skin track
Ursula von der Leyen, presidente Commissione Europea
Ursula von der Leyen, presidente Commissione Europea
Analisi Leggi dopo

L’effetto Bruxelles e i disastri del Green Deal. Cosa deve fare l’Europa su energia e industria

di Stefano da Empoli*
12 gennaio 2026, 21:23

La rimozione dello stop ai motori termici e le semplificazioni Esg chiudono un anno difficile per il Green Deal. Resta da vedere se queste modifiche basteranno a rilanciare la competitività europea e italiana

A metà dicembre la rimozione dello stop al 2035 dei motori termici e il contestuale voto dell’Europarlamento a favore delle semplificazioni delle direttive su due diligence e rendicontazione aziendale in materia Esg hanno concluso un annus horribilis per il Green Deal.

Se non smontato, quantomeno ridiscusso quasi tassello per tassello. All’esordio di un nuovo anno, bisogna chiedersi però se queste modifiche bastino a determinare un rimbalzo significativo della competitività europea (e italiana).

Appare ormai chiaro anche a osservatori non prevenuti come alla lunga il cosiddetto effetto Bruxelles, cioè l’aver creduto che la regolamentazione fosse la migliore carta a disposizione della Ue per far valere i propri interessi a livello mondiale, si sia ritorto contro noi stessi, sotto il peso della propria ambizione.

I segnali dei problemi dell’Europa

A darci la sveglia è stato Donald Trump e l’aggressività della sua politica commerciale e in generale della sua postura verso alleati storici degli Usa, si veda da ultimo l’affaire Groenlandia, ma sbaglieremmo ad attribuire la parabola discendente dell’effetto Bruxelles soltanto o prevalentemente al fattore americano.

In realtà è in gran parte l’Europa la fonte dei propri problemi e non c’è dossier che lo illustri meglio del Green Deal. Prendiamo per esempio i suoi impatti sull’Italia. Molto si è parlato giustamente del divieto di produzione delle auto a combustione, che ha sicuramente contribuito alla crisi della filiera automotive italiana, e della parallela messa al bando della vendita di caldaie a gas a partire dal 2029 (che con un colpo solo rischiava di mettere a repentaglio sia il portafoglio delle famiglie italiane che i ricavi di una filiera produttiva significativa per il nostro Paese).

Meno si è ragionato sulle possibili implicazioni di una direttiva come la Cs3d, quella appunto di cui si è votata una parziale semplificazione a dicembre, che imporrebbe alle grandi imprese operanti in Europa di gestire e minimizzare i rischi derivanti da diritti umani, ambientali e climatici lungo tutta la catena del valore.

In altre parole, a poter essere impattate quantomeno indirettamente sono aziende di tutto il mondo e di tutte le dimensioni. Al di là delle buone intenzioni di partenza con effetti paradossali e potenzialmente catastrofici.

Energia e geopolitica

Come dimostra la dichiarazione congiunta con la quale a ottobre Stati Uniti e Qatar hanno avvisato l’Unione europea che a causa proprio della direttiva Cs3d le proprie forniture di energia potrebbero essere a rischio in futuro.

L’ambasciatore Usa presso l’Ue, Andrew Puzder, ha poi rincarato scrivendo sul Financial Times che «sarà praticamente impossibile per le grandi compagnie energetiche svolgere attività su larga scala in Europa, per non parlare del soddisfare le esigenze energetiche dell'Ue».

Per l’Italia, che ha nel gas naturale un perno fondamentale del proprio mix energetico, il rischio sarebbe elevatissimo. Solo grazie al gnl importato da Usa e Qatar il nostro Paese è infatti riuscito a far fronte alla cessazione dell’import dalla Russia.

Europa, necessaria innovazione

Ci si deve domandare a questo punto se la frenata delle istituzioni Ue sugli effetti più nefasti del Green Deal sia sufficiente e tempestiva. Molti danni sono stati già fatti e altri saranno difficili da disinnescare semplicemente con qualche rinvio o limitandone gli effetti.

Una strategia di controllo del danno che tuttavia non ne rimuove le dinamiche. Creando al tempo stesso nuove incertezze. Dunque, bene l’inizio di svolta del 2025 ma qualora questa spinta dia luogo a modifiche più cosmetiche che sostanziali, e non sia accompagnata da un nuovo effetto Bruxelles, basato soprattutto su una politica industriale pro-innovazione e un mercato interno davvero comuni, difficilmente si potranno recuperare i livelli di competitività del passato.

Con buona pace degli sforzi tardivi dell’attuale Commissione e delle molte amnesie di questi anni degli Stati membri. (riproduzione riservata)

*Presidente dell’Istituto per la Competitività (I-Com)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza