L’Unione Europea è pronta a colpire ancora la Russia dove fa più male: l’export di energia e le banche. Nel 18esimo pacchetto di sanzioni Bruxelles ha chiesto agli Stati membri di non servirsi più delle infrastrutture energetiche della Russia, tra cui i gasdotti Nord Stream I e II, e di abbassare l’attuale tetto al prezzo del greggio da 60 a 45 dollari al barile.
Alla stretta sull’energia si aggiunge poi quella sul sistema bancario, anche nei confronti degli istituti di credito non russi che effettuano scambi commerciali con Mosca, soprattutto nella vendita del petrolio. Un doppio attacco che per la Commissione dovrebbe costringere Vladimir Putin a trattare con Volodymyr Zelensky.
«Fino ad oggi Mosca non ha dimostrato alcuna volontà di pace, quindi aumenteremo la pressione anche con ulteriori sanzioni severe», spiega la presidente Ursula von der Leyen. Per approvare il pacchetto, però, serve il via libera all’unanimità degli Stati membri, atteso entro fine luglio.
Ma Slovacchia e Ungheria, da sempre vicini alle posizioni russe, potrebbero opporsi anche in questo caso e costringere Bruxelles a nuove concessioni per sbloccare i negoziati. Le misure proposte in teoria non dovrebbero avere impatti negativi su Budapest, che quindi potrebbe dare l’ok come fatto con in passato. La Ue inoltre lavora a dei meccanismi per superare eventuali veti.
La misura principale dell’ultimo pacchetto è l’abbassamento del tetto al prezzo del petrolio, introdotto dall’Ue e dal G7 dopo l’invasione dell’Ucraina. Lo strumento vieta alle aziende dei Paesi che l’hanno adottato di trasportare il greggio russo venduto a più di 60 dollari al barile.
Per la prima volta, inoltre, «proponiamo un divieto di utilizzo del Nord Stream I e II», precisa von der Leyen. «Ciò significa che nessun operatore dell’Ue potrà partecipare, direttamente o indirettamente, a transazioni relative ai due gasdotti. Non si torna al passato».
L’obiettivo dell’Europa insomma è colpire più duramente le esportazioni di petrolio di Mosca, che «rappresentano ancora un terzo delle entrate». Per farlo Bruxelles ha bloccato anche la flotta ombra che fa circolare il greggio russo aggirando le sanzioni: con il 18esimo pacchetto alle 342 navi già colpite se ne aggiungono 77.
La seconda parte del pacchetto riguarda il settore bancario della Russia. La Commissione vuole limitarne la capacità di raccogliere fondi ed effettuare transazioni. Quindi «proponiamo di trasformare l’attuale divieto di utilizzare il sistema Swift in uno stop totale alle transazioni, da applicare ad altre 22 banche russe», chiarisce von der Leyen.
«Vorremmo inoltre estendere questo blocco agli operatori di Paesi terzi che finanziano gli scambi commerciali con Mosca, eludendo le sanzioni». Con gli istituti di credito la Commissione ha chiesto poi agli Stati membri di sanzionare il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti, le sue filiali e i suoi progetti di investimento, «per limitare un importante canale di finanziamento dei progetti per modernizzare l’economia russa e rafforzarne la base industriale».
Il terzo e il quarto punto servono invece a imporre nuove restrizioni e a far rispettare meglio le sanzioni. La Commissione vuole limitare l’export di beni per un valore di oltre 2,5 miliardi, soprattutto materie prime per l’industria e tecnologie dual use come i droni. In questo caso l’obiettivo è impedire alla Russia di modernizzare i propri armamenti.
Per assicurare una migliore applicazione delle sanzioni, infine, «elenchiamo 22 società russe e straniere che forniscono supporto diretto o indiretto al complesso militare e industriale russo», aggiunge von der Leyen. «La capacità di proseguire la guerra dipende dall’aiuto che riceverà dai Paesi terzi. Chi sostiene gli sforzi per conquistare l'Ucraina ha una pesante responsabilità».
Con le sue sanzioni Bruxelles è già riuscita a frenare il Paese di Putin. «L’economia russa è stata profondamente colpita: abbiamo bloccato 210 miliardi di riserve della Banca Centrale, le entrate da petrolio e gas sono crollate di quasi l’80% dal pre-guerra, il deficit sta schizzando alle stelle e i tassi di interesse sono proibitivi», aggiunge von der Leyen.
In Russia «l’inflazione è in aumento, ben oltre il 10%, e il prezzo per importare tecnologie e beni critici è sei volte più altro del pre-guerra e rispetto alla media globale. In breve l’economia russa si è ridotta a un’economia di guerra e sta sacrificando le prospettive future».
La Commissione non vorrebbe muoversi da sola contro Putin e cerca la sponda degli Usa. Anche perché il tetto al prezzo del petrolio russo è stato fissato dal G7 e serve un accordo al suo interno per ridurlo. Ma Donald Trump finora ha adottato un atteggiamento permissivo con la Russia, che potrebbe diventare più duro se Putin continuerà a non aprire a un accordo di pace.
Il nodo sarà affrontato al G7 in Canada, che sarà incentrato proprio sull’Ucraina. Al vertice sarà presente anche von der Leyen, convinta che le sanzioni europee e americane insieme avranno un impatto maggiore. La presidente della Commissione ne ha parlato con il senatore statunitense Lindsey Graham, che fa pressione da tempo su Washington per imporre nuove restrizioni contro Mosca.
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