L’Europa vuole accelerare in tema di integrazione dei mercati europei. Entro fine anno la Commissione Ue presenterà proposte su trading, post-trading, asset management, tecnologie Dlt e supervisione.
In quest’ultimo ambito, in particolare, si sta facendo strada la volontà di rafforzare l’Esma, l’autorità europea dei mercati finanziari, che al momento ha solo un ruolo di coordinamento tra gli organi nazionali come la Consob in Italia.
Il piano Ue, secondo quanto risulta a Milano Finanza, prevede di affidare all’Esma i poteri di supervisione per i maggiori gruppi cross-border nei settori delle borse, delle controparti centrali (Ccp), dei depositari centrali di titoli (Csd) e dei fornitori di servizi su criptoattività (Casp).
L’Esma rafforzata avrà come modello la Vigilanza Bce e l’Amla. In particolare si sta guardando all’esempio dell’autorità anti-riciclaggio per la governance: si pensa a un executive board di 5-7 membri e a un board of supervisors nel quale saranno rappresentate le autorità nazionali. Soprattutto all’inizio l’Esma lavorerà d’intesa con gli organismi nazionali.
Ci saranno gruppi di lavoro congiunti (joint supervisory teams): lo stesso sistema è utilizzato oggi nel Single Supervisory Mechanism, nel quale i supervisori Bce lavorano assieme a quelli nazionali, per esempio della Banca d’Italia. Il board of supervisors sarà informato delle azioni dell’executive board e sarà prevista una procedura di silenzio-assenso per le decisioni più importanti.
Le società di asset management non saranno vigilate dall’Esma che però avrà poteri aggiuntivi, lavorerà a una maggiore convergenza nella supervisione del settore e in certi casi potrà prendere decisioni vincolanti.
Inoltre, secondo la Commissione Ue, il finanziamento dell’Esma dal settore finanziario potrebbe aumentare fino al 50% del budget totale attraverso un sistema basato su commissioni. Saranno definite più avanti le soglie per definire se un’entità è grande abbastanza per essere vigilata dall’Esma.
Con il rafforzamento dell’Esma gli operatori europei, secondo la Commissione Ue, potranno avere una vigilanza uniforme: oggi le differenze normative causano arbitraggi, disincentivano l’attività transfrontaliera, aumentano la complessità operativa e provano incertezza legale. Il nuovo sistema dovrebbe consentire invece di rimuovere almeno in parte le barriere interne sui mercati unificando le regole.
Per il momento l’Ue resta comunque in una posizione di debolezza sui mercati finanziari, nonostante i molti interventi dei leader politici (da ultimo del cancelliere tedesco Friedrich Merz) a favore di una vera Unione dei Risparmi e degli Investimenti, il nome con cui fino a poco tempo fa veniva chiamata l’Unione dei Mercati di Capitale.
Il mercato europeo, se davvero unificato, avrebbe le dimensioni per competere a livello internazionale. Ma oggi esistono solo mercati finanziari nazionali, troppo piccoli e frammentati. In Europa ci sono 314 sedi di negoziazione, di cui 119 mercati regolati, 165 Mtf e 30 Otf. Le infrastrutture di post-trading includono 14 casse di compensazione e 25 depositari centrali in titoli.
La frammentazione causa inefficienze e deflussi verso gli Usa. Perciò il mercato Ue deve essere ridisegnato, secondo la Commissione Ue. Anche nel risparmio gestito ci sono 30 mila fondi Ucits e 1.680 società di gestione in Europa con una dimensione media di 420 milioni per fondo, rispetto ai 3 miliardi in media negli Stati Uniti.
Il potenziamento dell’Esma è così solo una parte della strategia sulla Savings and Investments Union. Un altro pezzo è stata la comunicazione sui conti di risparmio e investimento (si veda MF-Milano Finanza del 20 settembre).
L’obiettivo finale di Bruxelles resta quello di convogliare l’ingente risparmio europeo delle famiglie verso le imprese dell’area, evitando un deflusso significativo verso gli Stati Uniti.
Nel frattempo però l’Ue resta ferma sulla proposta che avrebbe il maggiore impatto sull’integrazione finanziaria, ovvero l’avvio di un ampio mercato di titoli comuni europei. (riproduzione riservata)