A febbraio 2026 il clima di fiducia disegna un quadro contrastato, che segnala una domanda interna più tonica, ma un tessuto produttivo ancora attraversato da linee di frattura settoriali. Secondo i dati di Istat, l’indicatore di fiducia dei consumatori sale per il terzo mese consecutivo, mentre quello delle imprese arretra lievemente, pur restando su livelli superiori alla media del 2025.
Il recupero della fiducia delle famiglie (determinato da un indice che passa da 96,8 a 97,4) è trainato soprattutto da una percezione più favorevole della situazione economica generale del Paese. Migliorano anche il clima corrente e quello futuro, segnalando aspettative meno caute rispetto alla fine del 2025. Restano però alcune zone d’ombra: le valutazioni sulla situazione economica personale non mostrano lo stesso slancio e si raffredda la propensione al risparmio, mentre tornano a peggiorare, seppur marginalmente, le attese sulla disoccupazione.
Sul fronte delle imprese, il dato aggregato (che diminuisce da 97,7 a 97,4) nasconde una dinamica a due velocità. Le costruzioni accelerano nettamente, spinte da un miglioramento degli ordini e da prospettive occupazionali in forte crescita, tornando sui livelli di fine 2025. Bene anche il commercio al dettaglio, dove tutte le componenti dell’indice risultano in miglioramento, segnale di una domanda che regge.
Di segno opposto, invece, la manifattura: tutte le componenti dell’indice mostrano una dinamica sfavorevole, confermando le difficoltà di un comparto ancora esposto alla debolezza del ciclo internazionale e ai costi di aggiustamento industriale. Nei servizi di mercato peggiorano i giudizi sugli ordini e sull’andamento degli affari, ma migliorano le aspettative, suggerendo che la fase di rallentamento potrebbe essere transitoria. (riproduzione riservata)