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La diretta da Wall Street| Borse Usa, S&P 500 e Nasdaq chiudono a un passo dai massimi di sempre
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La diretta da Wall Street| Borse Usa, S&P 500 e Nasdaq chiudono a un passo dai massimi di sempre

di Mario Olivari
26 giugno 2025, 15:40 Ultimo aggiornamento: 22:22

L'S&P500 e il Nasdaq si avvicinano ai record grazie ai titoli tecnologici e finanziari. Rivisto al ribasso il pil Usa del primo trimestre. Il presidente Trump potrebbe annunciare in anticipo il nome del successore di Powell alla guida della Fed. Dollaro ai minimi degli ultimi tre anni

L’S&P500 guadagna uno 0,8%, il Nasdaq uno 0,9% e il Dow Jones uno 0,9%. Il dollaro si indebolisce contro tutte le principali valute internazionali e il cambio euro dollaro guadagna lo 0,36% portandosi a 1,17. Il petrolio è in rialzo: il Wti sale dello 0,9% a 65,49 dollari al barile, mentre il Brent guadagna uno 0,7% e si porta a 66,92 dollari. Il rendimento decennale Usa scende a 4,242%.

I mercati azionari statunitensi hanno brevemente superato i massimi storici giovedì 26 luglio, spinti dai rialzi dei titoli tecnologici e finanziari. Sia l’S&P 500 che il Nasdaq Composite, a forte componente tech, sembravano avviati verso nuovi record prima di rintracciare leggermente nel pomeriggio. I titoli tecnologici e finanziari, duramente colpiti in primavera dopo l’annuncio dei dazi da parte del presidente Donald Trump, sono tornati a correre, sostenuti da una visione più ottimista degli investitori sul rischio di una guerra commerciale prolungata.

Le azioni di JPMorgan Chase hanno toccato un nuovo massimo intraday, avvicinandosi per la prima volta a una capitalizzazione di mercato superiore agli 800 miliardi di dollari. Anche Amazon.com e Goldman Sachs sono risultate tra i maggiori rialzisti della giornata.

Nel frattempo, il dollaro ha continuato a indebolirsi dopo che il Wall Street Journal ha riportato che Trump starebbe valutando di annunciare in anticipo il successore del presidente della Fed, Jerome Powell.

«Il mercato è tornato sui massimi storici grazie alla riduzione di alcune incertezze», ha dichiarato Paul Stanley di Granite Bay Wealth Management. «Si scommette su un miglioramento del contesto commerciale e sulla de-escalation delle tensioni in Medio Oriente, che rafforza la fiducia degli investitori.»

Alcuni dati macroeconomici più deboli del previsto hanno favorito l’acquisto di titoli di Stato USA a breve termine. La spesa dei consumatori è cresciuta al ritmo più lento dallo scoppio della pandemia da Covid-19, mentre un’impennata delle importazioni — causata dal timore dei dazi — ha pesato sul PIL del primo trimestre, rivisto al ribasso a -0,5%.

Le richieste continuative di sussidi di disoccupazione hanno raggiunto il livello più alto da novembre 2021, anche se le nuove richieste settimanali sono risultate inferiori alle attese. I mercati ora scontano con una probabilità del 73,8% un taglio dei tassi di 25 punti base a settembre, mentre il 21,3% degli operatori prezza un taglio da 50 punti base. Due tagli entro fine anno sono dati per certi, con un terzo che ha circa il 50% di probabilità.

«L’economia sta rallentando, ma resta resiliente», ha commentato Chris Larkin di Morgan Stanley a E*Trade. «Anche in assenza di un trend macro definito, il mercato è trainato dalla forza del comparto tech, che potrebbe spingere l’S&P 500 verso nuovi massimi assoluti.»

Sebbene sia incoraggiante vedere i listini vicini ai record storici, rimane il dubbio su quale possa essere il prossimo catalizzatore in grado di imprimere ulteriore slancio. A metà luglio prenderà il via la stagione delle trimestrali, che sarà un test cruciale per valutare come le aziende abbiano gestito l’incertezza commerciale nei mesi più turbolenti, come aprile e maggio.

