Un bel rialzo per Wall Street, nonostante l’inflazione Usa sia salita del 3,2% a febbraio, più dell’atteso 3,1%. Il Dow Jones chiude in rialzo dello 0,6%, l’S&P 500 dell’1,1% e il Nasdaq dell’1,5%. Torna a salire Nvidia (+7,2%), brilla anche Meta (+3,3%).
I mercati non si sono per niente scomposti dopo il dato sull’inflazione che ora rende un taglio dei tassi d’interesse a maggio molto improbabile. I motivi sono due: i prezzi sono aumentati solo di un soffio sopra il consenso e gli investitori erano già convinti che la Fed non si sarebbe mossa prima dell’estate. Insomma, i dati sull’indice dei prezzi al consumo sono più o meno in linea con le aspettative e quindi hanno ridato slancio al mercato azionario dopo due sedute deboli.
Secondo il capo economista di Nationwide, Kathy Bostjancic, il nuovo dato sull’inflazione «renderà i funzionari della Fed ancora più cauti e c’è chi scommette che un possibile primo taglio dei tassi slitterà alla seconda metà dell'anno. Prevale comunque l’aspettativa, all’interno degli operatori, che una decisione sarà presa a giugno». La banca centrale americana sarà aiutata nel suo compito dai dati sui prezzi alla produzione e dalle nuove richieste di sussidi di disoccupazione, che saranno diffusi giovedì 14 marzo.
Wall Street apre la seduta debole. Alle 14:30 il Dow Jones cede lo 0,1% mentre S&P 500 sale dello 0,1% e il Nasdaq dello 0,2%. Le borse Usa non digeriscono il dato sull’inflazione americana, che fatica a compiere l’ultimo miglio verso il target del 2% indicato dalla Fed. A febbraio i prezzi sono cresciuti del 3,2% su base annua rispetto al 3,1% indicato dal consenso. Su base mensile, invece, l’incremento è dello 0,4%, in linea con le attese. Anche l’inflazione core (esclude le componenti più volatili come energia e beni alimentari) non torna ancora nei ranghi: in questo caso il rialzo mensile è dello 0,4%, in linea con le stime, mentre quello annuo è del 3,8% contro il 3,7% previsto.
Con l’inflazione che cresce più delle attese (anche se non di molto) i tagli dei tassi annunciati dalla Fed si fanno sempre più lontani: prima di oggi (12 marzo) i mercati si aspettano che la banca centrale americana partisse a giugno (i fed fund sono al 5,25-5,5%, ai massimi da oltre 20 anni). Così la valuta americana si rafforza e il cambio euro-dollaro scende a quota 1,09 (-0,2%). Il rendimento del Treasury decennale sale invece a 4,15% (+0,05%), mentre il prezzo del petrolio Brent e del Wti si riduce dello 0,3%. Ecco cinque titoli da monitorare martedì 12 marzo.
Alle 14:30 il titolo Goldman Sachs cede lo 0,25%. Reuters rivela che in cinque anni la divisione asset management del gigante di Wall Street punta a espandere il proprio portafoglio di crediti privati a 300 miliardi dagli attuali 130 miliardi. Dopo la ritirata dal settore del credito al consumo Goldman Sachs ritiene che le unità asset and wealth management possano spingere la crescita. Ad oggi la divisione investment banking e trading è responsabile di circa il 70% dei ricavi.
Alle 14:30 le azioni Apple perdono lo 0,8%. La Mela si piega al Digital Markets Act dell’Ue e consentirà agli sviluppatori di software di distribuire le proprie app agli europei direttamente dai loro siti web, senza più dover passare per forza dallo store di Apple. In questo modo gli sviluppatori non saranno più costretti a versare la commissione del 30% imposta dalla big tech.
Alle 14:30 il titolo Boeing cede il 3,7%. Il New York Times ha rivelato che la Federal Aviation Administration ha scoperto una serie di criticità nelle strutture del produttore di aerei americano e in quelle di un suo fornitore chiave, Spirit AeroSystems. La Faa ha avviato l’indagine dopo il distacco di un portellone dal 737 Max 9 in dotazione all’Alaska Airlines.
Alle 14:30 le azioni Oracle balzano dell’11%. La forte domanda di infrastrutture e servizi di cloud computing ha permesso al colosso del software di chiudere il terzo trimestre con profitti superiori alle attese, trainati da un incremento dei ricavi del 7% su base annua. In particolare Oracle ha registrato un utile di 1,41 dollari ad azione (consenso a 1,38 dollari) e un fatturato di 13,28 miliardi, poco sotto i 13,29 miliardi previsti.
Alle 14:30 il titolo Manchester United perde l’1,3%. Nel secondo trimestre i proventi dei gironi di Champions League hanno fatto salire i profitti del club inglese, che però non è riuscito ad accedere agli ottavi. La società ha raggiunto un utile netto di 20,4 milioni di sterline, in crescita dai 6,3 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Il club punta ora a risollevarsi anche sul fronte sportivo con l’ingresso nel capitale di Jim Ratcliffe, che ha acquisito il 25%. (riproduzione riservata)