Focus sulla gestione dei risparmi e dei patrimoni, coordinamento fra il wealth management e il corporate e investment banking, abbassare gli asset ponderati per il rischio liberando capitale e assicurandosi commissioni stabili nel tempo. Anche perché l’aiuto dei tassi alti non durerà a lungo. E’ la ricetta Mediobanca, che ha chiuso il quarto trimestre 2023, il secondo dell’esercizio 23/24 dell’istituto guidato dal ceo Alberto Nagel, con 866,9 milioni di ricavi (839,4 milioni stimati dal consenso Bloomberg) e un utile netto di 259,9 milioni, oltre i 257,2 milioni delle attese degli analisti. Il Cet 1 si è attestato al 15,3%.
In avvio di borsa, venerdì 9 febbraio il titolo Mediobanca sale dello 0,7% a 11,92 euro per 10,13 miliardi di capitalizzazione mentre il Ftse Mib è positivo per lo 0,14% a 31.108 punti.
Per quanto riguarda i sei mesi chiusi al 31 dicembre 2023, i ricavi si sono attestati a 1,730 miliardi (+4,3% anno su anno) grazie ad un balzo del margine di interesse spinto dai tassi alti per 996,5 milioni (+18,2%), il risultato lordo ha chiuso a 842,2 milioni (+12,1% anno su anno) e l’utile netto a 611,2 milioni (+10%).
L’eps (utile per per azione) nei sei mesi si è attestato a 0,72 euro (+10% anno su anno), la redditività (Rote) al 13,3% (+60 punti base rispetto a giugno) «in un contesto operativo ancora incerto per gli eventi geo-politici e la dinamica macroeconomica, ma che sul finire d’anno ha registrato una performance positiva dei principali mercati finanziari, alimentata dalle aspettative di un allentamento della politica monetaria. I risultati rappresentano un solido avvio del nuovo Piano One Brand-One Culture (target: ricavi 3,8 miliardi, Rote 15%, eps 1,80 euro entro giugno 26).
A incidere maggiormente sull’utile sono stati il settore assicurativo per 223,4 milioni (si tratta soprattutto della partecipazione in Generali), le attività di Consumer finance (credito al consumo) per 194,1 milioni, a seguire il Corporate e investment banking (108,3 milioni) e il Wealth Management (100,2 milioni), mentre le Holding Functions (tesoreria e funzioni centrali) hanno inciso per -13 milioni.
Il 15 gennaio è avvenuto il rebranding di CheBanca! in Mediobanca Premier, «importante pilastro del Piano 23-26 – spiega l’istituto – da cui è atteso un significativo contributo alla crescita del gruppo (circa 10 miliardi di maggiori TFA, Total Full Asset nel periodo giugno 23 - giugno 26)»
L’ad Nagel ha commentato, nella nota di bilancio, che «il gruppo ha avviato positivamente l’esercizio 2023-24 ponendo solide basi per lo sviluppo delle iniziative di Piano, ottenendo risultati eccellenti in termini di crescita orientata al valore e a basso assorbimento di capitale. Il gruppo raggiunge il record storico di utile netto semestrale (oltre 610 milioni), riducendo gli attivi ponderati di oltre 2 miliardi, portando il Rote ad oltre il 13%. Guardando ai prossimi mesi, i principali business beneficeranno di un posizionamento favorevole in una fase di inversione del ciclo dei tassi e delle nuove iniziative strategiche volte ad implementare la vision del Piano One Brand-One Culture che vede il Gruppo affermarsi come Wealth Manager».
La banca conferma la remunerazione degli azionisti con un payout ratio del 70% cash cui si sommerà il completamento dell’esecuzione del piano di riacquisto di azioni proprie per 200 milioni. L’acconto sul dividendo 2024 verrà pagato a maggio 2024.
«La remunerazione degli azionisti è cresciuta e pagheremo il nostro primo interim dividend nel maggio 2024 con la seconda parte nel novembre 2024», ha sottolineato l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel, nel corso di una conference call. «Inoltre abbiamo in corso un buyback su circa il 2% del capitale», ha ricordato il manager, sottolineando che Mediobanca è «perfettamente on track per raggiungere gli obiettivi di piano» e cresce «indipendentemente dallo scenario dei tassi». La crescita, ha aggiunto, «è forte e molto efficiente in termini di generazione e assorbimento del capitale».
