Lo shock dazi è costato caro a Piazza Affari. In tre giorni l’indice Ftse Mib ha perso il 14,5% (-18,3% il Ftse Italia all shares banks: si veda la tabella sotto). Ma nonostante i 1.924 miliardi andati in fumo in tutta Europa, il presidente statunitense, Donald Trump, è deciso ad andare avanti con la sua politica commerciale (la Casa Bianca ha smentito una pausa di 90 giorni), considerata una «medicina» necessaria. Ignora persino gli inviti a fermarsi da parte di chi lo ha sostenuto durante la campagna elettorale.
L’ultimo il miliardario americano, Bill Ackman, che ha lanciato un duro avvertimento: gli Stati Uniti si stanno avviando verso un «inverno nucleare economico auto-inflitto». Il fondatore di Pershing Square Capital Management, con un patrimonio personale di 9,3 miliardi nel 2024 secondo Bloomberg, ha avvisato domenica 6 aprile che «imponendo dazi pesanti e sproporzionati sia ai Paesi alleati sia a quelli rivali, e di fatto avviando una guerra commerciale globale, stiamo distruggendo la fiducia nella nostra nazione come partner affidabile nel commercio internazionale».
In questo quadro di grande incertezza, lo spread Btp/Bund è schizzato ieri nell’intraday fino al top da novembre 2024 a 127,4 punti base (118,6 in chiusura giovedì 3 aprile) e i credit default swaps a cinque anni dell'Italia a un massimo di 71,27 punti base (dai 56,83 sempre del 3 aprile). Nullo l'impatto di Fitch che venerdì 4 aprile ha lasciato invariato il giudizio sull'Italia a BBB con un outlook positivo. Del resto, in prospettiva, l'eventuale nuovo debito per finanziare le spese per la difesa potrebbe rappresentare un rischio in occasione dei futuri pronunciamenti delle agenzie di rating, già focalizzate sul debito monstre della terza economia della zona euro (2.980,5 miliardi di euro).
La prossima a esprimersi sul Bel Paese sarà venerdì 11 aprile S&P Global che attualmente ha un rating BBB e un outlook stabile. A seguire il 18 aprile Dbrs (BBB, positivo) e il 23 maggio Moody's (Baa3, stabile). Proprio quest’ultima ha avvertito ieri che i Paesi europei più colpiti dall'aumento dei dazi Usa saranno Italia, Irlanda, Slovacchia, Germania, Ungheria e Austria. «L’effetto varierà in modo significativo a seconda dei settori», ha sottolineato l'agenzia. Nell'Unione Europea, i settori automobilistico e delle bevande alcoliche «dovrebbero essere i più penalizzati poiché oltre un quinto delle esportazioni di questi prodotti è destinato agli Stati Uniti. La risposta dell'Unione Europea determinerà l'impatto complessivo sulle economie a seconda che vengano imposti o meno dazi di ritorsione», ha aggiunto Moody’s. L'Ue sta negoziando per ridurli, ma si prepara anche a reagire, soprattutto sui dazi al 25% sulle auto.
Rassicurazioni sono arrivate da S&P. Le società europee con un rating possono beneficiare di importanti fattori di attenuazione che dovrebbero consentire loro di gestire l'impatto diretto delle tariffe Usa del 20% e del 10% sulle merci provenienti, rispettivamente, dall'Europa e dal Regno Unito. Certo, ha ammesso S&P, il settore auto europeo (Stellantis -34,3% da inizio anno) subirà gli effetti più negativi insieme alle aziende del settore dell'alluminio e dell'acciaio, anch'esse soggette a una tariffa del 25%.
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