I primi segnali erano emersi con i conti dei nove mesi, ma la conferma definitiva è arrivata con quelli dell’intero 2023. doValue ha chiuso l’anno con ricavi, ebitda e utile in calo. Il segno meno nasce dalla contrazione del mercato degli npl, con i bilanci delle banche oramai ripuliti dai crediti deteriorati dopo gli exploit successivi alla crisi finanziaria. «Il 2023 è stato un anno difficile per servicer e purchaser. Ma nonostante un mercato sfidante doValue ha centrato gli obiettivi che si era fissata», commenta Manuela Franchi, ceo della società attiva nella gestione di crediti deteriorati.
La mattina del 23 febbraio, dopo i conti, il titolo doValue scambia a 2,4 euro, in calo del 2,83% (in un anno ha perso quasi il 70%). Nel 2023 la società guidata da Franchi ha visto i ricavi lordi scendere a 485,7 milioni (-13%), valore circa il 2% sotto la parte bassa della guidance di 490-500 milioni. Il calo è dovuto alle difficoltà nel mercato spagnolo, dove la riduzione del fatturato è legata alla perdita del contratto Sareb (la bad bank del governo spagnolo) e alla scarsa generazione di non performing exposure.
Franchi aggiunge che i ricavi sono scesi anche in Italia «a causa di una raccolta inferiore al previsto e al contesto difficile per gli incassi e le riscossioni. Così doValue si è concentrata sugli unlikely to pay e su un modello operativo più flessibile». Equita sottolinea, invece, la forte performance della Regione Ellenica nonostante gli scioperi di dicembre. La spinta della Grecia, però, non è bastata a sostenere i margini: la società controllata da Softbank (28,3%) e Bain (13,6%) ha chiuso il 2023 con un ebitda in calo a 178,4 milioni (-11,5%), in linea con la guidance, mentre l’ebitda margin è rimasto stabile al 37,1%.
Le difficoltà in Spagna e in Italia hanno inciso anche sull’utile netto e hanno generato una perdita di 18,9 milioni dai 16,5 milioni di profitti del 2022. Il rosso «è dovuto principalmente alla diminuzione a livello di ebitda, all’aumento di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti netti rispetto al 2022, principalmente in relazione alla svalutazione dei contratti spagnoli», spiega doValue. Escludendo le voci non ricorrenti, l’utile netto si attesta invece a 2,7 milioni, comunque in netto calo dai 50,6 milioni del 2022. Sui profitti incidono, in particolare, le svalutazioni delle immobilizzazioni immateriali in Spagna, dove le rettifiche contabili hanno pesato per 39,2 milioni sul risultato netto del gruppo.
In un contesto di mercato difficile la società italiana è riuscita comunque a prendere in gestione e/o aggiudicarsi circa 10,6 miliardi di nuovo gross book value nel 2023, ma il totale è sceso a 116,4 miliardi (-3,4%). Il collection rate per il 2023 è salito al 4,6% (+0,5%), ma le collections si sono ridotte a 4,9 miliardi (-10%). DoValue, tuttavia, «può contare su una forte posizione di liquidità, circa 2,7 miliardi», spiega la ceo, e la leva finanziaria 2023 è di 2,7 volte, «una delle più basse del settore» e in linea con la guidance.
Ecco perché doValue esclude di doversi rifinanziare - magari con un aumento di capitale - prima del 2025. Ma a differenza del bilancio 2022 non dovrebbe distribuire il dividendo. La società in realtà ha rinviato la scelta al capital market day del 21 marzo, dove presenterà il nuovo piano industriale 2024-2026. Però Equita stima che la cedola sarà nulla «alla luce della necessità di dare priorità alla riduzione della leva e al rifinanziamento del debito in un contesto sui tassi che rimane poco favorevole». Così la sim mantiene un rating cauto sul titolo, hold con un target price di 3,2 euro. Citi invece indica un rating buy su doValue con un prezzo obiettivo di 4,6 euro: per gli analisti della banca americana «i risultati non hanno mostrato alcuna ulteriore debolezza per il 2024».
In attesa del nuovo piano, la ceo Franchi afferma che «il 2024 sarà un anno di trasformazione e investimenti che getteranno le fondamenta della successiva crescita del 2025 e 2026. I risultati del 2024 andranno letti nel contesto dell’esecuzione del programma di trasformazione, con ulteriori iniziative in tutte le Regioni, dove il pieno effetto delle misure di risparmio dei costi non sarà ancora visibile nel primo semestre». Per il 2024 doValue si aspetta una pipeline di mandati di servicing a breve e medio termine nei mercati in cui opera di 40 miliardi, oltre a un effettivo completamento di nuove operazioni primarie potenzialmente frenato dalla solidità dei bilanci delle banche e dalla stabilità dei rapporti npl. Un contesto di certo non favorevole. (riproduzione riservata)