Sto osservando un’eccitazione nel settore della ricerca finanziaria/monetaria privata che eccede la dovuta prudenza per la stabilità del sistema economico. Ho annotato la medesima preoccupazione in scambi di messaggi privati con il Professor Paolo Savona.
Cosa fare per correggere questa tendenza favorita dalle nuove possibilità create dall’irruzione dell’età della cibernazione: contrapporsi invocando repressioni o trovare un’innovazione monetaria futurizzante migliore sia per vantaggi sia per stabilità?
La seconda opzione è più innovativa e non liberticida. Ho chiesto ai miei ricercatori di avviare un programma di studio per trovare una formula monetaria più competitiva e solida che non le cripto, stablecoin e roba del genere, dando loro le seguenti ipotesi qui sintetizzate per raccogliere sia critiche sia suggerimenti dai colleghi universitari italiani.
Il primo punto è che una moneta deve essere regolata e gestita da una Banca centrale come massimo produttore della fiducia e non da una sorgente monetaria privata. Il secondo va detto subito: gli attori privati sono liberissimi di generare pacchetti di valori finanziari tokenizzati, ma questi devono essere trasparenti per valutazioni sia del mercato sia delle istituzioni di controllo.
Il punto: io vedo la tokenizzazione come una forma evoluta di cartolarizzazione che può avere un valore monetario, ma non può essere una moneta. Terzo, dal punto di vista della geopolitica economica e finanziaria: oltre alle monete nazionali serve una metamoneta internazionale, che intanto chiamo credit, basata su accordi di oscillazione del cambio entro limiti tra monete nazionali in base a un accordo tra i governi del G7 come prima strutturazione con effetto globale, poi espandibile con una formula G7+.
Il precursore tecnico esiste ed è l’ecu che ha preceduto l’euro. Ma non necessariamente il credit deve dare vita a una moneta unica: è sufficiente una garanzia concordata tra stampatori nazionali indipendenti di moneta. Quarto: per fare cosa? L’obiettivo più importante a mio avviso è utilizzare l’ampia base di garanzia per estrarre più risorse dal futuro per investimenti nel presente.
Cioè attivare più debito in credit senza che questo pesi come tale sui bilanci statali. Operazione complicatissima? Da valutare, creando una massa monetaria di nuovo tipo nei bilanci della Banche centrali a convertibilità limitata in monete nazionali oppure garantita da un’istituzione che può stampare metadenaro entro funzioni di controllo dell’inflazione.
Pensiero pericoloso quello di bilanciare un debito generando un attivo con moneta diversa? Va studiato: secondo me dipende dalla credibilità tecnica dell’alleanza tra stampatori di moneta e loro governi di riferimento, tutti con debiti impagabili e con la necessità di soluzioni.
Troppo illusoria l’idea di moneta abbondante invece che scarsa? Va inserita un’ipotesi di potenza computazionale fornita dall’intelligenza artificiale. Studiamo questa opzione strutturale invece che derivate senza struttura.(riproduzione riservata)