«Il vero errore oggi non è non partecipare al rialzo, ma reagire in modo eccessivo a notizie di breve periodo, rischiando decisioni d’investimento sbagliate», ha aggiunto Stanley.

Un ulteriore segnale d’allerta arriva dal fatto che gli investitori stanno riversando liquidità nei segmenti più speculativi e volatili del mercato. «Questa è l’inizio di una fase di Fomo (paura di restare fuori dal mercato), tipica della parte finale dei cicli rialzisti strutturali», ha dichiarato Julian Emanuel di Evercore ISI. «Colpisce la rapidità con cui gli investitori sono tornati compiacenti e speculativi, considerando che solo due mesi fa il sentiment era marcatamente ribassista, e che permangono forti incertezze macro e politiche.»

Dal momento che il rialzo è trainato soprattutto dal comparto tech, alcuni analisti tecnici prevedono un possibile ritracciamento, a meno che anche altri settori inizino a partecipare al rally. L’S&P 500 equiponderato — considerato un indicatore più rappresentativo della partecipazione diffusa — si trova ancora circa il 4% sotto i massimi segnati a novembre.

Ora l’attenzione si concentra sul dato del Personal Consumption Expenditures (Pce) atteso venerdì, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed, che aiuterà a valutare l’impatto reale dei dazi sui prezzi al consumo. Il core PCE, che esclude alimentari ed energia, è atteso in aumento dello 0,1% su base mensile.

Alle 19:50 ore italiane l’S&P500 e il Nasdaq sono a un passo dal record di tutti i tempi 

I due principali indici Usa guadagnano rispettivamente lo 0,7% e lo 0,8%. 

Amazon e Goldman Sachs sono i titoli che trainano il listino, mentre Jp Morgan Chase supera per la prima volta nella storia gli 800 miliardi di capitalizzazione.


 

I principali indici Usa consolidano i rialzi conseguiti dopo due ore di contrattazione

l’S&P500 guadagna uno 0,6%, il Nasdaq uno 0,6% e il Dow Jones uno 0,7%.

L’indice S&P500 ha guadagnato oltre il 20% rispetto ai minimi di chiusura toccati ad aprile, nel pieno dell’allarme sui dazi statunitensi. Da allora le tensioni commerciali si sono attenuate, ma a Wall Street c’è chi resta scettico sul fatto che l’attuale slancio dei mercati possa continuare.

«I mercati guardano avanti: vedono tassi d’interesse più bassi, meno regolamentazione per il settore bancario, un’Europa che si sposta dall’austerità allo stimolo fiscale, e un contesto in cui l’inflazione e le tariffe fanno meno paura», ha commentato Jamie Cox, managing partner di Harris Financial Group. «Non è certo lo scenario da “stagflazione” per cui ci avevano chiesto di prepararci».

In merito alla revisione al ribasso del pil Usa nel primo trimestre Sam Stovall, chief investment strategist di Cfra Research, ha commentato: «Una contrazione dello 0,5% è peggiore del previsto, ma riflette soprattutto l’impatto delle importazioni, che nel primo trimestre hanno nettamente superato le esportazioni, mentre aziende e consumatori cercavano di anticipare l’entrata in vigore dei dazi».


Nel frattempo, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, relative alla settimana terminata il 21 giugno, sono scese a 236.000, al di sotto delle 244.000 attese dagli analisti. Un dato che segnala un’economia ancora solida, capace di reggere.

Sul fronte geopolitico, le tensioni in Medio Oriente sembrano essersi allentate dopo che martedì il presidente Trump ha annunciato il cessate il fuoco tra Israele e Iran. Pur accusando entrambi i Paesi di aver violato l’intesa — e dichiarandosi «insoddisfatto» di entrambi — l’accordo, finora, sembra reggere. Gli Stati Uniti hanno in programma un incontro con l’Iran la prossima settimana.

Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco, ha affermato che ci sono segnali sempre più evidenti del fatto che i dazi potrebbero non generare un’impennata duratura dell’inflazione, rafforzando così la possibilità di un taglio dei tassi in autunno, secondo quanto riportato da Bloomberg News.

