Non solo la giustizia. Come promesso, il governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni prova davvero a cambiare la legge elettorale e presenta al Parlamento una riforma del Rosatellum con l’obiettivo dichiarato di garantire la «governabilità» e «stabilità» attraverso un premio, con tetto massimo al 60% degli eletti, che consenta una «maggioranza parlamentare stabile».
Dopo la riunione fiume degli sherpa dei partiti, tenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, nel tardo pomeriggio del 26 il testo della riforma, che già qualcuno ha iniziato a ribattezzare «stabilicum», è stato depositato in Parlamento.
L’impianto generale è quello noto: superamento dei collegi uninominali del Rosatellum in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla coalizione che supera il 40% e il nome del candidato premier sarà sul programma che i partiti presenteranno al Viminale, non più sulla scheda.
Non ci sono le preferenze caldeggiate da Fratelli d’Italia che però non rinuncia a presentare un emendamento in merito durante l'esame del provvedimento. Resta invece l’ipotesi del ballottaggio qualora nessuno ottenesse il 40% dei voti, sul quale invece si erano registrate le resistenze degli alleati. L’iter del provvedimento dovrebbe partire alla Camera. Quasi nessuno degli esperti dei partiti siede in commissione Affari Costituzionali, che a Montecitorio è guidata dall’azzurro Nazario Pagano, ma l’idea sarebbe quella di chiedere delle sostituzioni per seguire da vicino i lavori.
Il testo, una quarantina di pagine e tre articoli, viene respinto come «irricevibile» e «inaccettabile» dal Pd ancora prima di essere formalmente depositato. Anche se non è l’unico tra i partiti di opposizione a scagliarsi contro il progetto della maggioranza. Dopo una settimana in cui è prevalsa la linea del silenzio, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha dichiarato: «Ecco le priorità della destra, non le emergenze economiche e sociali del Paese». Per Riccardo Magio di +Europa si tratta di una legge «truffa» e «piena di schifezze». (riproduzione riservata)