Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto per la prima volta in undici anni il plenum del Consiglio superiore della magistratura, nella mattina di mercoledì 18 febbraio. Una scelta, quella del Capo dello Stato, arrivata dopo giorni di polemiche sul referendum sulla Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo.
«Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm».
«Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell'interesse della Repubblica», ha detto il Capo dello Stato, parlando al plenum. Poi, ha sottolineato «il ruolo di rilievo costituzionale del Csm» e, «soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte di altre istituzioni nei confronti di questa istituzione».
Il Csm, ha sottolineato ancora Mattarella, «non è esente nel suo funzionamento da difetti, lacune ed errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario».
Ventiquattr’ore prima dell’intervento a sorpresa di Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era tornata ad attaccare i magistrati: «Una parte politicizzata» continua «a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa», aveva detto in un video sui social, commentando la vicenda di un «cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne: per lui alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il ministero dell'Interno dovrà risarcirlo con 700 euro». (riproduzione riservata)