La scadenza del Next Generation Eu, prevista per fine 2026, è sempre più vicina e non sarà prorogata data la natura temporanea del progetto. Ma i fondi disponibili superano ancora 335 miliardi di euro sui circa 800 miliardi iniziali, quindi l’attuazione dei piani nazionali deve accelerare secondo l’Unione Europea.
Per rispettare le scadenze (31 agosto 2026 per raggiungere target e milestone, e 31 dicembre 2026 per ricevere i pagamenti) e non perdere i fondi che non saranno spesi in tempo, Bruxelles ha offerto una serie di opzioni alternative agli Stati Membri.
Italia compresa. Secondo il vicepresidente esecutivo della Commissione, Raffaele Fitto, «l’avanzamento del piano italiano resta positivo. Esistono criticità in tutti i piani e l’Italia ha il Pnrr più grande dal punto di vista finanziario». Quindi «è ovvio che ci sarà da mettere a punto alcuni passaggi, ma con questa comunicazione diamo degli strumenti utili».
La Commissione ha chiesto ai governi innanzitutto di semplificare e rivedere i Pnrr nazionali per includere solo le misure realizzabili entro il 31 agosto 2026. Un compito che i Paesi Ue dovranno completare entro la fine del 2025 con l’aiuto dell’Europa.
Per Bruxelles gli Stati membri possono utilizzare i fondi a rischio per ampliare progetti già esistenti e che vedranno la luce nei tempi. L’alternativa è eliminare in toto o ridimensionare le misure irrealizzabili. Nell’ultimo caso il completamento potrebbe avvenire con i fondi nazionali o con altre risorse europee.
L’Ue ha concesso anche altre tre opzioni. I governi possono trasferire le risorse non spese a InvestEU, il fondo europeo che concede garanzie pubbliche per stimolare gli investimenti privati. Con un limite, perché può essere spostato massimo il 4% delle risorse, a cui si aggiunge un ulteriore 6% per contribuire agli obiettivi della Piattaforma per le Tecnologie Strategiche per l’Europa.
I finanziamenti rimanenti possono anche essere iniettati nel capitale delle Banche e Istituzioni Promozionali Nazionali (Cassa Depositi e Prestiti per l’Italia), che dovranno utilizzarli per sostenere progetti in linea con le priorità strategiche dell’Ue. L’ultima opzione invece è il trasferimento dei fondi inutilizzabili al programma spaziale o per la connettività dell’Unione.
A questi piani si aggiunge il Programma Europeo per l’Industria della Difesa (Edip). Si tratta di un progetto ancora in divenire, di conseguenza la Commissione ha invitato il Parlamento Europeo e il Consiglio a concludere con rapidità i negoziati sul regolamento attuativo.
In questo modo Bruxelles spera che il Recovery Fund possa esprimere al massimo il suo potenziale e far crescere ancora l’Europa: nel solo 2026 il Next Generation Eu potrebbe far aumentare il pil dell’Ue dell’1,4%. (riproduzione riservata)