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Fed, per Jerome Powell è improbabile un taglio dei tassi a marzo

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La Fed lascia i tassi fermi al 5,25-5,5% ma non è ora di tagliare. Powell: servono dati migliori sull’inflazione | IL VIDEO

31 gennaio 2024, 14:06 Ultimo aggiornamento: 01 febbraio 2024, 18:53

La banca centrale Usa lascia i Fed Fund invariati, apre a riduzioni ma non a marzo. Rimossi i riferimenti che indicavano la volontà di continuare ad aumentare il costo del denaro fino a quando l’inflazione non fosse tornata al target

Come da previsioni la Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse invariati per la quarta riunione consecutiva al livello attualmente fissato tra il 5,25% – 5,5%. I Fed Funds restano così sui massimi degli ultimi 22 anni, un livello ampiamente restrittivo oltre che per gli standard storici anche in confronto ai dati sull’inflazione, scesa al 3,4% nel 2023, con l’indicatore Pce sui prezzi delle spese per consumi personali scivolato al 2,9%. Nonostante questo però la banca centrale Usa ha deciso di inviare solo un tiepido segnale ai mercati indicando che ha terminato di aumentare i tassi di interesse, ma ha chiarito che non è pronta ad iniziare a tagliare. «Il Comitato non si aspetta che sarà opportuno ridurre l’intervallo obiettivo finché non avrà acquisito maggiore fiducia che l’inflazione si sta muovendo in modo sostenibile verso il 2%», si legge nella nota del Fomc, in cui sono però stati rimossi i riferimenti che indicavano la volontà di continuare ad aumentare il costo del denaro fino a quando l’inflazione non fosse stata riportata verso il target. Nel considerare eventuali aggiustamenti all’intervallo obiettivo per il tasso dei fondi federali, il Comitato di politica monetaria «valuterà attentamente i dati in arrivo, l’evoluzione delle prospettive e l’equilibrio dei rischi». In sintesi, la banca si è aperta alla possibilità di una riduzione del costo del denaro, anche se non necessariamente nel breve periodo.

Le parole di Powell

«L’inflazione è ancora troppo alta, i progressi nel ridurla non sono garantiti e il percorso da seguire è incerto», ha detto il presidente delle banca centrale Jerome Powell nel corso della conferenza stampa successiva alla riunione di politica monetaria del 30-31 gennaio. Il numero uno della Fed ha sottolineato che il board «ha fiducia nel calo dell’inflazione», ma che «attende di vedere dei dati migliori, il segnale di essere sulla strada giusta» per avviare l’allentamento monetario. Rispondendo alle domande dei giornalisti sul taglio al costo del denaro, Powell ha poi detto in modo esplicito che ritiene «improbabile un taglio a marzo». Quanto alla crescita dell’economia Usa, il presidente ha invece evidenziato che «c’è molta strada da fare prima di dire che si è raggiunto un atterraggio morbido». «Certamente, sono positivo e siamo incoraggiati dai progressi sui dati», ha aggiunto Powell, ma «non stiamo affatto dichiarando alcuna vittoria: pensiamo che ci sia ancora molta strada da fare».

Cosa dice l’ultimo dot-plot

Nell’ultima riunione di dicembre i membri della banca centrale avevano segnalato nel dot-plot (il grafico a punti pubblicato su base trimestrale dalla banca centrali per sintetizzare le previsioni dei vari membri della banca) di aspettarsi una media di tre tagli di 75 punti base nel 2024, aprendo di fatto alla svolta di politica monetaria della Fed. In assenza di ulteriori indicazioni sui quando avverranno i primi tagli, se questo scenario dovesse così realizzarsi i tassi scenderanno dai livelli attuali a una forchetta compresa tra 4,5-4,75%. Secondo il dot-plot di dicembre, inoltre, nel 2025 i Fed Funds dovrebbero invece continuare a calare fino a toccare quota 3,5-3,75%.

L’ultimo rialzo della Fed è stato a luglio 2023. Da allora la banca centrale americana ha deciso di fermarsi muovendosi con cautela per valutare l’impatto della stretta monetaria sull’economia. Le complicazioni a livello geopolitico non hanno però aiutato la decisione della banca centrale. Nel frattempo i mercati si sono focalizzati sulla riduzione dei tassi scommettendo su un primo taglio a marzo che adesso però sembra più lontano, mentre potrebbero crescere le attese per una prima riduzione a maggio.

In rosso Wall Street, giù il dollaro

In scia alle comunicazioni della Fed gli indici di Wall Street viaggiavano in calo a un’ora dalla chiusura (-0,5% il Dow Jones, -1,2% l’S&P e -1,7% il Nasdaq sulla scia anche dei conti delle big tech). In calo i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni che segnavano un calo al 3,96%, mentre la scadenza a due anni scendeva al 4,23%. (riproduzione riservata)



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