La commissione economica del Parlamento Ue si è divisa in modo netto sull’euro digitale nella prima discussione sul rapporto dell’europarlamentare Fernando Navarrete (Ppe). Il relatore spagnolo ha ribadito che l’euro digitale online dovrebbe partire soltanto in assenza di una soluzione privata.
Questa posizione è stata criticata da socialisti e democratici (S&D), sinistra, liberali e verdi. Nikos Papandreu (S&D) ha detto che la linea di Navarrete «non è una strategia, ma una paralisi» e ha evidenziato che la legislazione non può attendere i progressi del settore privato per i quali «si è già aspettato 20 anni». Inoltre Papandreu ha ricordato che secondo la Bce non ci sarebbero problemi di stabilità finanziaria neppure nel caso estremo di uso di 3 mila euro digitali da parte di tutti i cittadini europei nello stesso momento.
Gilles Boyer (Renew) ha detto che «una soluzione pubblica è compatibile con quelle private» e che un euro digitale solo offline non sarebbe una risposta ai problemi del sistema dei pagamenti europeo. Inoltre per Boyer il rapporto Navarrete sbaglia a introdurre casi nei quali l’euro digitale non sarebbe accettato, andando contro il principio del corso legale della moneta.
Anche per Damian Boeselager (Verdi) «la funzione online è la risposta principale per preservare la sovranità europea» ed eventuali ritardi sarebbero problematici.
Pasquale Tridico (Sinistra) ha sottolineato che il testo di Navarrete «rinforzerebbe l’attuale dominio dei circuiti internazionali» e non avrebbe benefici per l’e-commerce. Jussi Saramo (Sinistra) ha detto che «la moneta pubblica è importante anche per la democrazia».
Navarrete è stato sostenuto da Stephen Nikola Bartulica (conservatori Ecr) e dal collega del Ppe Markus Ferber, mentre più sfumata è stata la posizione del popolare Marco Falcone.
Nelle prossime settimane saranno presentati gli emendamenti al testo di Navarrete. Poi servirà l’ok della commissione economica del Parlamento Ue e della plenaria. Infine servirà un accordo tra Parlamento e Consiglio Ue. I governi hanno espresso un forte appoggio alla proposta della Commissione Ue che ha seguito la linea Bce a favore di un euro digitale online e offline.
Le proposte di Navarrete sono state accolte con favore dalle banche tedesche, francesi e olandesi che spingono per il progetto privato Epi (European Payments Initiative), anche se l’iniziativa non si è diffusa negli altri Paesi Ue. Quindi al momento le soluzioni private non consentono un mercato integrato in Europa.
Come riportato su MF-Milano Finanza il 4 novembre, secondo l’associazione delle banche tedesche «l’euro digitale non deve indebolire l’attuale e ben funzionante sistema di pagamento, ma piuttosto integrarlo in modo significativo. Il progetto pone rischi per la stabilità dei mercati e crea problemi poiché la Bce fungerebbe da fornitore di servizi di pagamento e da supervisore».
In realtà la Bce non sarebbe un concorrente per le banche: fornirebbe soltanto un mezzo di pagamento con limiti al possesso che non esistono invece per le stablecoin in dollari (vere rivali delle banche nei pagamenti).
La Bce è da sempre a favore di una soluzione europea come Epi che però non decolla a causa della diversità delle strutture nazionali. Le banche stanno ripiegando sulla interoperabilità tra sistemi di diversi Paesi, ma questo modello è comunque non risolutivo e difficile da realizzare.
Il piano Navarrete potrebbe dar vita a un euro digitale dimezzato, privo della funzione online che consente i pagamenti e-commerce, un tassello fondamentale per una valuta digitale.
Secondo molti non c’è contrapposizione tra soluzioni pubbliche e private: al contrario, le prime facilitano le seconde.
L’euro digitale potrebbe fornire un sistema comune (accettato da tutti per effetto del corso legale) che consentirebbe alle banche di allargare l’offerta di servizi in tutta l’Eurozona, risparmiando anche commissioni che oggi sono versate ai circuiti americani (per esempio per le transazioni fatte all’estero).
Perciò molti istituti europei sono a favore dell’euro digitale. I gruppi tedeschi e francesi però probabilmente potrebbero imporre condizioni più favorevoli in un sistema da loro creato.
Con un euro digitale solo offline, tuttavia, resterebbero i problemi dell’attuale sistema dei pagamenti europeo che è frammentato, dominato da operatori Usa ed esposto alla concorrenza delle stablecoin. (riproduzione riservata)