Il betting sportivo, un mercato da centinaia di miliardi di dollari a livello mondiale e destinato a raddoppiare in un quinquennio, si trova ora al centro di una grande fase di cambiamento, che spesso ha penalizzato le performance in borsa dei grandi gruppi quotati, ma che ora per gli analisti potrebbero rappresentare un’occasione di investimento interessante (si vedano i 45 dollari di target price di Mizuho su DraftKings, che quota sotto 24 dollari). La rivoluzione passa da maggiori spese per digitalizzazione, compliance e marketing, fino all’ingresso di nuovi (e poco regolati) player, aprendo al contempo un’importante finestra di consolidamento, in cui numerosi player decidono di aggregarsi per fare massa critica e liberare maggiori sinergie per affrontare le sfide del settore. Ed eventualmente risollevare il prezzo delle azioni.
L’ultimo deal ha visto protagonista Lottomatica, con la fusione per incorporazione nel big guidato da Guglielmo Angelozzi della spagnola Cirsa, società controllata da Blackstone (che avrà il 24% della nuova realtà), in un’operazione interamente basata sullo scambio di azioni e che unirà due dei maggiori protagonisti del settore in Europa, dando vita a un big con un adjusted ebitda pro forma di circa 2 miliardi di euro. La nuova entità sarà quotata in Italia e Spagna (mantenendo su entrambi i listini la denominazione Lottomatica) e avrà una posizione dominante nei due principali mercati del gioco del Sud Europa, Italia e Spagna, e una presenza significativa in America Latina – specie in Perù e Paraguay – e in altri Paesi ad alta crescita.
Lottomatica, peraltro, è l’unica
Lottomatica, peraltro, è l’unica del comparto con una performance positiva in borsa, avendo guadagnato il 170% in tre anni (cioè dalla quotazione). E non pochi addetti ai lavori sostengono come questa fusione rappresenti un ulteriore tassello di una strategia di crescita – che oltre alla taglia punta molto all’internalizzazione e alla digitalizzazione – con l’obiettivo di provare ad agganciare pian piano il leader indiscusso del settore, ovvero Flutter, che in Italia opera con brand del calibro di Sisal, Snai, e PokerStars.
L’impresa è ardua, considerando che si parla di un colosso che stima nel 2026 ricavi per circa 17,9 miliardi di dollari e un ebitda rettificato di circa 2,66 miliardi e che ha registrato un secondo trimestre migliore delle attese grazie alle performance della regione Southern Europe & Africa, guidata dal ceo Roberto Di Fonzo, con l’Italia a ricoprire un ruolo di primo piano. Nella seconda parte dell’anno sarà ancora più evidente anche la nuova fase del piano di trasformazione dei costi, che punta a generare ulteriori risparmi lordi per 500 milioni entro il 2029 tramite la semplificazione organizzativa, l’uso dell’AI e una maggiore integrazione tecnologica. Del resto, il gruppo nato in Irlanda, è stato un pioniere dell’integrazione digitale. Un lavoro che ha dato vita a Flutter Edge, un modello che permette di usare le migliori tecnologie e piattaforme in tutti i mercati con grande velocità sfruttando risorse condivise su larga scala anche.
Nell’ultimo periodo, tuttavia, le azioni della società hanno perso terreno a Wall Street. All’andamento ha contribuito il calo nel mercato Usa (in cui opera con il brand FanDuel), regione in cui tutti gli operatori soffrono a causa della proliferazione dei prediction markets, come Polymarket o Kalshi (che riescono ad aggirare i divieti sulle scommesse sportive negli Stati in cui sono in vigore). Si pensi che Kalshi ha raggiunto un volume annualizzato di 50 miliardi di dollari, che si traduce in 1,75 miliardi di ricavi. Di questi 50 miliardi, ben 5 sono stati movimentati da ragazzi tra 18 e 21 anni, minorenni negli Usa e per questo bannati a priori dal betting. In sostanza, Kalshi & Co hanno finora aggirato i divieti perché la Commodity Futures Trading Commission li classifica come intermediari finanziari e non come società di gioco d’azzardo. Una situazione controversa, visto che le scommesse sportive rappresentano la parte preponderante del loro mercato.
Ma c’è aria di cambiamento. Diversi Stati hanno intentato causa contro Kalshi per gioco d’azzardo illegale e non autorizzato e molti stanno vincendo: pochi giorni fa un tribunale dello stato del Michigan ha ordinato a Kalshi di chiudere le sue piattaforme di scommesse sportive.
A marzo è stato il turno del big delle lotterie Allwyn – di proprietà di Kkcg – che si è fuso con Opap, creando una piattaforma globale diversificata nell’intrattenimento del gioco, con una presenza estesa in più aree geografiche e un portafoglio articolato per prodotti e canali. La ratio? puntare su tecnologia, innovazione e contenuti digitali, con il sostegno di una struttura finanziaria solida e di una forte generazione di cassa.
Uno dei grandi deal in fase di chiusura è poi quello su Evoke (proprietaria di William Hill e 888). La società di giochi d’azzardo quotata a Londra, a giugno, ha accettato l’offerta da 243 milioni di sterline di Bally’s Intralot, dopo aver in precedenza respinto più proposte d’acquisto. La scelta di Evoke, in questo caso, è dovuta ai «danni provocati dalla legge di bilancio del governo britannico», che ha aumentato le tasse sui giochi da casinò online e sulle scommesse sportive, causando – secondo la società – un aumento del suo carico fiscale annuo tra 125 e 135 milioni di sterline. Una situazione che non si è però tanto riversata sul titolo, che da inizio anno è quasi raddoppiato, al di là dell’offerta di acquisto. (riproduzione riservata)