
Le grandi banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper Banca e Mps) hanno riportato un utile netto aggregato di 6,3 miliardi di euro nel quarto trimestre del 2023, in aumento del 62% su base annua. +38% escludendo il rilascio degli accantonamenti legali e l'impatto fiscale positivo nel caso di Mps e i costi di ristrutturazione nel caso di Bper, così come gli accantonamenti per la Russia. Mentre per l'intero esercizio 2023 l'utile netto aggregato è stato di 22,1 miliardi di euro, in aumento del 73% su base annua o del 57% su base annua escludendo le voci straordinarie.
Leggi anche:
«I risultati del 2023 sono stati supportati da ricavi più elevati, un buon controllo dei costi e minori accantonamenti per perdite sui crediti, portando a un rendimento medio del capitale, Roe, del 14,5% nel 2023, in aumento rispetto al 7,7% nel 2022», sottolineano in una nota Andrea Costanzo, vice president-European, ed Elisabeth Rudman, managing director, head of global FIG di Dbrs Morningstar. In particolare, proseguono, gli utili operativi hanno beneficiato di un maggior margine di interesse, delle commissioni nette resilienti e del controllo dei costi. «Riteniamo che il margine di interesse abbia probabilmente raggiunto il picco e ci aspettiamo in generale un trend meno favorevole nei prossimi trimestri. Tuttavia, questo non si tradurrà necessariamente in una diminuzione del margine di interesse nel 2024 poiché i margini medi dovrebbero rimanere al di sopra dei livelli storici e poi le banche hanno coperto il rischio alla luce delle previste riduzioni dei tassi per garantire un beneficio a livello del margine di interesse e ridurre la sensibilità dello stesso alle variazioni dei tassi».
Gli accantonamenti per perdite su crediti sono diminuite su base annua sia nel quarto trimestre del 2023 sia nell'intero esercizio, anche escludendo quelli per la Russia nel 2022, grazie ai profili di rischio più solidi e a un contesto operativo relativamente favorevole. Inoltre, «il costo medio del rischio nel 2023 è stato inferiore rispetto ai livelli riportati nel 2019-2022 e le banche hanno previsto un leggero aumento nel 2024, incorporando tassi di insolvenza più alti, seppur ancora gestibili.
La qualità degli asset è migliorata nel 2023 nonostante i tassi di interesse più elevati e un'economia in rallentamento che, a sua volta, hanno provocato una contrazione dei prestiti», osservano i due esperti di Dbrs, notando anche che i forti risultati del 2023 hanno portato a una generazione organica del capitale sostenuta nonostante distribuzioni più generose agli azionisti tramite dividendi e buyback nel caso di alcune banche: il Cet1 medio è risultato pari al 15,3% alla fine del 2023, in aumento rispetto al 14,1% del 2022, implicando un margine di sicurezza medio di oltre 620 bps sopra i requisiti minimi di vigilanza. «Questo, unito a profili di rischio più solidi, posiziona le banche italiane in una posizione migliore per navigare un contesto probabilmente meno favorevole nel 2024», affermano Costanzo e Rudman, rassicurando anche sulla liquidità: «si è ridotta leggermente ma rimane solida».
Invece, il costo del rischio è destinato ad aumentare sebbene a livelli inferiori rispetto a quelli storici. Nel quarto trimestre del 2023 gli accantonamenti per perdite su crediti sono diminuiti del 43% su base annua (grafico 4), riflettendo profili di rischio più solidi e un contesto operativo favorevole. Invece, sono aumentati del 62% rispetto al trimestre precedente, principalmente a causa dell'effetto tipico della stagionalità verso la fine dell'anno e dei potenziali rischi legati alla qualità del credito più elevati in futuro a causa dei tassi di interesse alti e dell'attività economica in rallentamento.

Nell'intero esercizio 2023 gli accantonamenti per perdite su crediti sono diminuiti del 48% su base annua (-22% su base annua escludendo quelli per le esposizioni dirette delle banche alla Russia e all'Ucraina registrate nel 2022. «I rischi derivanti dalle esposizioni dirette alla Russia di Unicredit e Intesa Sanpaolo si sono ridotti notevolmente dall'inizio del conflitto. In un contesto di incertezza ancora elevata sulla capacità di offrire credito ai clienti, le grandi banche italiane hanno mantenuto circa 3,3 miliardi di euro di sovraccarichi gestionali nei loro bilanci alla fine del 2023», sottolineano Costanzo e Rudman, ricordando che il costo medio del rischio è stato pari a 41 bps nel 2023, al di sotto dei livelli del 2019-2022 (grafico 5). Le banche hanno previsto un leggero aumento del costo del rischio nel 2024 a un livello medio di circa 40-50 bps, che incorpora tassi di insolvenza più elevati, seppur ancora gestibili.
Il tasso medio annuo di insolvenza è rimasto contenuto intorno all’1% nel 2023, con il totale aggregato delle npe lorde in calo del 9% su base annua alla fine del 2023 grazie anche alle cessioni. La riduzione cumulativa del totale aggregato delle npe lorde dal 2019 è stata del 63%, con il ratio medio delle npe lorde sceso al 3,1% alla fine del 2023 rispetto al 9% del 2019 e al 3,3% del 2022. Al netto delle cessioni, il ratio medio delle npe nette era dell’1,6% alla fine del 2023, in calo rispetto all'1,7% del 2022, con una copertura media totale delle npe del 50% alla fine del 2023, quasi stabile su base annua. Il quarto trimestre del 2023 sembra suggerire una certa ripresa dei prestiti alle imprese e alle famiglie, «tuttavia ci aspettiamo che la crescita continui a essere un problema nel 2024, limitata dai tassi di interesse elevati e dalla minore attività economica», avvertono Costanzo e Rudman.
Le banche italiane si finanziano principalmente tramite i depositi. La loro base di depositi è granulare in quanto consiste principalmente in conti correnti e conti a vista retail, per lo più coperti dalla garanzia fornita dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. L'alta inflazione unita a tassi di interesse elevati che spingono a significative restituzioni di prestiti e alla ricerca di prodotti a rendimento più elevato hanno fatto diminuire i depositi dei clienti del 3% su base annua alla fine del 2023 (grafico 10). Tuttavia, i deflussi sono avvenuti nel primo semestre del 2023 e sono stati in parte compensati da afflussi nel secondo semestre dell’esercizio. E comunque alla fine del 2023 i depositi dei clienti erano ancora superiori del 24% rispetto alla fine del 2019.

Le banche italiane hanno continuato a ridurre la loro esposizione al finanziamento della Bce, costituito principalmente da Tltro III, che è diminuito del 65% alla fine del 2023 rispetto alla fine di novembre 2022. Tuttavia, le banche italiane sono rimaste i principali acquirenti dei fondi della Bce con circa 150 miliardi di euro alla fine del 2023, ovvero il 37% del totale del Sistema Euro. Quanto, infine, al ratio medio di copertura della liquidità (Lcr) per le grandi banche italiane è sceso a un livello ancora solido del 164% alla fine del 2023 (grafico12).

(riproduzione riservata)