skin track
Dollaro sui massimi da due mesi. È il canto del cigno per la divisa americana oppure no?
Mercati Azionari Leggi dopo

Dollaro sui massimi da due mesi. È il canto del cigno per la divisa americana oppure no?

05 febbraio 2024, 11:41 Ultimo aggiornamento: 12:41

Il dollaro sale grazie alla forte economia statunitense, che accresce il distacco dall'Europa, e dopo le dichiarazioni del presidente, Jerome Powell, il quale in un’intervista a Cbs ha ribadito che la Fed manterrà un approccio prudente quanto alla tempistica dei tagli dei tassi (il rendimento del Treasury Usa torna al 4%). Gli investitori scontano una possibilità bassissima di un allentamento a marzo (16%). Ecco a quali livelli del dollar index e del biglietto verde si capirà se la valuta Usa avrà la forza oppure no di correre ancora

Il dollaro raggiunge i massimi dello scorso 11 dicembre a 1,0742 nei confronti dell’euro (1,0746 oggi, 5 febbraio) grazie alla forte economia statunitense che accresce il distacco dall'Europa e dopo le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, il quale in un’intervista a Cbs ha ribadito che la Fed manterrà un approccio prudente quanto alla tempistica dei tagli dei tassi di interesse, volendosi assicurare prima che l'inflazione converga stabilmente sull'obiettivo del 2%. Dunque, la riduzione dei tassi non sarà a marzo. Lo strumento Fedwatch del Cme mostra, infatti, che gli investitori scontano una possibilità bassissima di un taglio dei tassi da parte della Fed il prossimo mese (la possibilità è ora vista al 16% circa, in netto calo rispetto al 50% circa di una settimana fa). I futures sui Fed fund indicano circa 120 punti base di allentamento quest'anno, in calo rispetto ai circa 150 punti base alla fine dell'anno scorso. Di riflesso, le scommesse sui tagli dei tassi da parte della Bce nel corso dell’anno sono scese a 130 punti base complessivi da 140.

Il movimento segue i forti dati sul mercato del lavoro Usa

Le attese sui tagli dei tassi da parte della Fed sono state riviste in seguito al dato di venerdì scorso sui posti di lavoro negli Stati Uniti, che ha superato di gran lunga le aspettative del mercato e hanno fatto impennare il rendimento dei Treasury (al 4,087% quello del 10 anni) facendo salire anche il dollaro. Il set di dati macro Usa di venerdì scorso ha stupito anche i più ottimisti. I nuovi posti di lavoro non agricoli sono stati pari a 353.000, molti di più delle aspettative del consenso, pari a 185.000. Il mese precedente la variazione era stata +333.000, dato rivisto in modo rilevante al rialzo da +216.000. Il tasso di disoccupazione si è confermato sui livelli di dicembre al 3,7%, contro un peggioramento atteso al 3,8%. Inoltre, è salito di parecchio anche il salario orario medio: +0,6% mese su mese da +0,4%, contro un'attesa +0,3%. Mentre l’indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è leggermente salito a gennaio a 79: gli economisti si aspettavano una conferma del dato di dicembre, poco sotto. 

Invece, i dati della scorsa settimana hanno confermato che l'economia dell'Eurozona nel suo complesso si è bloccata sia nell'ultimo trimestre del 2023 sia nell'intero anno, pur riuscendo a evitare una recessione tecnica. «L'inflazione a gennaio ha proseguito la sua tendenza al ribasso, anche se il dato effettivo è risultato leggermente superiore alle aspettative del mercato», fanno presente gli analisti di Ebury. «Nel complesso, in assenza di un'inattesa ripresa delle pressioni inflazionistiche, riteniamo probabile che la Bce tagli i tassi prima della Banca d'Inghilterra e della Federal Reserve, anche se probabilmente non prima di aprile».

