Wall Street chiudono in rosso dopo che l’inflazione Usa ha rallentato meno delle attese: Dow Jones cede l’1,3%, S&P l’1,4%, mentre il Nasdaq perde l’1,8%. La doccia fredda arrivata dai prezzi frena la corsa delle borse americane, che nelle ultime sedute avevano aggiornato i massimi.
Anche i due re di Wall Street chiudono in rosso. Apple cede l’1,1% e Microsoft il 2,1% nonostante il successo raggiunto in Europa. Le due big tech sono riuscite a far escludere iMessage (Apple) e Bing (Microsoft) dalla lista dei gatekeeper del Digital Market Act, il provvedimento a difesa della concorrenza digitale nell’Ue. Insomma, Apple non dovrà aprire il suo servizio di messaggistica ai dispositivi Android, a WhatsApp e a Facebook Messenger di Meta, né alle app di messaggistica crittografate Signal e Telegram. Le restrizioni sulla concorrenza non si applicheranno nemmeno ai browser Bing ed Edge di Microsoft, ma in generale le due big tech continueranno a essere trattate come gatekeeper.
Wall Street apre la seduta in rosso. Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,9%, l’S&P 500 l’1,3% e il Nasdaq l’1,8%. Il 12 febbraio il Dow Jones Industrial Average aveva aggiornato di nuovo i massimi, risultato che in precedenza aveva raggiunto anche l’S&P 500, superando i 5 mila punti. Ma la corsa di Wall Street sembra arrestarsi dopo che l’inflazione Usa ha rallentato meno delle attese. A gennaio l’indice è cresciuto su base annua del 3,1%, dal 3,4% di dicembre, e oltre il 2,9% previsto, mentre su base mensile i prezzi sono saliti dello 0,3%, oltre il +0,2% stimato. Invece l’indicatore core, che esclude componenti volatili come energia e alimenti, è rimasto fermo al +3,9% annuo, sopra il +3,7% indicato dal consenso. Su base mensile l’aumento è dello 0,4%, ancora una volta oltre il +0,3% emerso a dicembre e atteso anche per gennaio.
La frenata inferiore alle previsioni dell’inflazione potrebbe spingere la Fed a rinviare il taglio dei tassi (i fed fund sono al 5,25-5,5%, ai massimi da 22 anni). Così il cambio euro-dollaro è sceso a quota 1,072 (-0,5%) e la valuta americana ha raggiunto i massimi da tre mesi. Anche il rendimento del Treasury decennale è tornato a correre ed è salito al 4,27% (+1%), e pure il petrolio scambia in rialzo: il prezzo del Brent e del Wti è cresciuto dello 0,7%. Ecco cinque titoli da monitorare martedì 13 febbraio.
Alle 15:30 il titolo Coca Cola guadagna l’1,2%. Nel quarto trimestre gigante delle bevande ha superato le attese sui ricavi: il fatturato ha raggiunto 10,85 miliardi, sopra i 10,68 miliardi indicati dal consenso. Il merito è dell’aumento dei prezzi, che hanno compensato il calo dei volumi nel Nord America. L’utile rettificato di Coca Cola però ha toccato 49 centesimi per azione, solo in linea con le previsioni.
Alle 15:30 le azioni JetBlue balzano del 12%. L’investitore attivista Carl Icahn ha acquisito il 10% della compagnia aerea tra gennaio e febbraio perché ritiene che il titolo sia sottovalutato dopo il calo di quasi il 30% negli ultimi 12 mesi. L’ingresso di Icahn diventa noto nello stesso giorno in cui Joanna Geraghty diventa ceo di JetBlue con il compito di accrescere la profittabilità e controllare i costi.
Alle 15:30 il titolo Nvidia cede il 2%. Il gigante dei chip ha superato la capitalizzazione di Amazon (ora è poco sotto a 1,78 trilioni) grazie alla spinta dell’AI ed è diventato la quarta società per valore a Wall Street dietro Microsoft, Apple e Alphabet. Dopo i conti anche Arm continua a correre aiutata sempre dal boom dell’intelligenza artificiale, ma dopo il +29,3% del 12 febbraio il titolo cede l’8% in quella che sembra una classica presa di profitto.
Alle 15:30 le azioni Tripadvisor balzano del 17%. La piattaforma di recensioni ha nominato un comitato speciale, composto dagli amministratori indipendenti del cda, per valutare una potenziale proposta di transazione. Il comitato ha nominato Centerview Partners come consulente finanziario per affiancarlo nel processo. L’annuncio ha scosso il titolo.
Alle 15:30 il titolo Paramount classe A cede il 3%. Il gigante dell’intrattenimento licenzierà circa 800 dipendenti, ovvero il 3% della sua forza lavoro. A gennaio il ceo Bob Bakish aveva avvertito che un taglio era imminente, perché Paramount doveva diventare «un’azienda più snella e spendere meno». L’annuncio arriva dopo che la rete Cbs ha stabilito un record di spettatori per la diretta del Super Bowl. (riproduzione riservata)