I raid aerei condotti da Israele venerdì 13 giugno contro il programma nucleare e i siti di missili balistici iraniani hanno spinto la Repubblica Islamica a promettere una «dura risposta» contro il governo del premier Benjamin Netanyahu e contro gli Stati Uniti, che hanno negato ogni coinvolgimento.
L’attacco in tutto l’Iran, che ha fatto impennare i prezzi del petrolio, ha preso di mira siti nucleari e alti comandanti militari. La televisione di stato ha riferito che il capo delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Salami, sarebbe stato ucciso.
La reazione dei mercati è stata immediata: borse in rosso con i titoli delle banche e del retail, per paura di un effetto recessivo sull’economia, acquisti sulle azioni della difesa e dell’oil. Intanto il petrolio Wti americano corre (+6,5% a 72,32 dollari il barile), con JP Morgan che lo vede a 120 dollari se il conflitto in Medio Oriente erompe e il Vix, l’indice della paura, vola (+21,25% a 21,85). Acquisti anche sull’oro (+1% a 3.438 dollari per oncia). Che cosa bisogna sapere ora sul conflitto in Medio Oriente per ristrutturare il proprio portafoglio?
Secondo Andrea Stricker (vicedirettore e ricercatore del programma di non proliferazione e biodifesa presso la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, FDD), «per disabilitare le strutture servirebbero diversi giorni di bombardamenti o lanci di missili usando bombe pesanti per penetrare in profondità. Il sito di arricchimento di Fordow, ad esempio, si trova a una profondità di 60-90 metri. E l’Iran stava parlando di attivare un nuovo sito a oltre 100 metri sotto una montagna vicino a Natanz.»
Stricker sottolinea che «per colpire o disattivare il programma nucleare e bloccarlo per mesi o anni, servono bombardamenti pesanti e ripetuti. Idealmente Israele avrebbe dovuto coinvolgere gli Stati Uniti, che dispongono di armi (bunker buster) più potenti, ma anche Israele ne ha alcune che può usare da sola».
Quanto alla reazione dell’Iran, Stricker ritiene che «probabilmente prenderanno di mira siti militari, ma c’è sempre la possibilità che colpiscano città e centri civili, se vogliono terrorizzare la popolazione. Una volta che l’Iran risponderà, vedremo l’intervento degli Stati Uniti, come accaduto nell’aprile e nell’ottobre del 2024».
Rodger Shanahan, esperto di Medio Oriente e ufficiale in congedo dell’esercito australiano, teme che stia emergendo «lo scenario peggiore». Ovvero una guerra a lungo temuta dagli analisti fra Israele e Iran.
«In caso di attacco sulle aree civili in Israele, l’Iran varcherebbe la linea rossa, il punto di non ritorno. Se colpissero basi militari israeliane, sarebbe uno scambio simmetrico, potrebbero prendere di mira persone coinvolte nel programma nucleare israeliano o alti ufficiali. Se restasse su quel piano, sarebbe contenibile. Ma un attacco indiscriminato porterebbe in una spirale mortale».
Mara Rudman, docente all’Università della Virginia ed ex vice inviato per la pace in Medio Oriente al Dipartimento di Stato, ha detto a Bloomberg Television che non crede «si tratti di un’azione isolata da parte di Israele, considerando gli obiettivi di impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare. Dobbiamo aspettarci una campagna lunga e articolata, alla quale l’Iran risponderà in vari modi».
Ankit Panda, senior fellow presso il Carnegie Endowment, ha scritto che «Israele ha dichiarato di non cercare un cambio di regime, ma di colpire solo le capacità nucleari. Tuttavia, se i bersagli includono membri del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, sarà difficile per Teheran non interpretarlo come un attacco politico più ampio. È davvero pericoloso».
Bilahari Kausikan, ex Segretario permanente per gli Affari Esteri di Singapore ed ex presidente dell'Istituto per il Medio Oriente, è dell’idea che «resterà un conflitto regionale, con la maggior parte degli stati sunniti arabi che, pur senza esporsi, sosterranno Israele. Anche se l’Iran lanciasse attacchi terroristici a livello globale, la guerra si allargherà solo se le grandi potenze si schiereranno con Teheran. Ma gli Stati Uniti e i loro alleati non lo faranno, la Russia è impegnata in Ucraina e la Cina, pur essendo un attore economico importante nel Golfo, ha una presenza politica e militare perlopiù simbolica».
Kausikan ricorda che i missili iraniani «hanno fallito contro Israele lo scorso anno, mentre le forze di Hezbollah e Hamas sono state decimate. Teheran potrebbe causare più danni stavolta, colpendo obiettivi più vulnerabili in Arabia Saudita, Emirati, Bahrein o nel Golfo, ma non sarebbe nulla di apocalittico». (riproduzione riservata)