C’è attesa per gli importanti dati sull'inflazione di varie aree economiche

Per altro questa settimana è insolitamente debole in termini di pubblicazioni di dati importanti e di eventi di politica monetaria nelle principali aree economiche. «Le conseguenze dell'orientamento da falco della Fed della scorsa settimana e l'evidenza di una riaccelerazione dell'economia statunitense potrebbero mantenere la maggior parte delle valute mondiali in una situazione di debolezza nei confronti del dollaro Usa, in attesa degli importantissimi dati sull'inflazione provenienti dalle varie aree economiche a metà febbraio», stimano gli esperti di Ebury, ritenendo che questi dati continuino a essere la chiave dei movimenti valutari a medio termine. «Questa settimana potremmo assistere a una forte volatilità in occasione della revisione dei dati cpi che verranno pubblicati venerdì».

Si tratta del canto del cigno per la divisa americana?

Nel frattempo il dollaro anziché scendere, come ci si sarebbe potuto attendere in relazione alle correlazioni vigenti fino a qualche settimana fa, ovvero borse in rialzo e dollaro in ribasso in condizioni di risk on, «è salito violentemente come si fosse esplosa l’avversione al rischio, sfruttando la caratteristica di valuta rifugio», sottolinea  Saverio Berlinzani, analista senior di ActivTrades. In effetti, nota anche Mark Dowding, Fixed Income Cio di Rbc BlueBay AM, nell'ultimo mese le oscillazioni sono state ampiamente contenute. «Da un lato, le prove dell'eccezionalità della crescita statunitense continuano a favorire il dollaro. Tuttavia, l'elevata valutazione del biglietto verde e la ripresa del sentiment di rischio sono in contrasto con questa situazione e hanno contenuto la forza del dollaro, mentre le aspettative di un prossimo taglio dei tassi Usa hanno limitato l'entusiasmo per la valuta. In generale, riteniamo che questo regime possa persistere ancora per un po'», prevede Dowding.

Ma, osservando gli indici di rischio, continua Berlinzani, «non è presente alcuna avversione come si poteva pensare, con l’indice Vix a 13,50, i rendimenti dei titoli di Stato leggermente saliti, ma sempre ampiamente nel range delle ultime settimane, con il decennale Usa al 4%, ben lontano da quel 5% raggiunto nel massimo momento di risk off».

E ora che succede? Ricomincerà il trend del dollaro di medio e lungo termine o si tratta del canto del cigno della divisa americana? «Osservando il dollar index, siamo di fronte a una possibile ripartenza su base settimanale con possibili target sulla trendline discendente che unisce i massimi visti nel settembre 2022 e dell’ottobre 2023 con una proiezione di 105-120 area, la cui rottura eventuale farebbe tornare il bull trend storico partito a maggio del 2021 con massimi visti a 114,80 proprio nel settembre 2022», aggiunge Berlinzani. «Il che vorrebbe dire un cambio euro/dollaro di nuovo sotto la parità con obiettivo al minimo già visto in area 0,9500. Ma è chiaro che sono, allo stato attuale, supposizioni. Prima andrà osservato l’eventuale test di 105-120 che significa un movimento di un 1,5% dai livelli attuali. A quei livelli si giocherà la partita cruciale e si capirà se il dollaro avrà la forza oppure no di violare questo livello critico, accompagnato dal massimo dell’ottobre 2023 di 107», precisa l’analista senior di ActivTrades. Di conseguenza, almeno nei prossimi giorni, dovremmo, in linea teorica (e condizionale sempre d’obbligo) assistere a un rafforzamento del dollaro almeno fino ai livelli di resistenza richiamati, dove probabilmente si giocherà la partita tra le posizioni long e short di medio termine.

Sfruttare risalite fino a 1,11/12 per comprare dollari Usa

Dal punto di vista dell’analisi tecnica, l'euro dollaro si muove in un trend laterale da circa un anno, all'interno dell'ampio range 1,05/1,1279. Nelle ultime settimane sta andando all'attacco della parte bassa del range. Con il mercato che sta progressivamente aggiustando le attese eccessivamente ottimistiche sul ritmo del taglio dei tassi da parte della Fed», indicano gli esperti di Websim, «confermiamo il suggerimento di sfruttare risalite fino a 1,11/12 per comprare dollari Usa in ottica di diversificazione e di prendere profitto nel range 1,06/1,05».

(riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO ILLIMITATO + MF GPT LIGHT
Accesso al sito, alle newsletter e il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + MF GPT PRO
Accesso al sito, alle newsletter e il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT

188,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)