Il Mef cavalca l’onda della promozione di S&P Global sull’Italia. L’emissione via sindacata dual-tranche del Tesoro da 11 miliardi in totale, un nuovo Btp a 7 anni e un nuovo Btpei a 30 anni, ha fatto il pieno di ordini, oltre 100 miliardi di euro.
Nell'ultimo sindacato dual-tranche di inizio gennaio, in cui aveva collocato 18 miliardi del nuovo benchmark decennale e del nuovo titolo green a 20 anni, Via XX Settembre aveva raccolto ordini record per oltre 269 miliardi di euro.
Nel programma del secondo trimestre, diffuso a fine marzo, il Tesoro ha fatto sapere di aver coperto il 32% delle esigenze di finanziamento per quest'anno considerando le emissioni già annunciate con regolamento a marzo.
Più in dettaglio, l'importo dell'emissione è stato fissato a 8 miliardi per la tranche a 7 anni, che ha attratto una domanda superiore ai 50 miliardi. Il titolo scadenza 15 luglio 2032 stacca una cedola del 3,25% ed è stato prezzato al reoffer di 99,974.
Mentre gli ordini finali sulla tranche a 30 anni, offerta per 3 miliardi, hanno superato 53 miliardi. In questo caso, la tranche 15 maggio 2056, collocata a 99,268, offre un rendimento del 2,55%. Entrambe le emissioni rendono meno del Btp 10 anni (3,69%). Incaricate dell'operazione Bbva, BofA, Goldman Sachs, JP Morgan, Natixis e Societe Generale.
«Domanda superiore di oltre dieci volte all’offerta. Ordini maggiori di sette volte. Le richieste per i due Btp, che il Tesoro ha collocato questa mattina, dimostrano che i conti pubblici, grazie al governo Meloni e nonostante la difficile congiuntura economica, proseguono sulla strada dell’affidabilità e della stabilità», ha commentato a caldo il senatore di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Finanze, Giorgio Salvitti. «Uno status di conti pubblici in salute certificato dalla promozione dell’agenzia S&P e dai dati sullo spread (a 118,5 punti base, ndr). Non basta gridare preventivamente, come fanno i marziani dell’opposizione, alla catastrofe per aspettare che accada. Bisognerebbe guardare i dati, analizzarli e comprenderli prima di diffondere notizie che i numeri smentiscono quotidianamente».
Il secondario italiano ha una marcia in più rispetto al resto del comparto europeo, Bund compresi, sostenuto dall'inatteso miglioramento del rating da parte di S&P Global. Venerdì 11 aprile l'agenzia Usa ha migliorato a BBB+, massimo da 12 anni, da BBB il rating italiano, lasciando l'outlook a stabile e citando la maggior solidità dei conti pubblici. Sicuramente, a detta dei trader, la tempistica del deal odierno suggerisce che il Mef abbia voluto capitalizzare l'onda positiva dell'inaspettato upgrade di S&P.
«La tempistica della decisione è per noi del tutto inaspettata per via dell'imminente impatto sulla crescita, molto probabilmente negativo, provocato dalla guerra dei dazi», ha commentato Giada Giani, economista di Citi, da un po' comunque ottimista sull’Italia tanto che ha previsto ulteriori miglioramenti dei giudizi su Roma da parte delle agenzie di rating.
Il rating di S&P è ora un notch sopra quello di Fitch (BBB, outlook positivo) e due notch sopra quello di Moody's (Baa3 e outlook stabile). «È probabile che le due agenzie di rating seguano S&P nei prossimi trimestri», ha previsto Giada Giani. Fitch in realtà si è già espressa lo scorso 4 aprile, confermando rating e outlook. Il 18 aprile tocca a Dbrs (BBB, positivo) e il 23 maggio a Moody's. (riproduzione riservata)