Olli Rehn torna a parlare di bond comuni per la difesa europea. Il governatore della banca centrale finlandese e consigliere della Bce ha spiegato che l’Europa dovrebbe mettere in comune gli investimenti nel settore, in quanto ciò ridurrebbe i costi, accelererebbe il processo e creerebbe nuovi asset finanziari che potrebbero rafforzare il ruolo internazionale dell'euro.
Un indebitamento comune per finanziare la difesa europea, nel momento in cui, tra l’altro, gli Stati Uniti hanno sospeso alcune forniture di armi all'Ucraina, inclusi missili antiaerei, potrebbe rafforzare le prospettive dell'Europa e dell'euro su due fronti: creerebbe un grande asset sicuro e liquido, necessario per il buon funzionamento del settore finanziario, e migliorerebbe le capacità di difesa, una necessità per qualsiasi gruppo che emette una valuta di riserva importante.
«La difesa è anche un'opportunità per creare un altro asset sicuro che potrebbe rafforzare l'architettura finanziaria europea», ha detto Rehn a Reuters. «Se riteniamo che la spesa comune per la difesa sia un bene pubblico, allora abbiamo bisogno anche di soluzioni comuni».
Transizione digitale, consolidamento della difesa comune, nuove infrastrutture e calo demografico: sono «sfide ampie e significative ma alla portata del nostro Paese», ha commentato il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, durante il suo intervento all'assemblea dell'Ania, ricordando il contesto di «forte incertezza».
Quella di raggiungere il 5% della spesa per la difesa «è una decisione di tutto il governo», presa con il ministro Giorgetti, ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, prendendo le distanze da alcune dichiarazioni di esponenti leghisti che hanno definito «insostenibile» il raggiungimento dell'obiettivo del 5% in spese per la difesa.
Banca Akros ha già incluso nelle sue stime una spesa media per la difesa dell’Ue pari al 3% del pil da raggiungere entro il 2032. Secondo la sensibilità stimata dal colosso italiano Leonardo, «se il target del 5% del pil venisse confermato, ciò potrebbe implicare un aumento del 25-40% delle nostre attuali stime sui ricavi per il 2032 e, assumendo una leva operativa moderata, un incremento del 30-45% degli utili rispetto alle attuali previsioni per il 2032», ha valutato Banca Akros.
Banca Akros ha confermato il rating neutral e il target price a 52 euro sul titolo Leonardo, in rialzo dello 0,71% a 45,71 euro a Piazza Affari (-5% il 1à luglio). Rheinmetall (+0,97%), Thales Aerosp. & Defence (+0,76%), Airbus (+1,59%), Safran (+0,79%) e Rolls-Royce (+0,89%) stanno al passo. Piatta solo Bae Systems (+0,05%). (riproduzione riservata)