Sull’euro digitale le banche tedesche si schierano a favore dell’approccio del relatore del Parlamento Ue Fernando Navarrete che si è allontanato molto dall’impostazione della Commissione Ue e della Bce (si veda sul tema Milano Finanza del primo novembre).
Secondo alcuni osservatori di mercato, la mossa delle banche tedesche è dovuta soprattutto al loro sostegno al progetto privato Epi (European Payments Initiative) che finora ha raccolto l’appoggio delle banche tedesche, francesi e olandesi, ma non quello degli istituti di altri Paesi.
Il testo di Navarrete, primo passo nel processo legislativo del Parlamento Ue, ha dato l’ok alla versione offline della valuta digitale, mentre ha vincolato quella online alla «assenza di una soluzione di pagamento privata retail paneuropea». In altri termini Navarrete vuole che l’euro digitale online parta solo se non sarà raggiunto un accordo tra banche per una soluzione privata (come sarebbe Epi).
Secondo l’associazione delle banche tedesche, «l’euro digitale non deve indebolire l’attuale e ben funzionante sistema di pagamento, ma piuttosto integrarlo in modo significativo. Il progetto pone rischi per la stabilità dei mercati finanziari e crea problemi di regolamentazione poiché la Bce fungerebbe contemporaneamente da fornitore di servizi di pagamento e da supervisore».
In realtà la Bce non sarebbe un concorrente per le banche: fornirebbe soltanto un mezzo di pagamento con limiti al possesso che non esistono invece per le stablecoin in dollari (vere rivali delle banche nel sistema dei pagamenti).
La Bce è da sempre a favore di una soluzione europea come Epi che però non riesce a decollare a causa della diversità delle strutture nazionali.
Le banche stanno ripiegando sulla cosiddetta «interoperabilità» tra sistemi di diversi Paesi, ma anche questo modello è difficile da realizzare e comunque non sarebbe una soluzione definitiva alla frammentazione dei mercati europei e al dominio degli operatori non-Ue.
Il piano Navarrete potrebbe dar vita a un euro digitale dimezzato, privo della funzione online che consente i pagamenti e-commerce, un tassello fondamentale per una valuta digitale.
Secondo molti non c’è contrapposizione tra soluzioni pubbliche e private: al contrario, le prime facilitano le seconde.
L’euro digitale potrebbe fornire un sistema comune (accettato da tutti per effetto del corso legale) che consentirebbe alle banche di allargare l’offerta di servizi in tutta l’Eurozona, risparmiando anche commissioni che oggi sono versate ai circuiti americani (per esempio per le transazioni fatte all’estero). Perciò molti istituti europei sono a favore dell’euro digitale.
I gruppi tedeschi però probabilmente potrebbero imporre condizioni più favorevoli in un sistema da loro creato. Con un euro digitale solo offline, tuttavia, resterebbero i nodi dell’attuale sistema, dominato da gruppi non-Ue ed esposto alla concorrenza delle stablecoin.
Lo sa anche la Bundesbank che si è espressa di nuovo a favore dell’euro digitale in versione online e offline. Il rapporto Navarrete potrebbe comunque essere emendato in modo rilevante nei successivi passaggi parlamentari. (riproduzione riservata)