L’Italia si prende la scena delle campagne attiviste europee. Nel primo semestre del 2026 la Penisola ha rappresentato il 17% delle campagne delle campagne lanciate nel Continente, più del doppio della media storica dell’8%, diventando per la prima volta in assoluto il secondo mercato più bersagliato dopo il Regno Unito. Londra, dal canto suo, ha concentrato il 57% dell'attività, ben oltre la media quinquennale del 39%, confermandosi l'epicentro indiscusso dell'attivismo continentale. A rivelarlo è il «H1 2026 Review of Shareholder Activism» realizzato da Lazard, che MF-Milano Finanza ha potuto visionare in anteprima, in cui si sottolinea però come il quadro europeo resti in frenata: 23 nuove campagne contro una media storica di 33 nel semestre, con un calo del 23% anno su anno.
L’attività si è distribuita in modo equilibrato tra primo e secondo trimestre, segnale di un contesto stabile più che in deterioramento. La concentrazione geografica è però senza precedenti: dopo Uk e Italia, la Germania si ferma al 13% (in linea con il 15% storico), mentre Francia, Paesi Bassi e Irlanda non hanno registrato alcuna campagna, in netto contrasto con le rispettive medie storiche, rispettivamente dell’11%, 6% e 5%. Un vuoto significativo, soprattutto per la piazza francese, tradizionalmente tra le più dinamiche.
Sul fronte settoriale, in Europa tre comparti – industria, tecnologia e sanità – pesano per circa l’80% dell'attività, un livello di concentrazione superiore agli anni recenti. L’Industria guida con il 39% delle campagne, oltre il doppio della media storica del 18% e ben sopra il 14% dell’intero 2025, mentre la Tecnologia sale al 22% (dal 10% storico e dall’8% del 2025). Restano invece a secco Retail, Media, Utility, Telco ed Energia. A dominare sono gli hedge fund, saliti all’83% dell’attività (dal 69% storico), con Elliott Management (3 campagne) e Palliser Capital (2) protagonisti più prolifici.
Mentre gli investitori long-only sono crollati dal 16% al 4%. Resta inoltre marginale il fenomeno dello swarming, cioè una sola società finita nel mirino di più attivisti. Tra gli obiettivi, le operazioni di m&a si confermano il principale terreno di scontro (57% delle campagne), mentre la capital allocation sale al 30% (dal 18% della media storica), trainata dalle richieste di buyback e di una maggiore remunerazione degli azionisti.
A livello globale il semestre segna un record: 184 nuove campagne, il miglior primo semestre mai registrato, in crescita del 20% su base annua e del 38% rispetto alla media quinquennale. La spinta arriva da Usa (+24%) e Asia-Pacifico (+55%). Gli attivisti sono meno (97 contro i 108 di un anno fa) ma più aggressivi: il 30% ha lanciato più di una campagna, mentre otto fondi ne hanno avviate almeno quattro. Gli hedge fund hanno promosso l’89% delle iniziative globali, ben oltre la media storica dell’80%.
L’Industria si conferma il settore più colpito nel mondo (39%), trainata soprattutto dall’Asia-Pacifico (63% delle campagne del comparto). Le richieste di capital allocation salgono al 39% delle campagne globali, spinte soprattutto dal Giappone dove le iniziative su buyback e uso del capitale raggiungono quota 29. M&a (40%) e rinnovo dei cda (35%) restano gli obiettivi principali degli attivisti, ma cresce anche il peso delle campagne sulla strategia aziendale (23%). In particolare, nel settore tecnologico quasi una campagna su due (46%) riguarda l’adozione e la valorizzazione dell’AI, nuovo fronte di confronto tra investitori e management.
Negli Usa la tecnologia resta il settore più bersagliato (19%), seguita dalle istituzioni finanziarie (16%). In generale, l’attivismo continua a produrre effetti sul mercato: nei 5 giorni successivi all’annuncio di una campagna, i titoli interessati registrano una sovraperformance mediana del 2,3% sui benchmark. (riproduzione riservata)