In previsione delle riunioni autunnali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale che si terranno nella prossima settimana la direttrice del Fondo, Kristalina Georgieva, ha detto, tra l'altro, che vi sarebbe bisogno di uno zar che abbia ampi poteri per completare le riforme in Europa, a cominciare dal mercato unico (e, quindi, bisogna esplicitare, dall'unione dei mercati del risparmio e degli investimenti).
Da diverse parti istituzionali si muovono sollecitazioni perché, avendo ormai chiaro ciò che si dovrebbe fare, si passi finalmente all'attuazione.
È trascorso più di un anno dalla presentazione del Report di Mario Draghi sulla competitività, seguito da quello di Enrico Letta in particolare sul mercato dei capitali; l'accoglienza è stata positiva; diversi giudizi addirittura entusiasti; è stato coinvolto l'Europarlamento; la presidente della Commissione Ursula von der Leyen non manca di citare le proposte ed elogiare il lavoro compiuto, ma passare dalla potenza all'atto appare ancora indeterminato.
Al meeting di Rimini Draghi è stato assai duro nel contestare in generale i ritardi dell'Unione e nell'evidenziare i rischi, di questo passo, di una sua irrilevanza. Non si può dire se la direttrice, nel riferirsi allo zar, pensasse proprio a Draghi. Del resto, altri avevano fatto il suo nome, come pure di solito accade quando si profilano cariche prestigiose da ricoprire a livello europeo o internazionale. Draghi comunque, per la sua competenza e la credibilità, nonché per il cursus honorum di alto livello istituzionale non può essere considerato in stand by per incarichi vari.
Ora l'ipotesi dello zar (che forse la Georgieva trae da qualche esperienza americana) appare assai difficilmente trasponibile in un’Unione che finora non è riuscita a concordare il «che fare». Oggi sarebbe un'aperta ammissione di impotenza il salto delle competenze istituzionali, un accentramento di poteri che ricorderebbe la favola di Fedro Ranae regem petiverunt con tutto quello che ne seguì, detto con ogni rispetto per i soggetti oggi coinvolti.
La realizzazione del mercato unico dei capitali è essenziale; essa però richiede che sia completata l'Unione bancaria (riforma ancora in alto mare) e sia affrontato il problema della fine che dovrà fare il Meccanismo Europeo di Stabilità, argomento ritornato di attualità in questi giorni e che non è escluso faccia di nuovo capolino nella riunione dell'Ecofin in corso.
Più che un deus ex machina che presto finirebbe con il dover constatare le difficoltà di procedere alle riforme, occorrono un risveglio dell'Unione, la capacità di dimostrare di essere validamente in vita e la predisposizione dell'architettura e delle procedure sul modo in cui affrontare il processo riformatore, partendo proprio dall'unione del risparmi e degli investimenti: ma ciò deve avvenire nel pieno consenso dei partner, in attesa di progettare se e come introdurre il superamento del diritto di veto.
A questo punto il discorso si sposta sulle persone e sulla loro competenza e autorevolezza, sapendo bene che nessuno sarebbe disponibile a fare il re travicello della suddetta favola. Ma, sempre con riferimento alle dichiarazioni della direttrice Georgieva, è legittimo attendersi che ella parli pure del colpo trumpiano al multilateralismo, del ruolo delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali e di un'auspicabile riforma del Fondo monetario, dei dazi, dell'indipendenza delle banche centrali. Non osterà di certo la tradizionale prevalente influenza nelle nomine nel Fondo da parte degli Usa. Sono temi, si potrebbe dire, che per la loro crucialità precedono anche quelli riguardanti i gravi ritardi dell'Europa. (riproduzione riservata)