Fincantieri riporterà i risultati il prossimo 30 luglio. Equita e Jefferies si aspettano un secondo trimestre del 2025 di progressivo miglioramento dei margini nonostante il minor contributo atteso dal settore militare rispetto al primo trimestre dell’anno che aveva beneficiato della vendita di una nave militare all’Indonesia.
Nel dettaglio, le stime di Equita per il secondo trimestre vedono un fatturato di 2,1 miliardi di euro, in aumento del 12% anno su anno, guidato dai segmenti Cruise (+7%) e Offshore (+11%) e dal solido contributo del business Underwater (stimato un contributo di 170 milioni).
La raccolta ordini dovrebbe essere pari a 3 miliardi guidata dal business Shipbuilding (2,5 miliardi). Così l’order intake del primo semestre dovrebbe raggiungere quota 14,8 miliardi (7,6 miliardi nel primo semestre 2024) con un book-to-bill di 2,5. L’ebitda adjusted è atteso a 144 milioni, +26%, con un margine del 6,7% (+70 punti base) grazie al contributo crescente del business underwater.
L’utile netto adjusted è previsto a 43 milioni, in netto miglioramento dai -7 milioni del primo semestre 2024 e la posizione finanziari netta a -1,66 miliardi sostanzialmente stabile sui livelli del primo trimestre di quest’anno, ma in aumento rispetto ai -1,281 miliardi di fine 2024 a causa dell’acquisizione di Uas.
«Ci aspettiamo che con i risultati del secondo trimestre la società confermi la guidance di fatturato/ebitda, a cui siamo sostanzialmente allineati, ma migliori la guidance sul rapporto debito netto/ebitda 2025 in coerenza con le nostre stime e con quelle del consenso in area 2,5 volte dalla guidance attuale di 3,3 (3 nel 2025, 2,4 nel 2026 e 2,1 nel 2027 le stime riviste di Jefferies, ndr)», prevede Equita, ribadendo il rating hold e il target price a 16 euro sul titolo Fincantieri (+0,31% a 16,39 euro in chiusura in borsa).
Se Jefferies si aspetta poche sorprese dai conti del secondo trimestre, resta convinto che il gruppo sia ben posizionato per beneficiare della maggior attenzione alla cantieristica navale negli Stati Uniti, mentre vede un potenziale più limitato derivante dai nuovi obiettivi della Nato.
Sono previsti oltre 23 miliardi di dollari di finanziamenti per la Guardia Costiera degli Stati Uniti per supportare nuovi equipaggiamenti (aerei, rompighiaccio) e infrastrutture. Altri 29 miliardi sono destinati al rilancio della base industriale navale e marina statunitense, inclusi 5 miliardi per iniziative di costruzione navale militare, e altre misure a supporto della formazione della forza lavoro, dell’intelligenza artificiale e della catena di approvvigionamento.
«Con capacità disponibili negli Stati Uniti e progetti già vinti con il governo americano, Fincantieri appare ben posizionata per beneficiare della spesa aggiuntiva sia nel settore commerciale sia in quello militare. Secondo noi, il principale rischio rimane la lentezza dei progressi e la burocrazia, che causano ritardi come già osservato con l’attuale programma Constellation», precisa Jefferies.
Lo stesso ad Folgiero vede l’azienda ben posizionata per beneficiare del piano navale statunitense. Infatti, ha illustrato a Washington la strategia di crescita dell’azienda negli Stati Uniti, dove ha investito 800 milioni di dollari negli ultimi 15 anni e impiegato attualmente 3.500 persone. Entro il 2027 la società prevede di creare 800 nuovi posti di lavoro negli States, supportare la strategia di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca con la costruzione di rompighiaccio e navi posacavi, espandere il sito di Jacksonville e aprire un centro ingegneristico in Wisconsin, dove già gestisce tre cantieri.
Inoltre, punta a rafforzare i legami con le università e gli sforzi di innovazione nella Silicon Valley. «Continuiamo a ritenere Fincantieri ben posizionata per beneficiare della crescente domanda globale nel settore della cantieristica militare e delle navi speciali», afferma Mediobanca Research (rating outperform). In questo contesto, «riteniamo che il mercato statunitense possa offrire importanti opportunità di crescita, considerando i limiti di capacità dei principali operatori locali e il fatto che Fincantieri sia già un attore consolidato nel Paese, con tre cantieri attivi e contratti in corso con la Marina Usa per la costruzione delle fregate classe Constellation».
Separatamente, i leader della Nato hanno concordato di aumentare la spesa per la difesa al 5% del pil entro il 2035, rispetto all’attuale linea guida del 2%, con un 3,5% destinato alle spese principali e un 1,5% a quelle correlate. Anche se non ci sono i dettagli, un terzo di questo nuovo impegno è destinato alla spesa in equipaggiamenti, inclusi i mezzi navali. «Vediamo cambiamenti limitati nei principali Paesi Ue, che già investono pesantemente nelle capacità navali (es. Italia, Francia, Polonia), ma nuove opportunità potrebbero emergere ai margini, per esempio da Canada e Danimarca, e il settore Underwater (sottomarini, siluri, contromisure) dovrebbe trovarsi in una posizione favorevole», aggiunge Jefferies.
Dopo il record di ordini ricevuti nel 2024/2025 e l’importante supporto geopolitico, «vediamo meno catalizzatori in grado di generare ulteriori rialzi del tuitolo Fincantieri in borsa. Manteniamo il nostro rating hold, ma alziamo il prezzo obiettivo a 16,20 euro», conclude Jefferies, «scontando multipli leggermente più alti per la divisione Underwater e per la divisione Shipbuilding, dato il maggior orientamento verso il segmento navale più attraente rispetto a quello crocieristico». (riproduzione riservata)