Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta manda un messaggio forte alle banche sull’euro digitale, mentre la Bce si appresta a passare alla fase di implementazione del progetto. Il via libera della banca centrale arriverà con ogni probabilità domani nel consiglio direttivo che si riunirà a Firenze.
Panetta ha sottolineato alla Giornata del Risparmio che per le banche l’euro digitale sarà «un’opportunità strategica» poiché consentirà di «ampliare la gamma dei servizi di pagamento digitale» mantenendo per gli istituti «il rapporto diretto con la clientela» con la possibilità di operare «su scala paneuropea». Inoltre l’euro digitale «favorirà la partecipazione anche degli intermediari di minori dimensioni».
Le banche sono preoccupate per i costi dell’euro digitale e per la possibile perdita di liquidità, come ha evidenziato il presidente dell’Abi Antonio Patuelli pochi minuti prima di Panetta.
Il governatore di Bankitalia ha chiarito a braccio che «i costi per costruire l’infrastruttura tecnologica dell’euro digitale saranno pagati dalla Bce e dalle banche centrali nazionali, non dalle banche, e saranno recuperati attraverso il signoraggio». Gli istituti di credito, ha aggiunto Panetta, dovranno sostenere «costi di adattamento» che saranno «non irrilevanti, ma non eccessivi».
A fronte di oneri «relativamente contenuti», le banche hanno la «grande opportunità» di competere con operatori Usa che oggi dominano il mercato delle carte e dei pagamenti online.
Panetta ha anche risposto ai timori sulla fuoriuscita di depositi, ricordando che i portafogli di euro digitale avranno limiti massimi alla detenzione e non saranno remunerati. Inoltre la Bce potrà sempre compensare eventuali carenze di liquidità.
Riguardo alle tempistiche, il governatore di Bankitalia ha detto che l’obiettivo è avviare una fase di prova nel 2027 e di partire nella prima metà del 2029. «Solo la moneta pubblica può generare quella fiducia duratura che assicura il buon funzionamento del sistema dei pagamenti e favorisce la circolazione dei mezzi di pagamento privati», ha detto Panetta evidenziando che le stablecoin possono agevolare i pagamenti transfrontalieri ma «in assenza di regole adeguate possono generare rischi elevati per i risparmiatori, per la stabilità finanziaria e per la fiducia nella moneta».
Quanto al settore bancario italiano, secondo il banchiere centrale è «nell'insieme solido, ben patrimonializzato e oggi tra i più redditizi d’Europa. I rischi di credito restano limitati». Le aggregazioni, ha aggiunto, «devono rafforzare gli intermediari, accrescerne ulteriormente l'efficienza e potenziare la capacità di offrire servizi migliori e più vicini ai bisogni della clientela».
Tuttavia il contesto «non è però privo di rischi. L'economia internazionale resta fragile e i mercati finanziari potrebbero subire bruschi aggiustamenti in relazione a shock improvvisi».
Di conseguenza per Panetta «è importante che le banche utilizzino le risorse generate in questa fase favorevole per rafforzare la capacità di affrontare scenari sfavorevoli, continuare a investire in tecnologia e, soprattutto, sostenere la crescita dell’economia».
In tal senso il governatore di Bankitalia ha sottolineato che «il credito è la linfa che alimenta investimenti, innovazione e occupazione. È essenziale che non manchi alle aziende con buone prospettive di sviluppo». Sul tema «particolare attenzione va riservata alle imprese minori».
Riguardo all’economia italiana, negli ultimi cinque anni ha mostrato «una notevole capacità di resistenza», secondo Panetta, che ha evidenziato la «gestione prudente delle finanze pubbliche» e «la fiducia nelle prospettive del Paese», come indicato dal calo dello spread e dal miglioramento del rating. Sui giudizi delle agenzie «ci sono spazi per ulteriori miglioramenti», ha aggiunto. Le prossime valutazioni sull’Italia saranno quelle di Scope (31 ottobre) e Moody’s (21 novembre).
Ora però «è essenziale innalzare stabilmente il ritmo di crescita dell’economia oltre quell’1% stentato su cui sembriamo esserci assestati, preparando il terreno per la fase in cui non saranno più disponibili i fondi del Pnrr». In tal senso servirà aumentare soprattutto gli investimenti in tecnologia.
In tema di dazi, secondo Panetta, gli effetti diretti per l’Italia sono «nel complesso limitati», ma non vanno sottovalutati quelli su singoli settori e quelli indiretti, tra cui «un ampio reindirizzamento delle produzioni cinesi verso i nostri mercati». Il 30 ottobre intanto la Bce lascerà con ogni probabilità i tassi al 2%, mentre il 29 ottobre la Fed dovrebbe varare un taglio dello 0,25% e potrebbe fermare il Quantitative Tightening. (riproduzione riservata)