Nel mese di marzo il salvataggio del Credit Suisse e il conseguente azzeramento di bond additional tier 1 (At1) per 17 miliardi di dollari si sono abbattuti come un ciclone sul mercato del debito subordinato europeo. Nonostante le rassicurazioni della Bce, nessuna banca ha più emesso questa tipologia di titoli e, anzi, diverse istituzioni tra cui Unicredit hanno richiamato i bond collocati in precedenza.
Credit Suisse, la Finma: ecco perché abbiamo azzerato i bond At1
Fino a ieri quando Bbva ha fatto un’emissione al tasso di interesse iniziale dell’8,75% con l’obiettivo di raccogliere una cifra compresa tra 750 milioni e un miliardo. Secondo i dati di Refinitiv nel corso della seduta gli ordinativi avrebbero raggiunto i due miliardi di euro. Lo strumento sarà rimborsabile il 21 dicembre 2028.
Non si tratta di un caso isolato. In base a quanto riportato ieri da Bloomberg, anche la Bank of Cyprus starebbe discutendo con i collocatori su un’emissione di contingent convertible notes che dovrebbe arrivare sul mercato lunedì prossimo. Altri istituti potrebbero muoversi in tempi brevi, a testimonianza del fatto che il mercato si sta gradualmente riaprendo. Già nelle scorse settimane del resto gli investitori avevano osservato i primi segnali di ripresa: gli At1 emessi dalle banche europee hanno guadagnato in media il 6% del proprio valore rispetto alla perdita secca del 12,6% subita a marzo.
Per il sistema finanziario la notizia è molto positiva. Gli At1 sono strumenti ibridi di capitale, collocati solitamente come titoli di debito subordinati e usati dalle banche per irrobustire i coefficienti patrimoniali senza ricorrere all’emissione di azioni o di altri strumenti di equity. Per queste loro caratteristiche i bond in questione concorrono alla formazione del cosiddetto Mrel (Minimum Requirement for own funds and Eligible Liabilities), cioè al cuscinetto che garantisce agli istituti una capacità sufficiente di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione in caso di bail-in.
Dopo il salvataggio di Credit Suisse sono stati emessi quasi esclusivamente tier 2 e senior non-preferred notes ma, in assenza di At1 (che costituiscono il gradino più basso del debito bancario), raggiungere i target Mrel potrebbe essere impegnativo per alcuni gruppi che oggi si trovano ancora lontani dagli obiettivi fissati dalla vigilanza.
Nel frattempo diversi istituti hanno richiamato i bond emessi negli anni scorsi. Tra questi ci sono Ubs, Barclays e l’Italiana Unicredit. In particolare nelle scorse settimane piazza Gae Aulenti ha deciso di esercitare anticipatamente l'opzione di richiamo (call) su un bond perpetuo da 1,25 miliardi di euro. Il rimborso avverrà alla pari insieme agli interessi maturati e non corrisposti.
Se il mercato si sta cautamente rimettendo in moto, va detto che le vicende svizzere hanno lasciato il segno sulla comunità finanziaria. In particolare la decisione del governo di Berna ha messo in discussione la certezza del diritto, presupposto fondamentale per ogni transazione finanziaria.
Per questa ragione l’azzeramento degli At1 è finita al centro di una serie di cause internazionali. Sotto la lente dei bondholder e dei loro legali ci sarebbero i trattati internazionali di protezione degli investimenti firmati dalla Svizzera con molti Paesi. Tali documenti prevedono risarcimenti in caso d’espropriazione statale, una fattispecie nella quale si sta cercando di far rientrare anche l’azzeramento dei bond subordinati At1. (riproduzione riservata)