Tutti gli occhi ora sono puntati sul report Pce (Personal Consumption Expenditures) in uscita venerdì, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed, per valutare se e in che misura i dazi stiano effettivamente influenzando i prezzi negli Stati Uniti.

I principali indici Usa aprono in territorio positivo a ridosso dei massimi storici

L’S&P500 guadagna uno 0,3%, il Nasdaq uno 0,3% e il Dow Jones uno 0,4%. Il dollaro si indebolisce contro tutte le principali valute internazionali e il cambio euro dollaro guadagna lo 0,5% portandosi a 1,1712. Il petrolio è in rialzo: il Wti sale dell’ 1,1% a 65,63 dollari al barile, mentre il Brent guadagna uno 0,9% e si porta a 67,05 dollari. Il rendimento decennale Usa scende a 4,271%.

Il dato del pil Usa del primo trimestre è stato rivisto al ribasso a -0,5%, secondo la terza stima diffusa dal Bureau of Economic Analysis. Nel trimestre precedente, ovvero l’ultimo del 2024, il pil reale era invece cresciuto del 2,4%. Il calo registrato nei primi tre mesi del 2025 è stato dovuto principalmente all’aumento delle importazioni — che vengono sottratte nel calcolo del pil — e alla contrazione della spesa pubblica. Questi effetti negativi sono stati in parte bilanciati da un incremento degli investimenti e dei consumi delle famiglie. Rispetto alla seconda stima, il dato sul pil è stato rivisto al ribasso di 0,3 punti percentuali, a causa soprattutto di una correzione negativa dei consumi e delle esportazioni, solo parzialmente compensata da una revisione al ribasso anche delle importazioni.

Il presidente Trump starebbe valutando di annunciare in anticipo la sua scelta per il successore del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

Il nuovo presidente della Fed non assumerebbe l’incarico prima di maggio, ma un annuncio già in estate o in autunno sarebbe decisamente in anticipo rispetto al consueto e potrebbe permettere al futuro presidente di influenzare le aspettative sui prossimi movimenti dei tassi d’interesse.

«I rumors secondo cui Trump starebbe pensando a una nomina anticipata del prossimo presidente della Fed stanno alimentando ulteriormente le scommesse su un orientamento più accomodante», ha dichiarato Francesco Pesole, strategist di Ing.

Negli ultimi giorni, due membri del consiglio della Fed — entrambi nominati da Trump — hanno dichiarato che prenderebbero in considerazione un taglio dei tassi già a luglio, segnando una rottura con l’approccio attendista di Powell e aumentando la pressione sul dollaro. Secondo i dati del CME, i mercati ora attribuiscono una probabilità su quattro a un taglio il mese prossimo, in aumento rispetto al 12,5% della settimana precedente.

Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della giornata.

1. Shell 

Il colosso petrolifero ha smentito di essere in trattative preliminari per l'acquisto di Bp, respingendo quanto riportato dal Wall Street Journal. Nonostante ciò, le azioni della compagnia guadagnano un 2,3% dopo due ore di contrattazione.

2. Nvidia

Le azioni del produttore di chip per l’intelligenza artificiale sono salite a un nuovo massimo storico mercoledì. Nvidia è tornata ad essere la società con la maggiore capitalizzazione di mercato, superando Microsoft . Il titolo guadagna uno 0,6% dopo due ore di contrattazione.

3. Micron

L’azienda specializzata in memorie ha registrato un forte incremento delle vendite e degli utili trimestrali. Le azioni scendono di uno 0,7% dopo due ore di contrattazione. Anche altri produttori di semiconduttori, tra cui Amd e Marvell , hanno segnato rialzi.

4. Meta

Il Ceo Mark Zuckerberg ha strappato tre ricercatori a OpenAI, un colpo importante sul fronte del reclutamento, con l’obiettivo di rafforzare gli sforzi di Meta nell’intelligenza artificiale. Il titolo sale di 1,7% alle 17:30 ore italiane.

5. Jefferies

La banca d’investimento ha registrato ricavi e utili trimestrali in calo, al di sotto delle aspettative. Jefferies ha spiegato che l’incertezza legata alle politiche statunitensi e alla situazione geopolitica ha penalizzato l’attività. Il titolo perde 2,5% dopo due ore di contrattazione.



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