«Il nostro obiettivo di creazione di valore è rispettato, quest’anno dovremo avere una crescita del 20% dell'utile per azione, contro il +14% medio nel triennio», ha aggiunto poi Nagel durante la call sui risultati del semestre. «La banca è fortemente patrimonializzata e continua a generare molto capitale, pensiamo di generare 200 punti base di capitale contro i 165 dell’anno passato. Con questo ritmo di ricavi e generazione di capitale le distribuzioni possibili agli azionisti sono di tutto interesse e si situano in un ritorno annuo superiore al 10% (di total yield, dividendo più buyback, ndr».
Piazzetta Cuccia ha mirato ad abbassare in maniera strutturale gli attivi ponderati per il rischio in modo da dover assorbire meno capitale. In tal senso le TFA (Total Full Assets, ovvero risparmio gestito, amministrato e liquidità) salgono di 5,5 miliardi nei sei mesi a ad un totale di 94 miliardi (+€4,4 miliardi sul trimestre precedente), trainate dagli afflussi di Asset under Managemement e Asset under Advisory (4,2 miliardi) che raggiungono 66 miliardi (+21% annuale). I depositi (27,7 miliardi) sono sostanzialmente stabili nel periodo.
Le attività ponderate per il rischio (Rwa) sono in calo di oltre 2 miliardi nel semestre e di quasi 3,5 miliardi nei dodici mesi «per la dinamica selettiva degli impieghi (-3% annuale con il Cib a -11%, Consumer finance +4% e Wealth Management +3%) e per l’avvio di misure di mitigazione del rischio del CIB (l’investment banking, ndr)».
Il rapporto costi/ricavi resta basso e stabile (anno su anno al 42%). La qualità degli attivi prevede overlays elevati (245 milioni). Il costo del rischio di gruppo si attesta a 51 punti base (57 punti nell’ultimo trimestre).
Le attività deteriorate lorde risultano in lieve calo «per la vendita di due posizioni corporate altamente coperte (2,4% lordo e 0,8% netto sul totale degli impieghi)», mentre i crediti classificati Stage 2 sono in lieve aumento sul trimestre (5,9% lordo e 5,3% netto). Gli indici di copertura si confermano elevati: 69% per le attività deteriorate, 1,41% per i crediti performing e 3,74% per i crediti performing del settore Consumer finance.
Nel corso del primo semestre è stata perfezionata l’acquisizione di Arma Partners, società di consulenza finanziaria specializzata nella Digital Economy, che rappresenta «un tassello fondamentale nella realizzazione del Piano in quanto contribuirà al 40% della crescita dei ricavi CIB (Corporate Investment Banking) nel 23-26 e ne favorirà la diversificazione geografica», spiega Mediobanca.
La boutique si conferma «tra i principali advisor in Europa nel settore digital economy con oltre 15 operazioni annunciate da luglio 2023 e ha contribuito ai ricavi della divisione per 24 milioni in tre mesi».
Mediobanca vede l'esercizio 2023-2024 «in solida crescita rispetto al precedente». I ricavi «sono attesi confermare il tasso di crescita previsto a piano (crescita media annua triennale del 5%)», mentre «l’utile netto è atteso in sviluppo dopo costi operativi in crescita per le iniziative connesse al piano, ma sempre ad indice costi/ricavi stabile». Il costo del rischio è «confermato in normalizzazione a livelli pre-Covid nel credito al consumo e in area 55 punti base a livello di gruppo».
Il Ddl Capitali, in particolare sulla norma che regola la lista del cda «è un provvedimento che sarà difficile applicare e richiederà interventi correttivi, se si vuole renderlo applicabile», ha detto l’ad Nagel durante la call. «Questo provvedimento ha avuto un iter molto tormentato - ricorda - l’articolo 12 non era nel corpo originale del decreto ma è stato aggiunto per iniziativa parlamentare e la reazione del mercato l’abbiamo vista nei commenti dei rappresentanti di associazioni o investitori istituzionali. E' una norma che oggi ha un'applicazione difficile e non chiara e necessita di interventi di chiarimento e ridefinizione. Secondo i giuristi che hanno letto e interpretato la norma - spiega Nagel - qualora la lista del cda fosse prima nella votazione non si avrebbe l'automatica certezza sul presidente o l'amministratore delegato indicati in lista, ma ci sarebbero forti dubbi sulla loro possibile elezione».
Nagel per il resto riconosce che «questo governo ha fatto diversi provvedimenti molto centrati e coraggiosi, come la riforma del superbonus e in generale una politica economica fiscale conservativa, ha generato ottimi livelli di occupazione».
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