La Francia si appresta a riconoscere lo Stato della Palestina. Il presidente Emmanuel Macron nella serata del 24 luglio ha pubblicato sui social la lettera inviata al numero uno dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, in cui esplicita l'intenzione della Francia di diventare la prima grande potenza occidentale a riconoscere uno Stato palestinese. Una decisione, si legge, presa nella speranza di accelerare una tregua nonché «in sintonia con l’impegno storico» storico francese «per una pace giusta e duratura in Medio Oriente». Il riconoscimento, annuncia Macron, sarà formalizzato a settembre, durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Resta ancora da chiarire qualche territorio la Francia riconoscerà come Stato palestinese.
Una fuga in avanti di Parigi, già anticipata nelle scorse settimane, ma che fa ancora più rumore visto che si è concretizzata a poche ore dai colloqui sulla situazione di Gaza chiesti d'urgenza per la giornata del 25 luglio dal premier britannico Keir Starmer agli omologhi di Parigi e Berlino. Non è ancora chiaro se altri partner del G7 seguiranno Macron, anche perché fonti diplomatiche interpellate da The Guardian hanno fatto trapelare che le spinte in avanti di Parigi hanno incontrato le resistenze anche di Regno Unito e Canada.
Non si sono fatte attendere le reazioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha condannato «fermamente» la decisione del «signor Macron» di riconoscere uno Stato palestinese, «accanto a Tel Aviv, in seguito al massacro del 7 ottobre 2023». Invece di portare la pace, questa decisione «premia il terrorismo», ha aggiunto Netanyahu accusando Parigi di guidare «una crociata contro lo Stato ebraico».
Reazione dura è arrivata anche da Washington, con un post pubblicato su X pubblicato dal segretario di Stato, Marco Rubio: «gli Stati Uniti - si legge - respingono fermamente il piano di Macron», una decisione «sconsiderata:non fa che alimentare la propaganda di Hamas e ostacola la pace», scrive Rubio definendo peraltro l'annuncio «uno schiaffo in faccia alle vittime del 7 ottobre».
Da non sottovalutare l’ipotesi che la presa di posizione di Macron punti proprio a contribuire a creare una linea europea sulla crisi in Medio Oriente, prendendo le distanze dagli Stati Uniti con il presidente Donald Trump che appare riluttante a esercitare pressioni su Netanyahu per porre fine alla guerra e le relazioni di Macron con la Casa Bianca tese a causa delle divergenze su Ucraina, dazi doganali e insulti personali.
Quanto all’Italia, «noi siamo per la soluzione due popoli e due Stati» quindi l’eventuale «riconoscimento del nuovo stato palestinese deve avvenire in contemporanea con il riconoscimento da parte loro dello Stato di Israele», ha sottolineato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, aprendo il Consiglio Nazionale di Forza Italia. D’altronde «a noi interessa la pace, non la vittoria di uno sull'altro e siamo il Paese al mondo che ha accolto il maggior numero di rifugiati da Gaza». (riproduzione riservata)