Le concessioni balneari devono andare a gara. Senza ulteriori rinvii, senza scorciatoie amministrative. È il messaggio netto che arriva dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che torna a intervenire su uno dei dossier più controversi del demanio pubblico italiano.
In una segnalazione inviata alla Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano e all’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci). l’Autorità boccia l’ennesimo ricorso alle proroghe generalizzate delle concessioni marittime, lacuali e fluviali a uso turistico-ricreativo.
Secondo l’Antitrust, l’ennesimo slittamento delle concessioni fino al 2027 – e in alcuni casi al 2028 – non può essere qualificato come proroga “tecnica” poiché in molti casi mancano bandi, cronoprogrammi e manca soprattutto la volontà di aprire il mercato. Il risultato è una proroga generalizzata che favorisce i concessionari uscenti e congela l’accesso ai nuovi entranti, in contrasto con il diritto europeo e con l’articolo 12 della Direttiva servizi.
Nel mirino dell’Autorità finiscono anche le regole delle future gare. I criteri disegnati dalla normativa italiana, secondo quanto emerge dalla segnalazione, rischiano di trasformare la selezione in una formalità. L’eccessivo peso attribuito all’esperienza pregressa, il riferimento alla concessione come principale fonte di reddito familiare e l’ampiezza della finestra temporale per riconoscere gli investimenti finiscono per non rispettare la par condicio.
Ancora più delicata è la questione dell’indennizzo al concessionario uscente, che a parere dell’Autorità «suscita perplessità sotto un triplice profilo». Anzitutto in quanto «la norma considera l’indennizzo come un “diritto” da riconoscere in ogni caso al concessionario uscente», in secondo luogo poiché «comprende il valore degli investimenti effettuati e una loro equa remunerazione» e in terzo luogo perché «individua una finestra temporale molto ampia come base di riferimento», gli ultimi cinque anni.
In pratica, se riconosciuto in modo automatico e generalizzato, l’indennizzo diventa una barriera all’ingresso: un costo certo per chi subentra, un vantaggio implicito per chi resta. Non a caso anche la Commissione europea ha segnalato il rischio che questo meccanismo scoraggi la partecipazione alle gare, alterando la parità di trattamento fin dall’inizio.
L’Autorità richiama anche il tema dei canoni, giudicati spesso non allineati al reale valore economico delle aree. Inserire una componente economica competitiva nelle gare potrebbe rafforzare la contendibilità, purché accompagnata da regole che tutelino l’accessibilità delle spiagge e i consumatori. Forte cautela, infine, sull’uso del project financing per assegnare le concessioni: il diritto di prelazione previsto per il promotore rischia di alterare l’esito delle gare e di ridurre ulteriormente la concorrenza. (riproduzione riservata)