Dieci grandi banche internazionali stanno valutando l’emissione congiunta di stablecoin con «focus su valute del G7». I dettagli sono ancora pochi. Non è chiaro in particolare se gli istituti emetteranno una stablecoin per valuta oppure una moneta digitale legata a un paniere.
In quest’ultimo caso gli istituti di credito tenterebbero una strada pensata (ma non realizzata) da Facebook con Libra. I regolatori globali hanno di fatto bloccato il progetto Libra a causa dei rischi sistemici dovuti all’emittente e alla possibile vasta diffusione dello strumento.
Stavolta dietro la stablecoin ci sarebbero grandi istituti finanziari: Banco Santander, Bank of America, Barclays, Bnp Paribas, Citi, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Mufg Bank, Td Bank e Ubs.
Le banche hanno detto di lavorare a «una forma di moneta digitale garantita da riserve che fornisca un asset di pagamento stabile disponibile su blockchain pubbliche, incentrato sulle valute del G7».
L’obiettivo dell'iniziativa è quello di «valutare se una nuova offerta da parte del settore bancario possa portare i vantaggi delle risorse digitali e migliorare la concorrenza sul mercato, garantendo al contempo la piena conformità ai requisiti normativi e alle migliori pratiche di gestione del rischio».
Non è stato precisato quali regolamentazioni saranno seguite. Le banche hanno solo detto che «il gruppo è in contatto con le autorità di vigilanza di ciascun mercato interessato e continuerà a tenere aggiornate le parti interessate man mano che il progetto procede».
Nel caso di una stablecoin legata a un paniere, ci potrebbe essere più diversificazione e in certi casi più protezione dall’inflazione rispetto a una singola valuta.
Resterebbe però da capire come avverrebbe la convertibilità uno a uno al paniere, più complicata rispetto al caso di una singola valuta. Un motivo ulteriore di complessità sarebbe dovuto alla presenza di istituti di credito soggetti a differenti regolatori.
Le banche stanno valutando soluzioni per non restare indietro rispetto alla concorrenza delle stablecoin legate al dollaro (come Tether e Circle) che oggi dominano il mercato.
In Europa nove banche si sono aggregate per creare una stablecoin legata all’euro. Si tratta di Unicredit, Ing, Banca Sella, Kbc, Danske Bank, DekaBank, Seb, CaixaBank e Raiffeisen Bank. A questo gruppo si vuole unire Citi.
Gli emittenti saranno banche vigilate dalla Bce che seguiranno i requisiti delle normative antiriciclaggio e quelli più stringenti del regolamento Ue (noto come Micar).
La stablecoin in euro, secondo il piano degli istituti, partirà nella seconda metà del 2026 e dovrebbe servire soprattutto come mezzo di pagamento cross-border, in grado di sfruttare i vantaggi della blockchain su tempi e costi. Un ulteriore ambito sarebbe l’acquisto di strumenti finanziari tokenizzati, come bond di aziende.
La stablecoin sarebbe rivolta soprattutto al mondo corporate e utilizzerebbe le principali blockchain (per esempio Ethereum e Solana). Si valuterà anche l’uso tra persone, legato soprattutto agli investimenti in altre cripto. Il progetto è complementare all’euro digitale, che avrà tecnologia e caratteristiche differenti e potrebbe diventare realtà da metà 2029.
Nel frattempo i maggiori rischi arrivano dalle stablecoin in dollari, come ha mostrato venerdì 10 ottobre la discesa di Ethena (il terzo strumento dopo Tether e Circle) a 0,65 dollari, quindi sotto il valore in teoria «stabile» di un dollaro, a causa di forti vendite sulla criptoattività. (riproduzione riservata)