendi 2024 fossero confermate, ci potrebbe essere un dividend yield medio dell’8% sulle banche, cui aggiungere i buyback, alcuni dei quali sono già stati annunciati. Ci aspettiamo quindi ritorni importanti per gli azionisti». A trainare, i titoli finanziari. «Anche il settore assicurativo, che tratta a un rapporto prezzo/utile di circa 8 volte, basso rispetto alla media storica, dovrebbe pagare circa il 7% di dividendo sul prezzo attuale e gli asset manager il 6,5%. Se si pensa che il Btp decennale rende poco meno del 4%, questo rendimento da dividendi è certamente interessante», sottolinea il gestore.
Artoni ora è positivo sul settore finanziario, perché «almeno nella prima metà del 2024 la visibilità sugli utili è buona. Se i tassi dovessero scendere molto più rapidamente del previsto, la redditività dei bilanci sarebbe sotto pressione, ma attualmente vedo più una riduzione graduale, alcune spinte inflattive permangono».
L’altro macro-settore da tenere sott’occhio è quello di utility e infrastrutture che ha «un dividendo medio del 4,5%-6%, con una sensibilità ai tassi non marcata. È inoltre un ambito con buon andamento degli utili futuri» dato che le attività sono regolamentate. Un portafoglio ideale per Artoni è formato da «finanziari e utility, settori meno esposti all’andamento ciclico della macroeconomia».
A essere più incerti sono i settori auto e petrolifero. Le previsioni sui bilanci sono «buoni, i dividendi dovrebbero essere elevati ma non c’è grande visibilità sul 2024. Nel settore industriale invece ci sono occasioni interessanti guardando alle valutazioni con società che trattano nella parte bassa rispetto alla media storica».
Alcuni titoli in quest’area potrtebbero essere Amplifon, Diasorin, Brembo, anche Interpump. Infine, Ferrari, la fuoriclasse. Per Artoni, «un unicum, forse a livello mondiale. Il bilancio è stato buono, leggermente sopra le previsioni, con indicazioni sul 2024 perfino prudenti, ma la reazione di borsa è stata straordinaria, proiettando il titolo verso nuovi massimi. Il messaggio è questo: sulle eccellenze assolute il premio è immediato».
«Durante la recente tornata delle pubblicazioni del terzo trimestre 2023, i principali istituti di credito hanno sorpreso al rialzo, registrando crescite degli utili su tutti i titoli», interviene Gabriel Debach, market analyst di eToro. Bper Banca, Banca Generali e Mps, prosegue l’analista, «sono riuscite a riportare una crescita su base annua a tripla cifra. Nonostante ciò, le principali aspettative «si concentrano sulle prospettive future, con le banche europee che si trovano di fronte a un quadro più incerto. La spinta derivante dall'aumento dei tassi sta giungendo al termine e l'economia della zona euro sta flirtando con la recessione. A tutto questo si aggiunge la partenza non ottimale di alcune grandi banche europee. Bnp Paribas è crollata dopo aver riportato un utile in calo del 50% nel quarto trimestre e le previsioni per il 2025 riviste al ribasso».
Una storia simile si è verificata con Ing, con prospettive negative per il reddito da tassi d'interesse nel 2024 e «con il rendimento del capitale proprio che passa dal 14,8% nel 2023 al 12% nel 2024. Al contrario, Banco Santander ha stupito i mercati». Tuttavia, il settore continua a offrire «dividendi con rendimenti tra i più alti a Piazza Affari e per alcuni addirittura a doppia cifra», sottolinea Debach.
Gli investitori «potrebbero concentrarsi su alcune chiavi di lettura cruciali, in particolare, comprendere le proiezioni sui margini d'interesse, i tassi sui depositi e le indicazioni generali fornite dalle banche per il 2024». Allo stesso modo, sarà interessante la «composizione prevista dei ricavi futuri, poiché cambiamenti significativi in questo mix potrebbero avere impatti sulla redditività delle banche. Infine, sarà da osservare come le banche intendono utilizzare il capitale, tra dividendi e buyback», conclude Debach. (riproduzione riservata)