All’AI Impact Summit di Nuova Delhi non si parla solo di intelligenza artificiale. Sullo sfondo dei panel dedicati agli algoritmi e alle applicazioni industriali dell’IA, si sta giocando una partita molto più ampia: quella dei nuovi rapporti tra Italia e India dopo lo storico accordo di libero scambio firmato con l’Unione Europea a fine gennaio.
E il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, lo ha detto molto chiaramente: «È il momento dell’India per le imprese italiane. Anche nel 2025, anno orribile per il commercio globale, il nostro export verso il mercato indiano ha continuato a crescere, quasi il 10 per cento in più». Ed è qui che il titolare del Mimit ha alzato l’asticella: «Possiamo ora puntare al raddoppio delle nostre esportazioni nei prossimi tre anni, grazie all’accordo di libero scambio».
Non a caso, al Forum di New Delhi, la presenza di imprese italiane è alta e variegata. «Con la drastica riduzione dei dazi e la rimozione di alcuni ostacoli non tariffari si aprono grandi spazi per i prodotti italiani, dalla meccanica al lusso, dall'auto all'alimentazione, inclusi vino e olio. Questa è la nuova frontiera del Made in Italy», ha commentato il ministro.
Tra i gruppi presenti c’è Stellantis, che ha recentemente aderito alla Fondazione AI4I per rafforzare ricerca e applicazioni industriali dell’intelligenza artificiale. Per il gruppo automobilistico, l’India è un mercato strategico sotto più profili: produzione, distribuzione e sviluppo di soluzioni tecnologiche legate alla mobilità intelligente. Il tutto all’interno di un mercato dove la domanda di veicoli è destinata a crescere insieme al reddito pro capite.
C’è poi Sparkle, protagonista del progetto Blue Raman: un cavo sottomarino ad alta capacità che collegherà Mumbai a Genova, creando un’infrastruttura strategica per il traffico dati tra India, Mediterraneo ed Europa. Il controllo delle infrastrutture digitali è oggi una leva geopolitica e industriale: un collegamento diretto tra India e Italia rafforza il ruolo del Mediterraneo come hub digitale e crea le condizioni per nuovi flussi economici ad alto valore aggiunto. Ma accanto ai grandi gruppi, al Summit sono presenti startup italiane già attive sul mercato indiano nei settori della salute digitale, dell’e-commerce, dell’Internet of Things e della blockchain.
La scommessa indiana si inserisce in una strategia più ampia che guarda anche al Golfo Persico, al Sud-Est asiatico e all’Australia. L’obiettivo è diversificare i mercati di sbocco del Made in Italy e ridurre la dipendenza da aree oggi più instabili. «Ora dobbiamo cogliere le nuove opportunità aprendo, con altri accordi di libero scambio, i grandi mercati del Golfo Persico e del Sud-Est asiatico, lungo la ‘via del cotone’: Emirati, Golfo, Malesia, Filippine, sino all’Australia», ha detto ancora il ministro Urso. (riproduzione riservata)