Le banche cooperative «dovranno adattare le loro strategie, sfruttando l'innovazione e le partnership, pur rimanendo fedeli alla loro missione fondante di servire le comunità». Lo ha sottolineato a Roma il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.
Gli istituti cooperativi, ha aggiunto, «non possono più fare affidamento esclusivamente sui vantaggi storici rispetto alle banche commerciali». In particolare «l’espansione dei portafogli di prestiti, una strategia che un tempo sosteneva la crescita degli intermediari cooperativi, è diventata più difficile e comporta rischi più elevati».
Panetta ha osservato che le banche cooperative hanno aumentato l’accesso al credito per le famiglie e le piccole imprese, sostenendo milioni di persone che altrimenti sarebbero state escluse.
Solo in Europa le banche cooperative danno lavoro a oltre 700 mila persone e hanno più di 90 milioni di soci. In totale le cooperative di credito sono presenti in più di 100 Paesi, con oltre 400 milioni di soci, e spesso sono gli unici fornitori affidabili di credito nelle regioni che devono affrontare povertà, conflitti o stress climatico.
«La ricerca mostra che i loro prestiti basati sulle relazioni aiutano a regolarizzare i cicli creditizi, a sostenere i clienti durante le fasi di recessione e a promuovere una crescita più equilibrata e sostenibile», ha detto Panetta. «Lungi dall’essere meno efficienti delle banche commerciali, molte cooperative eguagliano queste ultime in termini di redditività e qualità del credito, riducendo al contempo le disuguaglianze».
ll modello cooperativo, ha aggiunto il governatore di Bankitalia, «non è privo di punti deboli. Le dimensioni ridotte ostacolano le economie di scala, la concentrazione nei mercati locali riduce la diversificazione e i forti legami con la comunità possono offuscare la gestione del rischio».
Nelle economie avanzate, inoltre, «la quota in calo delle piccole e medie imprese nella produzione totale sta riducendo la domanda di prestiti tradizionali basati sulle relazioni».
In aggiunta a tutto ciò, «la quota crescente di attività immateriali nei bilanci delle imprese - come software, dati e proprietà intellettuale - complica la selezione e la gestione del rischio di credito per i piccoli istituti».
Il presidente di Federcasse Augusto dell’Erba ha accolto «con favore le sottolineature del governatore sulla validità del credito e della finanza cooperativa».
In tema di solidarietà, Panetta ha evidenziato che a livello internazionale «il debito dei Paesi a basso reddito non è una questione periferica, ma una sfida globale centrale. Se non si interviene, si lasceranno indietro 1,8 miliardi di persone, con conseguenze per la stabilità e la giustizia globali».
Questi Stati rappresentano solo il 2,5% del pil mondiale e l’1,4% del debito pubblico globale, ma hanno quasi un quarto della popolazione mondiale.
Per il governatore di Bankitalia «la complessità dell’attuale sfida del debito richiede una risposta globale e coordinata, che comprenda la prevenzione delle crisi, la riduzione del debito e la promozione della crescita. Per i Paesi intrappolati in cicli di debito insostenibili, la ristrutturazione è essenziale», anche se la comunità internazionale deve valutare «soluzioni innovative» come le iniziative dell’Italia per liberare fondi per i Paesi africani. (riproduzione riservata)