La mattina di giovedì 10 luglio si apre in un clima moderatamente positivo sui mercati europei, con l’indice Stoxx 600 in crescita dello 0,5%. L’ottimismo degli investitori arriva in un momento di attesa per gli sviluppi delle trattative commerciali tra Stati Uniti ed Europa, che ancora non hanno portato ad un accordo definitivo.
Al centro dell’attenzione ci sono le azioni del comparto minerario, che si distinguono per un rialzo significativo del 3,4%, trainando il Ftse 100 britannico oltre il suo precedente record intraday fissato a marzo. In particolare, i titoli di Anglo American registrano un’impennata del 4,6%, mentre Rio Tinto e Glencore crescono del 4% (intorno alle ore 11:00).
Queste società sono fortemente coinvolte nel mercato del rame, un settore che sta vivendo una forte volatilità dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump riguardo all’introduzione, a partire dal 1° agosto, di dazi del 50% sull’importazione del metallo rosso. La notizia ha immediatamente fatto salire vertiginosamente i prezzi del rame negli Stati Uniti e suggerisce un probabile aumento del sostegno governativo ai progetti minerari a livello nazionale.
L’effetto combinato di questa dinamica sembra rafforzare le prospettive di crescita per le compagnie minerarie europee, mentre gli operatori restano con gli occhi puntati sulle future evoluzioni della guerra commerciale e sulle politiche di sostegno a questi settori strategici.
Secondo quanto riportato da Berenberg, i prezzi dell’uranio, attualmente intorno a 74 dollari/lb, sono destinati a salire, sostenuti da un mercato in deficit causato dalla riduzione delle forniture dovuta all’esaurimento delle miniere e da una domanda in crescita. La spinta arriva dall’espansione globale del nucleare e dall’interesse per i reattori modulari di piccola scala (Smr), alimentati anche dalla crescente domanda energetica di data center e sistemi di AI.
L’offerta futura presenta però rischi significativi: nuove miniere in costruzione o avviamento, ampliamenti di impianti esistenti e progetti ancora da finanziare o autorizzare potrebbero subire ritardi o problemi tecnici.
Sul fronte della domanda, le utilities statunitensi mostrano coperture in calo dal 2026, con il 20% di fabbisogno scoperto nel 2027, costringendo a contratti a prezzi superiori agli attuali spot. I prezzi a medio-lungo termine sono stimati tra 80 e 97 dollari/lb, suggerendo una crescita nella seconda metà del 2025, grazie all’aumento delle attività. (riproduzione riservata)