IbanFirst crescerà ancora, anche in Italia. Per il sesto anno consecutivo nella classifica FT1000 del Financial Times, che riconosce le 1000 aziende europee con il tasso di crescita più elevato, la fintech, con sede a Bruxelles, punta a un fatturato di 85 milioni di euro e un annual recurring revenue di 100 milioni entro la fine del 2025, continuando a diventare ogni giorno più redditizia: registra un ebitda positivo da oltre due anni.
«Gestiamo l’azienda secondo la regola del 40, che è molto utilizzata nelle aziende fintech: sommi il tasso di crescita al margine ebitda. Se la crescita è del 30% e l’ebitda del 10%, si arriva a 40%, che è un livello molto buono», sottolinea a Mf Pierre Antoine Dusoulier, fondatore e ceo di iBanFirst. In passato, «crescevamo anche del 60% ma con un ebitda negativo del -20%: comunque sempre 40%. L’anno scorso il margine è stato modesto, ma la crescita del 45%. Anche quest’anno continuiamo a gestire l’azienda secondo questa regola: crescita del 30-40% e dell’ebitda del 10-15%».
Il target principale di iBanFirst sono le multinazionali small e medium, di solito poco servite dalle banche tradizionali ma che affrontano problemi complessi (la gestione di incassi e pagamenti crossborder, la copertura dal rischio cambio…). «Ci rivolgiamo a questa categoria proprio perché possiamo aiutare queste società a semplificare la complessità dei pagamenti internazionali», ha spiegato Dusoulier, top manager innovativo con alle spalle una carriera nel mercato forex. Con 10 mila clienti in tutto il mondo e il target di aggiungerne 3 mila entro la fine dell’anno, iBanFirst gestisce un volume di transazioni di quasi 2 miliardi di euro ogni mese. L’obiettivo è superare questo livello, ha previsto il fondatore, il che equivale a 500 mila pagamenti nel 2025.
Anche l'Italia ha registrato una crescita significativa nel 2024: il fatturato è raddoppiato, così come il numero dei clienti e il valore delle transazioni in valuta che ha passato il mezzo miliardo di euro. «L’Italia rappresenta un mercato estremamente promettente per iBanFirst, grazie alla forte presenza di Pmi», dice il country manager italiano, Michele Sansone. La branch italiana, aperta solo tre anni fa, ha registrato una crescita straordinaria, confermando il grande potenziale di questo mercato dove molte aziende sono gestite ancora in modo tradizionale. Il ricambio generazionale con top manager più giovani apre alla digitalizzazione e quindi alla nostra offerta innovativa», sottolinea Sansone.
Presente in 10 Paesi europei, con la Francia che rappresenta il 30% del business (a seguire la Germania e i Paesi Bassi) «entro fine anno apriremo in Portogallo e Lussemburgo», ha anticipato Dusoulier. Escluse a breve partnership con altre società, l’azienda continuerà a investire in tecnologia per arricchire ulteriormente i suoi prodotti. «Per il 2025 investiremo 12 milioni in tecnologia. Abbiamo un team di 100 persone solo su R&D e sullo sviluppo prodotti. In particolare, ci stiamo concentrando sull’intelligenza artificiale per la quale quest’anno investiremo 2 milioni di euro con ben cinque sviluppatori dedicati a funzionalità legate all’AI. Per esempio, stiamo testando un sistema con 100 clienti, ma verrà esteso a tutti, con cui possono inviare la foto di una fattura via mail e l’AI risponde chiedendo se vogliono pagarla». Un’alternativa al dinosauro bancario. (riproduzione riservata)