Dopo la Bce, anche la Fed mette in guardia sui rischi delle stablecoin. In particolare la banca centrale Usa ha evidenziato che le norme volute dal presidente Donald Trump (nel Genius Act) rischiano di lasciare spazi di manovra troppo ampi agli operatori. «È necessario un ulteriore lavoro per creare barriere che proteggano le famiglie, le imprese e il sistema finanziario», ha detto Michael Barr, membro del board della Fed.
«Sebbene il Genius Act abbia compiuto importanti progressi per un quadro di riferimento sulle stablecoin, molto dipenderà da come le autorità federali e statali lo attueranno».
La Fed è stata più volte attaccata da Trump che ha anche vietato all’istituto di emettere un dollaro digitale. Il presidente Usa vuole far uscire dalla banca centrale membri non allineati alle sue politiche (come Lisa Cook) per mettere fedelissimi (come Stephen Miran).
Barr è stato vicepresidente della Fed per la supervisione, ma ha lasciato l’incarico (restando nel board) a inizio 2025, dopo l’insediamento di Trump. Il banchiere centrale ha evidenziato che le stablecoin possono essere utili in alcuni campi (come le rimesse e la gestione della liquidità delle multinazionali) ma presentano rischi per la stabilità finanziaria paragonabili a quelli della Free Banking Era dell’Ottocento, quando gli Stati Uniti avevano forme concorrenti di denaro privato sotto forma di banconote.
Il valore di queste banconote era legato all’affidabilità della banca emittente. I timori sugli istituti hanno provocato corse agli sportelli come quella del 1907 che ha portato alla nascita della Fed.
Allo stesso modo, le stablecoin non regolate possono causare corse al rimborso (se non hanno riserve sufficientemente sicure), in assenza delle protezioni del settore bancario (come la garanzia sui depositi). Le stablecoin inoltre sono usate per scavalcare i controlli in tema di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Secondo Barr, il Genius Act ha «lacune» che vanno affrontate. In particolare, ha rilevato, la legge consente di utilizzare come riserve asset «non immuni da stress», come i depositi non garantiti (che sono stati all’origine delle crisi delle banche Usa nel 2023) o attività autorizzate come mezzo di pagamento in altri Paesi (tra questi quindi ci potrebbe essere anche il bitcoin adottato a El Salvador).
Inoltre, ha osservato Barr, c’è il pericolo di «forte eterogeneità delle regole» negli Usa (senza considerare quella a livello internazionale) poiché quattro agenzie federali e quelle di ogni Stato possono operare come autorità sulla materia. Questi organi possono estendere i compiti degli emittenti di stablecoin includendo attività rischiose, come nella vicenda di Ftx.
Inoltre, ha osservato Barr, c’è il pericolo di «forte eterogeneità» delle regole negli Usa (senza considerare quella a livello internazionale) poiché quattro agenzie federali e quelle di ogni Stato possono operare come autorità sulla materia. Questi organi possono estendere i compiti degli emittenti di stablecoin includendo attività rischiose, come nella vicenda di Ftx.
Inoltre per Barr servirebbero requisiti di capitale per le banche emittenti di stablecoin e strumenti per tutelare i consumatori. Una migliore alternativa alle stablecoin sono, secondo Barr, i depositi tokenizzati che fanno già parte di un sistema di regole.
Intanto il Comitato di Basilea ha detto di valutare una revisione delle regole per le banche che detengono valute digitali. L’Esrb, autorità europea per i rischi sistemici, ha invece invitato la Commissione Ue a non consentire l’emissione multipla di stablecoin (si veda MF-Milano Finanza del 3 settembre). (riproduzione riservata)