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Claudio Descalzi, ceo Eni
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Eni studia joint venture nel trading di petrolio e gas e rilancia sull’M&A: la strategia di Claudio Descalzi

18 febbraio 2026, 09:45 Ultimo aggiornamento: 09:47

Eni valuta il ritorno al trading di petrolio e gas, un’attività che può alzare i margini di guadagno del gruppo come dimostrano i concorrenti BP, Shell e Total. Sullo sfondo, l’idea di aumentare le dimensioni del gruppo

Eni sta valutando il ritorno al trading di petrolio e gas per alzare la redditività del gruppo sull’esempio dei concorrenti fra cui BP, Shell e TotalEnergies. Scelta che si colloca all’interno di una complessa situazione geopolitica fra dazi e guerre che tiene alta la volatilità dei prezzi dell’energia. «Ho smesso di fare trading nel 2019, ma le altre grandi compagnie non hanno mai interrotto l’attività», il commento di Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, all’FT. «BP, Shell e Total sono grandi operatori in questo settore dal quale ricavano miliardi».

Contatti con il colosso svizzero Mercuria

Descalzi ha avviato colloqui con diverse società di trading di materie prime, tra cui la svizzera Mercuria, una delle più grandi società al mondo nel commercio di materie prime, per la possibile creazione di una joint venture. «Non è nel nostro Dna. Non siamo molto commerciali», ha spiegato. «Per diventarlo, dobbiamo avere una partnership che ci permetta di comprendere il business». Il trading nel settore energetico — in particolare quello su derivati come futures e opzioni — è diventato sempre più competitivo. Tuttavia, Descalzi ha sottolineato che l’estrazione concreta di petrolio e gas da parte di Eni renderebbe il gruppo un partner interessante.

«Se possiamo offrire coperture fisiche (hedging), questo è un grande vantaggio per loro. Possiamo completarci a vicenda», ha sottolineato il ceo. Eni ha sondato nel frattempo diversi operatori del settore, aggiungendo che la maggior parte delle trading house sarebbe interessata a una joint venture che combini la propria competenza commerciale e logistica con i flussi di petrolio e gas del gruppo italiano.

Un’operazione complessa

Tuttavia, strutturare un’operazione di questo tipo sarebbe complesso, in particolare per garantire trasparenza e fiducia. Descalzi ha definito il progetto «un esercizio difficile», sottolineando che Eni procederà solo in presenza delle condizioni adeguate. Il ceo ha poi precisato che l’eventuale unità di trading opererebbe in modo indipendente rispetto a Eni. «Un altro motivo è che i trader hanno stipendi molto elevati», ha detto. «Un buon trader guadagna tre o quattro volte quello che guadagno io ogni anno, forse anche di più. L’amministratore delegato ha fatto trapelare che sta valutando nuove operazioni di M&A per far crescere il gruppo. «Dobbiamo aumentare le dimensioni», ha affermato.

Quanto può rendere il trading

Nelle ultime due operazioni, Eni ha fuso le attività nel Regno Unito con Ithaca Energy in cambio di una quota nel nuovo gruppo e ha conferito gli asset norvegesi di Neptune Energy alla controllata Vår Energi.

La scorsa settimana BP ha detto che il suo business legato al trading di e ptrolio e gas «resta un chiaro vantaggio competitivo dal momento che produce in media un aumento del 4% del rendimento del gruppo», mentre Shell ha indicato nei risultati che il contributo del trading ai rendimenti si colloca nella parte bassa di un intervallo compreso tra il 2% e il 4%. (riproduzione riservata)



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