La produzione industriale è calata dell’1,2% nell’Eurozona ad agosto rispetto al mese precedente. Dall’economia arriva così un altro segnale di frenata.
Secondo le attese degli analisti, la crescita del pil dell’Eurozona sarà attorno allo zero nel terzo trimestre, dopo il +0,1% del secondo e il +0,6% del primo. I valori di inizio anno sono stati spinti dall’anticipo dell’attività in vista dei dazi Usa annunciati per la prima volta da Donald Trump a inizio aprile.
Se la crescita del 2025 arriverà all’1%, il merito sarà in buona parte dei primi tre mesi. Da allora è tornata nell’area una sostanziale stagnazione. Le speranze di crescita sono ora legate soprattutto al piano di stimolo della Germania.
La Bce secondo le attese non taglierà i tassi nella riunione del 30 ottobre. Ma una sforbiciata potrebbe essere considerata nei prossimi mesi, se la crescita e l'inflazione saranno inferiori alle attese.
Intanto il dato della produzione industriale ad agosto è stato condizionato dalla forte discesa del dato proprio in Germania (-5,2%) e anche in Italia (-2,4%).
«L’ufficio statistico tedesco ha suggerito che il calo registrato in Germania è stato in parte dovuto alla chiusura delle fabbriche per le vacanze estive, ma questa non sembra essere l’unica ragione. La produzione industriale nell’Eurozona esclusa l’Irlanda ha registrato una tendenza al ribasso dal 2017», ha osservato Capital Economics.
«La produzione manifatturiera non dovrebbe continuare a diminuire in modo così marcato come è avvenuto tra il 2022 e il 2024, quando il settore è stato colpito dagli shock dei prezzi dell’energia e dei tassi. L’ipotesi più plausibile è che la produzione rimarrà sostanzialmente stabile nel periodo 2026-2027, continuando però a frenare l’economia».
Riguardo all’Italia, Oxford Economics ha sottolineato che «il settore industriale non è ancora fuori pericolo. Le indagini di fiducia indicano che il settore potrebbe aver raggiunto il punto di minimo, ma segnalano comunque una fase di debolezza dell’attività manifatturiera nei prossimi mesi». Inoltre «è ragionevole pensare che nei prossimi mesi si vedranno in maniera più sostenuta gli impatti dei dazi statunitensi».
Nel complesso secondo gli economisti «i dati congiunturali indicano un terzo trimestre debole, dopo il lieve calo registrato nel secondo. I nostri modelli segnalano una possibile stabilizzazione o un’ulteriore marginale flessione dell’attività economica italiana».
Ing prevede una crescita del PIL italiano nel terzo trimestre di «un modesto 0,1%. I dati della produzione aggiungono un rischio al ribasso a questa previsione». Per gli economisti «il timido miglioramento auspicato per il terzo trimestre non si è concretizzato».
Intanto negli Stati Uniti l’inflazione dovrebbe essere in crescita, secondo quanto emerge da dati privati, in assenza di quelli ufficiali a causa dello shutdown. Il presidente della Fed Jerome Powell ha aperto nei giorni scorsi a un nuovo taglio dei tassi legato alla minore forza del mercato del lavoro. (riproduzione riservata)