Quando l’Europa si divide, l’America incassa. La frammentazione dell’Unione europea nei settori chiave dell’energia, della connettività e dei mercati finanziari si sta trasformando da un problema tecnico e regolatorio, al principale fattore di debolezza dell’economia continentale. «È parte della nostra debolezza», ha sottolineato Enrico Letta, padre putativo insieme con Mario Draghi del rilancio della competitività europea. E lo si vede anche e soprattutto nei conti.
La frammentazione, ha avvertito Letta, «rappresenta un costo enorme e sta portando posti di lavoro e investimenti fuori dall’Europa: 300 miliardi di euro di risparmi europei stanno volando verso gli Stati Uniti, rafforzando l’economia americana. Il costo della mancata integrazione e della frammentazione sta diventando una sfida cruciale per l’Europa».
L’ex presidente del Consiglio, oggi alla guida dell’Istituto Jacques Delors, è intervenuto al Parlamento europeo nel quadro della settimana parlamentare europea 2026, riportando al centro del dibattito uno dei nodi irrisolti dell’integrazione comunitaria: l’incompletezza del mercato unico proprio nei settori che determinano crescita, investimenti e autonomia strategica.
Secondo Letta, continuare a procedere con assetti nazionali separati equivale ad accettare un progressivo declino competitivo. «Non possiamo continuare così: il declino dell’economia europea accelererà nei prossimi anni se resteremo frammentati in ambiti in cui l’integrazione è assolutamente fondamentale», ha messo in guardia. Il confronto con i grandi blocchi globali è impietoso: «Essere competitivi con 27 mercati energetici, 27 mercati delle telecomunicazioni e della connettività, 27 mercati finanziari, contro gli Stati Uniti, la Cina o i Brics, è assolutamente impossibile». (riproduzione riservata)