Su Mps-Mediobanca il governo deve chiarire che ruolo ha avuto davvero, non possono esserci zone d’ombra: è netto il giudizio di Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, che ha ascoltato giovedì 26 febbraio le rivelazioni del Procuratore della Repubblica di Milano, Marcello Viola, sul caso Mps, Generali e Mediobanca.
Il magistrato e il suo aggiunto Roberto Pellicano, titolari dell’inchiesta sul presunto concerto tra Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (ceo di Delfin, holding della famiglia Del Vecchio) con il concorso del ceo di Mps, Luigi Lovaglio, hanno alzato il velo di una presunta architettura di potere che risalirebbe al 2019. Il parlamentare mette sotto accusa non solo le dinamiche di mercato, ma l’efficacia dei meccanismi di vigilanza.
Risposta. Che delineano, nell’impostazione accusatoria, l’ipotesi di una convergenza stabile tra grandi azionisti – tra cui Caltagirone e Delfin – che risalirebbe al 2019 e che avrebbe interessato nel tempo asset centrali del sistema finanziario italiano, prima Generali e Mediobanca, poi Mps.
R. Va fatta una riflessione seria sul funzionamento dei meccanismi di vigilanza e sulla disciplina del concerto e dell’Opa, specie quando operazioni di questa portata incidono su società di rilievo sistemico. È poi necessario chiarire quale sia stato il ruolo dell’esecutivo Meloni in questa gigantesca operazione di potere politico-finanziario-editoriale e se la gestione della partecipazione pubblica abbia garantito piena neutralità e tutela dell’interesse generale, evitando possibili alterazioni degli equilibri di mercato.
R. La situazione è oggettivamente delicata sotto diversi profili. Se la ricostruzione della Procura trovasse conferma, non si tratterebbe di un episodio isolato, ma di una dinamica pluriennale su asset di rilievo sistemico.
R. Quando lo Stato è azionista di riferimento e concorre alla definizione degli assetti di vertice, la responsabilità politica non può essere considerata neutra o esterna rispetto agli sviluppi successivi. Non si tratta di attribuire responsabilità penali, che spettano alla magistratura, ma di affermare un principio di responsabilità istituzionale e di piena tutela dell’interesse pubblico.
R. Sul piano giudiziario, la Procura proseguirà i propri accertamenti secondo le prerogative che le competono. Sul piano amministrativo, qualora emergessero ulteriori elementi, le autorità di vigilanza potrebbero valutare eventuali profili informativi e di trasparenza connessi alle operazioni in questione, soprattutto in relazione alla possibile mancata vigilanza del Mef.
R. Anzitutto se i flussi informativi e la gestione delle informazioni sensibili siano avvenuti nel pieno rispetto delle regole di mercato, tenuto anche conto della recente inchiesta per insider trading su Stefano Di Stefano, alto dirigente del ministero con delega proprio sulle partecipazioni pubbliche.
R. Vi è il tema più ampio della vigilanza sugli investitori istituzionali, come le casse di previdenza, e sulle eventuali implicazioni per soggetti che operano su asset di rilievo sistemico. Non sappiamo inoltre se ci sono indagini in corso della Corte dei Conti su possibili danni erariali qualora emergessero profili di possibile pregiudizio in sede di determinazione del prezzo di aggiudicazione rispetto al reale valore economico della partecipazione Mps o del valore di scambio in sede di Ops Mediobanca.
R. Sul piano politico, il Governo deve rispondere alle 14 interrogazioni parlamentari già depositate e chiarire in modo definitivo: quale sia stato il ruolo del Mef nella gestione della partecipazione in Mps e nell’Ops su Mediobanca; quali interlocuzioni istituzionali abbiano accompagnato tali operazioni; e se la gestione della quota pubblica in Mps sia stata improntata a criteri di piena neutralità e tutela dell’interesse generale. Quando lo Stato è azionista, la trasparenza non è un’opzione, ma un dovere istituzionale.
R. Assolutamente. Serve una riflessione normativa sulla disciplina del concerto e del controllo di fatto, nonché sugli effetti della nuova regolazione dell’opa a cascata, che può incidere sugli assetti di controllo in società di rilievo sistemico come Generali. Se il controllo può esercitarsi in modo sostanziale senza far scattare gli obblighi di Opa, è legittimo che il legislatore si interroghi sull’adeguatezza delle regole attuali che il governo ha modificato, in peggio in tema di vigilanza e tutele delle minoranze.
R. Bisogna rafforzare le procedure relative alla gestione delle partecipazioni pubbliche e alla salvaguardia delle informazioni sensibili quando riguardano asset strategici, al fine di garantire piena neutralità, correttezza informativa e tutela del mercato. Se il controllo può esercitarsi in modo sostanziale senza far scattare obblighi di Opa, il legislatore deve interrogarsi. Per questo ci siamo opposti alla recente riforma del Tuf che aumenta le zone d’ombra sull’Opa, sulla trasparenza e sulle tutele delle minoranze.
R. Sicuramente non si sostituirà alla magistratura né interferirà con le indagini, ma può verificare se i meccanismi di vigilanza, le procedure informative e la disciplina normativa abbiano operato in modo adeguato rispetto alla rilevanza sistemica delle operazioni in esame. È questo il ruolo proprio di una Commissione parlamentare: rafforzare trasparenza, responsabilità istituzionale e, se necessario, proporre interventi correttivi. (riproduzione riservata)