
I gestori mondiali non sono mai stati così bullish, quindi ben disposti all’investimento azionario, da due anni a questa parte. Con l’effetto di tagliare la liquidità (cash) al 4,2% dal 4,8% precedente dal momento che le attese di recessione globale scompaiono o quasi (emerge solo in un caso su dieci) per la prima volta da aprile 2022 (il 65% degli interpellati parla di soft landing, frenata ma non recessione economica).
E’ quanto emerge dal sondaggio di febbraio di BofA fra i money manager. Secondo cui i gestori si stanno indirizzando verso il mondo tech Usa dominato dal tema dell’intelligenza artificiale.
Il fattore catalizzante per l’ottimismo è la speranza di tassi più bassi, l’85% degli intervistati ritiene che la curva si irripidirà, con i rendimenti delle obbligazioni a lunga scadenza maggiori rispetto a quelli offerti dalle obbligazioni con una scadenza ravvicinata. Segnale di un’economia in crescita e di un costo del denaro in calo.
Dal sondaggio emerge che le posizioni lunghe di investimento più affollate sono sui Magnifici 7 (Apple, Alphabet, Amazon, Microsoft, Meta Platforms, Nvidia e Tesla), i titoli big tech Usa, a seguire lo short sulle azioni cinesi.
Gli investimenti in azioni sono quindi ai massimi da due anni, su quelle Usa al top da novembre 2021 e nei confronti del settore tecnologico ai massimi da agosto 2020, con il settore growth (ad alta crescita) preferito a quello value (che comprende per esempio l’ambito finanziario) a livelli che non si vedevano da maggio 2020.
Gli investitori tagliano (out) il cash, le materie prime, i mercati emergenti, i titoli difensivi e dell’energia (ai minimi da dicembre 2020).
Per chi si muove contrarian, in attesa di un hard landing dell’economia, le posizioni lunghe sono sulla liquidità e sui titoli difensivi, short invece su Usa, Giappone e tech. Gli si aspetta un no landing (quindi una buona crescita economica) scommette invece su commodities, energia, dollaro Usa e va short sui bond.
A febbraio, come si è visto, i gestori hanno ruotato i portafogli verso: telecom, tech e Usa (in), sono usciti (out) da mercati emergenti, fondi immobiliari, consumi e liquidità.
Per peso assoluto i settori che ora piacciono di più (in) sono: tech, salute, azioni, Usa, telecom mentre quelli che piacciono di meno (out) sono Regno Unito, titoli immobiliari (Reits), utilities, energia e banche.
La paura di un’inflazione più elevata è il rischio percepito di più fra i gestori (27%), dove le complicazioni geopolitiche seguono con il 24%, le elezioni negli Usa con il 12% e una crisi bancaria in Cina con il 4%.
Resta presente, invece, fra i gestori europei, un sentiment di pessimismo sulla crescita in Ue a causa della stretta monetaria, anche se emerge nel 62% dei casi rispetto all’83% del sondaggio di gennaio.
Tuttavia, il 78% dei money manager si aspetta un miglioramento nelle azioni europee entro i prossimi 12 mesi, la percentuale più elevata da due anni a questa parte. E solo il 54% degli interpellati si aspetta un utile per azione in Europa più basso a causa del rallentamento dell’economia trainato dalla crescita resiliente degli Stati Uniti e dalla ripresa della Cina, dove sta intervenendo il governo per proteggere i mercati azionari.
Il 46% degli investitori si aspetta un ulteriore rialzo per i titoli ciclici europei rispetto a quelli difensivi grazie all’allentamento delle condizioni creditizie e al rimbalzo dei Pmi, in netto aumento rispetto al 22% del mese scorso.
Il 35% si aspetta un ulteriore ribasso in Europa dei titoli value rispetto ai growth dovuto a una banca centrale accomodante, in calo rispetto al 50% del mese scorso. Il comparto assicurativo resta il settore maggiormente sovraponderato in Europa, davanti a quello tecnologico e sanitario. Nonostante il crescente ottimismo per i titoli ciclici nel complesso, i settori ciclici dominano comunque le sottoponderazioni, in particolare i prodotti chimici, automobilistici e delle risorse di base.
Ed ecco che i settori in nelle borse del Vecchio continente sono: assicurazioni, tech, salute, mentre chimico e risorse di base sono quelli più underweight.
Tech europeo, industriali e cura della persona fra i settori più sopravvalutati, per contro energia, banche e utilities figurano fra quelli più sottovalutati. (riproduzione riservata)