Giovedì 13 giugno a Borgo Egnazia dove inizia la riunione del G7 si potranno riscontrare i primi effetti degli scombussolamenti determinati dal voto europeo e inferire, benché quelli in agenda siano temi prevalentemente specifici, quali lezioni si inizino a trarre da tali votazioni, a iniziare dai vertici dei due Paesi che fino a oggi hanno costituito il motore dell’integrazione, Germania e Francia. Una molto efficace osservazione è quella formulata da Roberto Sommella con il commento pubblicato lunedì: hanno vinto, o comunque sono nettamente avanzati, quelli che declamano di aver letto Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, ma applicano al contrario i principi del Manifesto di Ventotene e non vogliono dare un’anima sociale all’Unione.
Nel G7 le presenze europee non sono catalogabili in questa categoria e non ha torto la premier Giorgia Meloni nel dire che l’Italia, dopo il risultato del voto, potrà avere un ruolo più forte nel meeting. Gli argomenti principali chiamano in causa anche la visione che si ha dei rapporti all’interno dell’Ue, anche se il G7 non è il G20 che sarebbe il raggruppamento più idoneo ad affrontare alcuni dei temi che non possono essere elusi. Tuttavia, basta riflettere sul fatto che si affronterà il problema del sostegno alla difesa dell’Ucraina discutendo la proposta americana dell’utilizzo degli interessi degli asset russi congelati presso depositari europei e statunitensi. Si parlerà poi dell’evoluzione e dell’impiego dell’intelligenza artificiale generativa con la straordinaria presenza di Papa Francesco, e della sicurezza, in specie di quella alimentare. Il tutto mentre in Francia Emmanuel Macron, dopo la disfatta elettorale, ha sciolto l'assemblea nazionale e indetto nuove votazioni per fine mese.
La Commissione Ue sta poi per avviare una procedura d’infrazione per deficit eccessivo nei confronti di Francia e Italia e si deve nel contempo sviluppare la discussione per la nuova composizione della stessa Commissione Ue e del Consiglio. Intanto si inizia a surriscaldare la preparazione delle elezioni americane e britanniche.
Mercoledì conosceremo le decisioni che avrà assunto il Comitato monetario della Fed, mentre i prevalenti pronostici segnalano che sarebbero lasciati invariati i tassi di riferimento. Nelle interviste che, da parte sua, la presidente della Bce Christine Lagarde continua a dare alla stampa non dice granché, anzi, cominciando dall’affermazione sulla non linearità della discesa dei tassi, finisce con il rafforzare le incertezze. Pende poi nell’Unione la principale decisione che riguarda la designazione del presidente. Il Pse, a oggi, esclude possibili convergenze con i conservatori di Ecr - gruppo presieduto da Giorgia Meloni - ma si obietta che una votazione nell’Europarlamento, pur essendovi la maggioranza Ursula, si dovrebbe tuttavia guardare dai franchi tiratori che possono essere non pochissimi e vulnerare quella che sulla carta è la maggioranza: di qui, la possibile partecipazione alla maggioranza stessa dei Verdi, ma questi non sarebbero graditi ai vincitori del Ppe. Anche i capi di governi polacco, Tusk, e greco, Mitsotakis, escludono alleanze con Ecr.
Se ci si ferma agli schemi delle convergenze, allora si delinea un vero e proprio puzzle. Invece, è fondamentale che la proposta di alleanze verta su contenuti programmatici precisi che leghino strettamente le cariche alle linee da sostenere, partendo dall’operare per il superamento delle cause che hanno prodotto il risultato elettorale con una virata verso la destra estrema, in qualche caso con vicinanze ad aree neonaziste. Qui sopravviene l’esigenza di una giusta applicazione del Manifesto di cui ha scritto Sommella. Il disagio sociale che si avverte in diverse aree dell’Unione di fronte all’incertezza della prospettiva, alle trasformazioni in atto, alle indecisioni riguardanti le due guerre in corso, costituisce il punto da cui partire.
Da un altro versante, non sconnesso con il punto precedente, vi è il tema della produttività in Europa. Un tema al quale, insieme con il principio di sussidiarietà, l’Italia dovrebbe essere particolarmente sensibile e che indica ritardi, inadempienze e sottovalutazioni su questo elemento cruciale che ora i raffronti internazionali mettono in evidenza anche per l’Ue. Un tema, una possibile vera leva di Archimede per lo sviluppo, che il governatore Antonio Fazio segnalava, con analisi e proposte, circa trent’anni fa. (riproduzione riservata)