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Mattone, la crisi immobiliare cinese avrà un impatto globale? Il parere degli esperti di Moneyfarm
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Mattone, la crisi immobiliare cinese avrà un impatto globale? Il parere degli esperti di Moneyfarm

di Guido Marzetti
30 agosto 2023, 16:00 Ultimo aggiornamento: 31 agosto 2023, 18:33

La Cina ha tutte le risorse per evitare un crollo nel breve termine. Ed è pronta a sopportare alti costi economici e sociali per migliorare strutturalmente la situazione nel medio e lungo periodo

In Cina c’è stato un boom edilizio, trainato dalla crescita economica e demografica, che ha portato ad una massiccia e smisurata urbanizzazione e ora il rischio di un tracollo del settore spaventa i mercati e minaccia l’avvento di una pesantissima recessione per il Dragone.

Ma secondo Moneyfarm il rischio non è poi così concreto. «La Cina ha tutte le risorse per evitare una crisi pesante nel breve termine, anche se sembra pronta a sopportare costi economici e sociali alti per migliorare strutturalmente la situazione nel medio e lungo termine»

Il circolo vizioso del credito

L’eccesso di domanda ha permesso al settore immobiliare cinese di aumentare la leva finanziaria più del dovuto, scrive Giorgio Broggi, analista quantitativo di Moneyfarm, con schemi che hanno consentito alle imprese di costruzione di ottenere credito, accollando parte del rischio direttamente sui compratori.

Agli acquirenti di un immobile in Cina viene chiesto infatti di anticipare anche fino al 30% del valore di acquisto ancora prima dell’effettiva costruzione, creando un circolo vizioso dove solo gli anticipi su nuove case consentono di completare gli immobili non ancora completati.

Circolo vizioso aggravato dai governi locali, per i quali la tassazione su vendita e locazione dei terreni è arrivata a rappresentare il 37% del totale degli introiti fiscali nel 2021. Questo ha determinato il sorgere di un conflitto di interessi: gli enti locali hanno autorizzato un numero sempre maggiore di progetti edilizi, a prescindere, spesso, dalla domanda effettiva. Attraverso veicoli di investimento creati ad hoc, i Local Government Financing Vehicles (LGFV), gli enti locali partecipano alla costruzione direttamente o tramite consorzi con i costruttori, emettendo bond e richiedendo prestiti che danno luogo a un’ulteriore opportunità di leva finanziaria al di fuori dei limiti imposti dal governo centrale, sottolinea Broggi. 

Il 30% dell’economia cinese è rappresentato dal mattone

Alla fine il settore immobiliare è arrivato a rappresentare il 30% dell’intera economica cinese. Per fare un paragone, prima della crisi del 2008 negli Stati Uniti il mattone pesava per poco più del 16%. 
«Un settore immobiliare di queste dimensioni crea un pericoloso circolo vizioso alimentato dal debito», fa notare Broggi. «Ha bisogno di un’economia in crescita per sostenere il suo debito, ma a sua volta l’economia ha bisogno di un settore immobiliare in espansione per crescere».

Ma la congiuntura economica negativa e il naturale rallentamento del processo di urbanizzazione, uniti a misure anti-Covid più severe e prolungate rispetto all’Occidente, hanno portato le banche cinesi a ridurre l’offerta di mutui per far fronte a regole sui prestiti più stringenti e il settore delle costruzioni a procedere a rilento, innescando proteste e boicottaggi dei pagamenti dei mutui.

La regolamentazione più severa adottata dal governo di Pechino per affrontare il problema dell’indebitamento e della leva finanziaria ha risolto alcune questioni critiche da un lato, ma dall’altro ha determinato il fallimento di Evergrande e ha peggiorato la situazione economica dei 72 maggiori costruttori cinesi dal 2021 e, in generale, di tutto il settore. 

Gli effetti della crisi immobiliare

Ora che la bolla si sta “sgonfiando”, ci si interroga sui potenziali effetti della crisi immobiliare e su cosa potrebbe succedere se scoppiasse. Le stime più pessimistiche sono di una grave perdita di 5-10 punti pil anno su anno se si verificasse una contrazione del 20% del real estate cinese, oltre che alle conseguenze negative che si diffonderebbero sull’economia globale.

Tuttavia, sottolinea Broggi, occorre precisare che i problemi del settore immobiliare cinese non sono una novità e le misure prese dal governo negli ultimi mesi sono orientate a rafforzare il bilancio delle società costruttrici e ravvivare il mercato, sia sul fronte della domanda che su quello del credito. 

In sintesi, «la Cina ha tutte le risorse per evitare una crisi pesante quantomeno nel breve termine anche se, in nome di obiettivi di lungo termine, sembra pronta a sopportare un costo, economico e politico che potrebbe pesare sugli asset e sulle attese di crescita cinese e in parte anche globale», conclude l’esperto di Moneyfarm.



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