Il governo britannico si prepara a investire 725 miliardi di sterline (oltre 846 miliardi di euro) per stimolare la crescita. E lo farà con un piano decennale concentrato su infrastrutture, transizione energetica e strutture sociali e ambientali. Dopo l’approvazione del progetto Intesa Sanpaolo ha riunito a Londra aziende, fondi infrastrutturali e investitori istituzionali basati in Italia, Regno Unito e Middle East per analizzare il piano e sfruttarne le opportunità.
All’evento della divisione Imi Cib erano presenti anche John Edwards, direttore del dipartimento per gli investimenti del governo inglese, l’ex premier Enrico Letta e il professor Alan Morrison della Saïd Business School dell’Università di Oxford. Tra le società c’erano invece Eni, Masdar, Macquarie Am e Ofgem.
In Uk dal 2023 a oggi la divisione Imi Cib ha giocato un ruolo in deal per complessivi 11 miliardi di euro. Intesa Sanpaolo, ad esempio, ha affiancato Eni nel progetto Liverpool Bay T&S (trasporto e stoccaggio di Co2) da 2,5 miliardi di sterline e ha partecipato anche all’acquisizione di National Grid Transmission da parte di Macquarie Am.
«Siamo impegnati con un ruolo di catalizzatore nel sostenere gli investimenti per supportare i progetti chiave del nuovo piano britannico», commenta Mauro Micillo, chief della divisione Imi Cib. «Continueremo a collaborare per creare sinergie e opportunità di business per migliorare la competitività e promuovere allo stesso tempo uno sviluppo sostenibile».
Intesa Sanpaolo è attiva da oltre un secolo nel Regno Unito ed è presente anche nel Middle East con le sedi di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Istanbul. Nell’area la divisione Imi Cib ha rapporti commerciali con oltre 600 gruppi e a fine 2024 lo stock dei finanziamenti era di 8,5 miliardi di euro. Adesso l’obiettivo di Ca’ de Sass è rafforzarsi ancora nella regione, che con l’Ue vale oltre il 30% del pil mondiale, partendo da una posizione di forza.
«Nel project finance, l’anno scorso, i volumi globali hanno superato 300 miliardi di euro, di cui 45 miliardi - pari al 15% del totale - hanno riguardato operazioni che hanno coinvolto la nostra divisione», osserva Micillo. «Noi siamo convinti che un dialogo costruttivo tra settore pubblico e privato sia la chiave per accelerare, con progetti che rafforzeranno la competitività del Regno Unito».
Anche l’Ue ha bisogno di una mole crescente di investimenti infrastrutturali. «Metà continente deve essere riqualificato e il Paese più grande di tutti, la Germania, è in una situazione drammatica», osserva Letta. «Dobbiamo realizzare con urgenza l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti (Siu) per finanziare le infrastrutture anche con fondi non statali, cosa purtroppo non avvenuta con il Pnrr. In questo settore, quindi, sarà fondamentale mettere insieme pubblico e privato». (riproduzione riservata)