«Questo è il momento di cautela: bisogna evitare ritorsioni, lasciare lavorare la diplomazia e sostenere concretamente le imprese». È questa la posizione che il presidente dell’Agenzia Ice, Matteo Zoppas, ha condiviso con MF-Milano Finanza dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe al 10% imposte dal presidente Usa Donald Trump, come sostituzione dei dazi precedentemente giudicati illegali dalla Corte Suprema americana.
Domanda. Presidente, come valuta la recente escalation dei dazi?
Risposta. Si tratta di sviluppi che seguono principalmente vicende americane: noi stiamo osservando e ricevendo i potenziali cambiamenti. Con un aumento dei dazi al 15% per tutte le categorie, salvo quelle per acciaio, alluminio e le le categorie ricomprese nell’articolo 232, in molti casi non ci sarebbero grossi cambiamenti. Il punto vero è capire se le tariffe si sommeranno alle altre già esistenti: su questo ancora non abbiamo certezze. Bisogna verificare bene i decreti attuativi.
D. Lunedì pomeriggio il ministro Tajani ha convocato una task force. Quali informazioni avete?
R. Il ministro ha richiamato tutti alla prudenza, cosa più che condivisibile. È fondamentale evitare ritorsioni, soprattutto in questa fase. La task force è stata convocata prontamente e ha dato una prima risposta alle imprese. Ci sarà un altro tavolo non appena avremo nuove informazioni, verosimilmente a breve.
D. I dazi sono uno strumento opportuno di politica commerciale?
R. Avere un dazio non fa mai bene. L’obiettivo deve essere scongiurare una guerra commerciale, non voglio neanche pensare a uno scenario di questo tipo. Ogni volta è un momento complesso per la diplomazia, ma bisogna lasciarla lavorare.
D. Che ruolo può giocare l’Italia?
R. Abbiamo un ministro degli Esteri molto esperto di dinamiche europee e una presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha costruito un buon rapporto con gli Stati Uniti. Questo sicuramente può avere un peso nelle trattative europee e nel ruolo che l’Italia potrà giocare.
D. Come si sostengono le imprese in questa fase?
R. Aiutandole a lavorare il più possibile negli Usa, ma allo stesso tempo cercando con loro alternative per i nostri esportatori: penso al Mercosur, all’India, ma non solo.
D. C’è il rischio che i dazi frenino una dinamica di export che finora ha tenuto?
R. L’export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 7,2% nel 2025, nonostante i dazi, seppure abbia rallentato negli ultimi mesi. È chiaro che se i dazi dovessero incidere ulteriormente, qualcosa rischiamo di perderlo. Il cambio euro-dollaro è un elemento cruciale da monitorare e un eventuale intervento europeo potrebbe essere utile per mitigare gli effetti. (riproduzione riservata)