Importante svolta per Coca-Cola: il passaggio dallo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio allo zucchero di canna. La decisione arriva a seguito delle pressioni dell’amministrazione Trump nell’ambito dell’iniziativa «Make America Healthy Again» (MAHA), volta a promuovere una maggior trasparenza e qualità nella filiera alimentare americana.
Il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato di aver personalmente discusso con Coca-Cola il ritorno al «vero zucchero di canna», e l’azienda ha confermato che presto condividerà i dettagli delle nuove offerte. Questa mossa si inserisce in un contesto più ampio in cui l’amministrazione ha spinto anche altri big del settore, come PepsiCo, a migliorare il profilo nutrizionale dei propri prodotti.
Tra l’altro PepsiCo ha annunciato oggi, 17 luglio, di aspettarsi un calo più contenuto dell'utile di base annuale proprio grazie alla ripresa della domanda per le sue bevande energetiche e per i marchi di bibite più salutari negli Stati Uniti. Il tutto dopo aver registrato un aumento a sorpresa dei ricavi nel secondo trimestre del 2025: +1% a 22,73 miliardi di dollari, rispetto alle stime degli analisti di un calo dello 0,99% a 22,28 miliardi.
Negli Stati Uniti Coca-Cola ha storicamente utilizzato sciroppo di mais, a differenza di quanto accade in molti altri mercati dove viene preferito lo zucchero di canna. Il cambiamento risponde a pressioni politiche e sociali, ma potrebbe avere anche implicazioni economiche rilevanti.
L’adozione dello zucchero di canna, più costoso rispetto allo sciroppo di mais, potrebbe incidere sui margini nel breve termine, ma potrebbe anche migliorare la percezione del brand in un momento in cui i consumatori mostrano una crescente attenzione agli ingredienti naturali. Inoltre, la Florida – Stato chiave per la produzione di canna da zucchero – potrebbe beneficiarne, mentre alcune lobby del mais prevedono ripercussioni occupazionali e industriali.
«Sostituire lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio con lo zucchero di canna non ha senso», ha detto a Reuters il presidente e ad della Corn Refiners Association, John Bode, e «costerebbe migliaia di posti di lavoro nella produzione alimentare americana, deprimerebbe i redditi agricoli e aumenterebbe le importazioni di zucchero dall'estero, il tutto senza alcun beneficio nutrizionale».
Il titolo PepsiCo balza del 6,9% a 144,7 dollari a Wall Street (capitalizza 183 miliardi di dollari), invece Coca Cola solo dello 0,67% a 69,74 dollari (capitalizza 298 miliardi di dollari). Ma è un’icona tra i titoli dei beni di consumo primari. È da tempo presente nel portafoglio della Berkshire Hathaway, la holding gestita da Warren Buffett, e vanta una storia incredibile di dividendi.
In particolare, la Berkshire Hathaway ha acquisito azioni Coca-Cola tra il 1988 e il 1994. Ad oggi possiede circa 400 milioni di azioni Coca-Cola, una delle sue scommesse vincenti. Riceve ogni anno 816 milioni di dollari in dividendi da queste azioni, acquistate all’epoca per circa 1,3 miliardi di dollari. «Ancora oggi, molto tempo dopo il primo acquisto di Buffett, Coca-Cola è un leader del settore bevande. Vanta un portafoglio diversificato, una presenza globale, forti capacità di ricerca e sviluppo, ed è in grado di consolidare il settore. Inoltre, attualmente sta ottenendo ottimi risultati», sottolineano gli analisti di Motley Fool.
Nel primo trimestre del 2025, la crescita organica delle vendite è stata del 6%, contro appena l’1,2% di PepsiCo. A questo si aggiunge una performance incredibile sul fronte dei dividendi. Infatti, Coca-Cola è uno dei dividend kings, con oltre 60 anni consecutivi di aumenti del dividendo. «Questo non accade per caso e le performance attuali dimostrano come sia riuscita a raggiungere questa élite», precisano a Motley Fool.
Se un investitore volesse un’azienda ben gestita nel settore dei beni di consumo, è difficile ignorare Coca-Cola. Ma c’è un piccolo problema: attualmente, il rendimento del dividendo è attorno al 2,9%, nella parte bassa del suo range dell’ultimo decennio, «un segnale che il titolo potrebbe essere costoso. Anche altri indicatori, come il rapporto prezzo/vendite, prezzo/utili e prezzo/valore contabile, sono vicini o sopra la media degli ultimi cinque anni. Non si può dire che Coca-Cola sia eccessivamente sopravvalutata, ma nemmeno che quota a prezzi di saldo. Comunque», concludono gli analisti di Motley Fool, «non c’è nulla di male nel comprarla ora e ottenere buoni risultati nel lungo periodo». (riproduzione riservata)