È scontro tra Consiglio e Parlamento Ue sul piano di riarmo. La Commissione Affari Giuridici (Juri) ha chiesto alla presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, di presentare ricorso alla Corte di Giustizia contro gli Stati membri.
A fine aprile gli eurodeputati avevano già criticato all’unanimità il procedimento scelto dalla Commissione e avallato dal Consiglio, che ha approvato i 150 miliardi di prestiti per la difesa (Safe) scavalcando il Parlamento Europeo.
L’escamotage è reso possibile dall’articolo 122 del Tfue, già adottato durante la pandemia per dare il via libera al Next Generation Eu. Ma in questo caso la Commissione Juri, che ha deciso a porte chiuse con 20 voti a favore e solo tre astenuti, non ha ravvisato le stesse ragioni d’urgenza anche per la difesa.
Per evitare lo scontro Metsola aveva inviato una lettera alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per chiedere spiegazioni e convincerla a cambiare strategia, anche perché l’Europarlamento si era espresso a favore del piano di riarmo in una risoluzione non vincolante. L’appello però non ha avuto effetto e ora la politica maltese sta aspettando il documento che la Commissione Juri scriverà per motivare la sua richiesta.
Dopo averlo letto Metsola avrà tempo fino al 21 agosto per decidere se rivolgersi o meno alla Corte di Giustizia, ma l’eventuale ricorso non sospenderà Safe, approvato il 27 maggio. Il regolamento continuerebbe ad applicarsi in attesa della pronuncia dei giudici comunitari.
von der Leyen ha giustificato la base giuridica del piano di riarmo anche nella lettera con cui ha risposto a Metsola. Per la presidente della Commissione «lo scopo e il contenuto» del regolamento Safe, cioè la «risposta eccezionale e temporanea a una sfida urgente ed esistenziale», giustificano «pienamente» la procedura.
Secondo i socialisti di S&D, invece, «mettere da parte il controllo democratico non è una prova di leadership forte, ma una minaccia all’equilibrio istituzionale dell’Ue». Quello di Safe, inoltre, «non è un caso isolato, ma rientra in una chiara strategia di consolidamento del potere. Nel secondo mandato di von der Leyen, il Parlamento è stato trattato meno come un partner democratico e più come un ostacolo, con decisioni prese sempre più dentro circoli ristretti e considerando le procedure democratiche mere formalità». (riproduzione riservata)