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Sergio Ermotti
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Credit Suisse, dipendenti in fuga. Fino a 200 lettere di dimissioni a settimana

05 giugno 2023, 21:00 Ultimo aggiornamento: 06 giugno 2023, 10:43

I professionisti contesi dai concorrenti svizzeri e dai colossi esteri come Santander. Lunedì 12 Ubs completa il salvataggio   | Ubs completerà l’acquisizione di Credit Suisse già il 12 giugno. Probabile rinvio della pubblicazione dei risultati del secondo trimestre del 2023

Mentre Ubs accelera sull’integrazione con l’obiettivo di completare l’acquisto di Credit Suisse entro lunedì 12, la fuga di dipendenti dal gruppo di Zurigo salvato nel marzo scorso sta assumendo dimensioni imponenti.

Leggi anche: Ubs completerà l’acquisizione di Credit Suisse già il 12 giugno

Le dimissioni in arrivo

Secondo fonti finanziarie, ogni settimana il dipartimento risorse umane dell’istituto riceverebbe fino a 200 lettere di dimissioni. Il quotidiano di lingua tedesca Blick parla di 150 uscite al giorno, anche se la cifra viene ritenuta eccessiva. In ogni caso i numeri in gioco restano molto consistenti.

Già ad aprile Credit Suisse aveva dichiarato che «nell'ultimo anno il tasso di abbandono da parte dei dipendenti è stato più elevato» e che, solo nell’arco del primo trimestre, il numero di dipendenti a tempo pieno era sceso da 50.480 unità a poco più di 48 mila.

Le avance degli altri gruppi

A spingere i banker verso le dimissioni sono le incertezze sul futuro all’interno del nuovo gruppo, ma anche le avance che arrivano dai concorrenti. Santander per esempio ha assunto almeno otto banker ex Credit Suisse e ne sta corteggiando altri, secondo quanto riportato da Bloomberg. Qualcosa di molto simile è accaduto anche in Italia, dove Mediobanca ha strappato al gruppo elvetico sei top private banker, mentre Jefferies ha fatto campagna acquisti nell'area investment banking. Molto attive sono anche le banche svizzere che stanno provando ad approfittare della debolezza dell’ex storico concorrente per rafforzarsi sul mercato nazionale.

Ubs completa l’integrazione

Nel frattempo Ubs completerà l'acquisizione di Credit Suisse già lunedì 12, dando vita a un colosso bancario da 1.600 miliardi di dollari. Il completamento dell'acquisizione è soggetto all'approvazione da parte della Sec, l'autorità americana di vigilanza dei mercati finanziari, che deve dichiarare effettiva «la dichiarazione di registrazione delle azioni da emettere», e alla soddisfazione o alla rinuncia da parte di Ubs di «altre condizioni di chiusura rimanenti». Una volta completata l'operazione, le azioni e gli american depositary shares (ADS) di Credit Suisse saranno delistate dal SIX Swiss Exchange e dal New York Stock Exchange, ha precisato Ubs.

Nel frattempo Credit Suisse ha ritirato il proprio appello contro la Finma, l'authority finanziaria svizzera, per il controverso azzeramento dei bond At1 effettuato nell'ambito del salvataggio di emergenza da parte di Ubs. Il 19 marzo, giorno dell'annuncio dell'acquisizione, l'autorità aveva deciso di procedere con l'azzeramento di tutti gli strumenti At1 della banca. Una mossa su cui Credit Suisse aveva sollevato qualche obiezione. L'istituto riteneva, infatti, che la decisione non dovesse applicarsi ai cosiddetti Contingent capital awards, in quanto non erano stati emessi da Credit Suisse, ma erano stati assegnati da altre società del gruppo ai suoi dipendenti come parte del pacchetto di remunerazione.

Il 24 aprile Credit Suisse aveva inoltrato al tribunale una domanda di misure cautelari, accolta dai giudici a condizione che Credit Suisse impugnasse la decisione entro il termine di ricorso. L'istituto, tuttavia, aveva poi deciso di non presentare ricorso, ritirando la domanda. Finora sono arrivati 230 ricorsi contro l'ordine di azzeramento dei bond.

Intanto dal Dipartimento federale delle finanze è arrivato l'ordine formale di riduzione o di annullamento dei pagamenti dei bonus in sospeso per i dirigenti senior di Credit Suisse, in linea con il decreto del consiglio federale di aprile. (riproduzione riservata)



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