JP Morgan continua a consigliare di sovrappesare (overweight) in portafoglio il titolo Intesa Sanpaolo. Il Rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) del 18% sostiene un margine di interesse più resiliente e il rendimento ricorrente del 14% circa nel periodo 2024-2026 è uno dei più alti nel settore bancario. Il target price sale da 3,8 a 3,9 euro dopo una revisione al rialzo delle stime di utile per azione (2024 da 0,43 a 0,44 euro per azione, 2025 da 0,43 a 0,46 euro per azione e 2026 da 0,46 a 0,50 euro per azione). Anche Hsbc oggi, 1° marzo, ha alzato il target price su Intesa Sanpaolo da 3,50 a 3,70 euro, ribadendo il rating buy: «il consenso non sta considerando a sufficienza il contributo dell'hedging; aumentiamo le nostre stime di utile per azione stimato per il 2025/2026 del 3%/4%, il 4% circa al di sopra delle previsioni del consenso», si legge nel report di Hsbc.
Il margine di interesse dell’istituto guidato da Carlo Messina è stato più resiliente del previsto. Ora JP Morgan lo vede scendere solo del 6% dagli 14,6 miliardi del 2023 a 13,7 miliardi nel 2025 (15,039 euro nel 2024 dai 14,646 miliardi del 2023), sulla base di tassi Euribor a 3 mesi stimati calare dal 3,44% al 2,5%. Inoltre, si aspetta ancora deflussi significativi a livello di depositi (-4%/-2% nel 2024 e nel 2025), una riduzione più lenta dei tassi di finanziamento wholesale e volumi di prestiti più deboli (-2%/+1% nel 2024 e nel 2025). Le stime di JP Morgan sul margine di interesse della banca tengono conto anche dell'aumento dei costi dei depositi nel 2024 (circa 20bp rispetto alla guidance di 10-20bp). Le previsioni sul margine di interesse per il 2025 implicherebbero un upside dell'utile per azione del 10% rispetto alle stime attuali di JP Morgan e del 7% rispetto a quelle del consenso Bloomberg.
Il Rote del 18% è sostenibile anche con tassi più bassi. Nonostante il calo del margine di interesse, JP Morgan si aspetta comunque che l'utile per azione cresca a un tasso medio annuo (cagr) del +7% nel periodo 2023-2025 grazie al recupero delle commissioni (cagr del 3,3%) e alla normalizzazione del trading, che compensano ampiamente la debolezza del margine di interesse. In più, la crescita dei costi rimane contenuta con un cagr del +0,5% nel periodo 2023-2025 nonostante l'inflazione sottostante dei salari grazie alle uscite volontarie; il costo del rischio si è normalizzato al 30% e i buyback aiutano a ridurre il numero di azioni. Il Rote rimane alto al 18% circa nel 2024-2025 e anche con tassi normalizzati al 2% nel 2026, il rendimento del patrimonio netto tangibile potrebbe aumentare ulteriormente, supportato dai volumi dei prestiti e dalla crescita delle commissioni.
Intesa Sanpaolo offre un rendimento totale ricorrente del 14% circa l’anno per il periodo 2024-2026. Il payout del 70% a livello di dividendi cash implica già dividendi crescenti con il rendimento della cedola che aumenta dal 10% del 2023 all’11% circa nel 2024 e nel 2025 e all’11,4% nel 2026. JP Morgan si attende un dividendo di 0,33 euro per azione a valere sul bilancio 2024, di 0,35 euro a valere sul bilancio 2025 e di 0,37 euro a valere sul bilancio 2026. Con un coefficiente patrimoniale Cet1 fully loaded di Basilea 4 che rimarrà ben al di sopra del 13,5% nel 2025, c'è spazio per distribuire altro capitale oltre al payout del 70% in dividendi. «Ci aspettiamo che il payout totale rimanga al 90% nel periodo 2024-2026, con 1,7 miliardi di buyback l’anno, portando la distribuzione totale del capitale di Intesa Sanpaolo da 7,1 miliardi nel 2023 a 7,5 miliardi nel 2024, a 7,6 miliardi nel 2025 e a 7,8 miliardi nel 2026. Il rendimento totale del payout per anno sarebbe, appunto, del 14,2% in media per il periodo 2024-2026, ben al di sopra della media del settore del 10% circa. «Valutare Intesa Sanpaolo a un rendimento totale del 10%, in linea con quello del settore», conclude JP Morgan, «implicherebbe 4,44 euro per azione, in pratica il 50% in più rispetto al prezzo attuale del titolo» che al momento a Piazza Affari sale del 2,25% a 3,004 euro. (riproduzione riservata)